Il chip aziendale che divide la vita

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Una grande impresa sviluppa un impianto cerebrale per i dipendenti, in grado di separare la sfera personale e quella lavorativa nelle ore di ufficio: l’eccellente serie di Dan Erickson tiene alta la suspense con ritmo avvincente

L’equilibrio tra vita privata e lavoro è uno di quei miti del capitalismo contemporaneo che finiscono per scaricare sui singoli individui la responsabilità di far quadrare richieste inconciliabili: se hai un lavoro impegnativo e non trovi il tempo di andare in palestra o giocare con i tuoi figli, forse è colpa tua perché dovresti bilanciarti meglio. Uno dei punti di partenza di questo ideale è tracciare una netta linea di demarcazione tra il tempo del lavoro e il tempo personale, separarli il più possibile.

Scissione (su Apple TV+ dal 18 febbraio) prende l’idea alla lettera: in un futuro molto prossimo, una grande azienda ha sviluppato un impianto cerebrale che permette di scindere completamente la memoria lavorativa da quella personale. Mark S. (Adam Scott) entra ogni giorno in ufficio alle 9:00 e dimentica completamente la sua vita esterna, per poi uscirne alle 17:00 senza nessun ricordo della giornata trascorsa. Il pilota mostra per intero la lunga camminata dall’ascensore alla sua stanza attraverso i bianchissimi, labirintici corridoi dell’azienda, impostando sin da subito in modo efficace il tono da distopia satirica.

La sequenza immediatamente precedente aveva invece presentato il problema fondamentale: Helly (Britt Lower), nuova arrivata, si sveglia su un tavolo senza nessun ricordo personale, terrorizzata, condannata a vivere rinchiusa in ufficio per scelta di una versione di sé che è a tutti gli effetti un’altra persona. L’impianto del chip genera una nuova coscienza delle cui sofferenze, per lo più, le versioni esterne se ne fregano altamente.