Simbologia Esoterica nella Villa del Parnaso

L’articolo è un estratto di un lavoro inedito di Armando Mei, ricercatore e studioso di Egittologia Predinastica. Il lavoro è coperto dalla legge sul Copyright ed è vietata la riproduzione. La Villa del Parnaso si trova nella città di Torre Annunziata (Napoli), risale al 1700 ed è stata realizzata sui resti di un’antica villa romana del I secolo a.C..  Si ringrazia l’Autore per l’autorizzazione alla pubblicazione online in esclusiva per il nostro Blog.

L’argomento trattato ha la sua centralità nelle opere che sono state realizzate nella torre di Villa Parnaso, restituita al patrimonio cittadino nel 2017, la quale contiene una serie di manufatti realizzati nelle scale di collegamento al litorale oplontino, che dimostrano un passato ricco di storia, di cultura e di tradizioni che si collegano ai miti egizi e alla filosofia greca.

L’analisi delle opere e lo studio delle simbologie è un tema particolarmente complesso, poiché sono espressione del Mito Egizio del Culto di Osiride, collegato alla Filosofia Neoplatonica attraverso una lettura alchemica basata sui quattro elementi della Natura, secondo una dinamica connessa alle tre Leggi di base della Fisica: Elettromagnetismo, Relatività e quantistica.

Tuttavia, prima di analizzare le simbologie delle opere realizzate all’interno della Torre della Villa, vi invito a fare un passo indietro, spostandoci in Egitto, dove sono stati realizzati i monumenti più straordinari dell’antichità, ovvero le piramidi di Giza. Nell’immagine possiamo osservarli nella loro maestosità. Oggi non ci soffermeremo sulla storia di questi monumenti, ma li analizziamo da un punto di vista strutturale, poiché è dalla loro architettura interna che, nel corso dei secoli, si sono sviluppate le simbologie più significative che hanno fortemente condizionato le scuole alchemiche ed iniziatiche del Medio Evo, del Rinascimento fino agli inizi del secolo scorso.

 

Prendiamo come punto di riferimento la cosiddetta Piramide di Cheope o Grande Piramide, la cui distribuzione degli interni è molto importante ai fini della sviluppo delle simbologie. Sappiamo dalla Scuola Accademica che questo monumento è stato realizzato dal Faraone Cheope ed utilizzato come tomba del Sovrano. In realtà, in questi ultimi 30 anni, alcuni ricercatori, me compreso, hanno dimostrato che la Piramide non ha nulla a che fare con l’Egitto Dinastico, ma si riferisce ad un periodo molto più antico. Nella Teoria di Robert Bauval, basato sulla correlazione astronomica tra gli edifici e le stelle, questi monumenti risalirebbero al 10.500 a.C. Nella mia teoria, presentata alla Zayed University, ho dimostrato – sulla base di studi matematici – che i monumenti sarebbero stati realizzati in un periodo ancora più lontano nel tempo, e precisamente nel 36.400 a.C. Non entro nel merito della mia teoria, tuttavia, è opportuno sottolineare come questo edificio abbia fortemente influenzato le scuole di pensiero da quella Egizia a greco-romana.

Osserviamo la disposizione degli ambienti interni, notando che la piramide si sviluppa dal sottosuolo, con la Camera Sotterranea fino alla parte superiore del monumento, dove si trovano le cosiddette Camere della Regina e del Re, quest’ultima sormontata da un ambiente che viene chiamato Djed. Questo elemento architettonico ha assunto un’importanza straordinaria nello sviluppo del Culto di Osiride. Il termine Djed si riferisce al concetto di equilibrio e/o stabilità. Pertanto, possiamo dedurre che questo elemento chiave della costruzione abbia un retaggio che gli conferisce una funzione ben precisa. Ma equilibrio e stabilità rispetto a che cosa? Sappiamo che da un punto di vista ingegneristico, questo elemento, pur trovandosi all’interno dell’edificio, è completamente sganciato dal resto della costruzione. Nel senso che l’unico punto di contatto è con il soffitto della Camera del Re sul quale poggia. Le pareti, invece, sono separate dal resto della struttura. Questo elemento, connesso al principio di stabilità, ha suscitato non poche perplessità tra i ricercatori, poiché evidentemente, il concetto di equilibrio e di stabilità non si riferisce alla staticità dell’edificio, ma a qualcosa di più complesso. In ogni caso, osserviamo alcuni elementi fondamentali.

 

Dividiamo, innanzitutto, gli interni della Piramide in due parti, quelli che si trova al di sopra del livello della terra e quelli posizionati al di sotto. Possiamo notare che essi formano due triangoli, uno che tende verso l’altro e l’altro verso il basso. I medesimi triangoli, se collegati agli ambienti interni, determinano un punto parziale di sviluppo, posizionato nello Djed e nel pozzo della Camera Sotterranea. Da questo ripartizione otteniamo quattro triangoli, uno con il vertice in alto, l’altro con il vertice in basso, un altro con il vertice in alto e tagliato nel punto dello Djed e l’altro con il vertice in basso, tagliato nell’estremità inferiore del pozzo all’interno della Camera Sotterranea. Questi quattro triangoli, da un punto di vita simbolico, rappresentano i quattro elementi della Natura, ovvero, rispettivamente: l’Aria, la Terra, il Fuoco e l’Acqua. Perché, i saggi del passato hanno creato questa correlazione. Il triangolo con vertice in alto, punto verso il cielo, lo Spazio e quindi parte integrante di un’area aperta e quindi è immerso “nell’aria”; il triangolo con vertice in basso, è compreso nella Terra, è quindi facilmente intuibile la correlazione; il triangolo con il taglio in basso, si riferisce all’acqua. A questo proposito, dovete sapere che nel sottosuolo della Piramide esiste un insieme di condotti, in parte naturali e in parte appositamente costruiti, che ricevevano le acque del Nilo durante i periodi di piena. Ora, la spinta dell’acqua genera una pressione sull’area contenuta nei condotti, generando un fenomeno di ionizzazione, ovvero generando un fenomeno di aria elettrificata. Questo fenomeno è alla base del fenomeno scientifico, legato ai tre principi della fisica di cui abbiamo parlato (elettromagnetismo, relatività e quantistica) che giustificano il triangolo con il vertice tagliato in alto che rappresenta il Fuoco. Questo “fuoco” in realtà fa riferimento ad una forma di energia che veniva prodotta al suo interno. Dove troviamo la giustificazione a questa ipotesi. Esattamente nella Seconda Piramide, quella di Chefren. Nel 2012, nel corso di un mio studio su questo edificio, ho scoperto che i rapporti proporzionali di base e di altezza, restituisce, come costante, il numero 137. Ovvero, il numero che si riferisce alle quantità di rotazione dell’elettrone dell’atomo di idrogeno e che unisce le tre leggi della Fisica citata. Pertanto, il messaggio di conferma perviene direttamente dai costruttori del complesso monumentale. Da un punto di vista simbolico, abbiamo degli edifici che sono stati presumibilmente realizzati per espletare una funzione scientifica, i quali nel corso del tempo i sono svuotati del loro significato iniziale per divenire semplicemente dei simboli che esprimono i principi filosofici. Se, a questo punto, osserviamo la distribuzione interna delle opere realizzate all’interno della torre di Villa Parnaso, ci troviamo in presenza dei medesimi concetti espressi sotto forme simboliche diverse. Chi ha realizzato quelle opere conosceva perfettamente l’eredità teologica e filosofica proveniente dall’Egitto e dalla Scuola Alessandrina.

 

Vediamo come ne ha trasmesso i concetti: nella parte inferiore della Torre, esattamente nel sottosuolo, ci troviamo in presenza di tre elementi della Natura, visibili: ovvero la Terra (siamo nel sottosuolo), l’Acqua (la presenza di una vasca ne è la dimostrazione), l’Aria (ovviamente), il quarto elemento, il Fuoco, si può presumere, poiché per illuminare l’ambiente, nel settecento, c’erano sicuramente delle torce. Il visitatore che avesse voluto percorrere il cammino di conoscenza dei segreti dell’antichità, doveva partire proprio dai quattro elementi della Natura, nella parte inferiore della Torre. Per iniziare un cammino, bisogna varcare una soglia, rappresentata da questa meravigliosa opera ricca di significati. Innanzitutto, rileviamo la presenza del numero 3, della perfezione a cui deve aspirare il neofita. Ci sono tre porte e solo una conduce al piano superiore. Le laterali sono decorate con simbologie molto interessanti, dove dominano due colori in particolare, il bianco e il nero, simbolicamente espressione del bene e del male. Entrambi si generano da un punto, di colore grigio che è la sintesi di entrambi. Rappresenta, pertanto, un avvertimento a chi si incammina poiché i percorsi di conoscenza preservano sempre delle insidie se non li si comprende nella loro corretta forma. Quindi è necessario passare dalla porta principale, dove campeggia una fonte d’acqua, ovvero quella fonte o sorgente a cui si attinge l’Acqua della Vita.

 

Arriviamo al secondo elemento del percorso simbolico che il visitatore sta compiendo. Anche in questo caso, l’opera si distingue per la presenza del numero 3, ovvero i tre gradini che deve salire per entrare nella “Grotta”. Questa opera si ispira chiaramente alla cosiddetta “Caverna di Platone”, riproponendo un tema della filosofia Neoplatonica estremamente importante e collegato al Principio della Consapevolezza e al distacco delle cose materiali. E’ l’immagine dell’uomo che si innamora della propria ombra – che in questo caso si genera grazie al finestrone che campeggia di fronte alla fontana – che riflette l’ombra del visitatore nella Caverna.

 

L’uomo consapevole ha la forza di liberarsi dalle catene della materia, lasciando l’ombra e rivolgendosi verso la Luce per ricevere la conoscenza. Da rilevare la particolarità dei colori che caratterizzano l’opera, poiché non sono casuali. Questo colore, infatti, è un marrone – sintesi del giallo, rosso e nero – che simbolicamente rappresenta la completezza fisica e mentale. Inoltre, nella parte superiore, quasi ad indicare il prossimo obbiettivo, campeggia una conchiglia. Nell’antichità era simbolo di movimento, indicava i pellegrini che affrontavano il viaggio. Quindi è intuibile il riferimento alla necessità di affrontare il prossimo obbiettivo.

Si arriva infine all’ultimo elemento della sequenza, qui rappresentato da un maestoso richiamo all’Antico Egitto e, in particolare, al Culto di Osiride e allo Djed di cui abbiamo parlato. Anche in questa opera campeggia il numero 3. Ora osserviamo gli elementi che compongono questa fontana. La prima cosa che notiamo è la particolarità delle vasche che formano la fontana.

 

Ricordate lo Djed e il principio di stabilità ed equilibrio? Nell’uomo qual è l’elemento che confluisce stabilità? La Colonna Vertebrale… Ebbene lo Djed nell’antico Egitto è noto anche come Colonna Vertebrale di Osiride. Se osserviamo la singole vasche possiamo notare che la vasca inferiore è simile al primo anello della nostra colonna vertebrale, cosi come la centrale corrisponde all’anello della colonna all’altezza del cuore e, infine, la superiore che è molto simile all’anello in corrispondenza della pineale. In pratica, in questa fontana, è rappresentato il collegamento dell’uomo con il divino, l’Energia che scorre dalla Terra che attraversa l’uomo per collegarsi con lo Spazio che ci circonda che è fatto di energia. Il riferimento all’Egitto lo si ricava dal Triangolo in cui è inserita la fontana, il triangolo che rappresenta l’Egitto, le piramidi, ma anche l’Energia nella sua forma geroglifica. Inoltre, il triangolo è di colore nero, chiaro riferimento all’Egitto che è noto con il nome di El Khemè, ovvero la Terra Nera, ovvero Alchimia. La colorazione che ancora sopravvive al tempo, non è casuale, poiché è dorato e l’oro, sappiamo, è uno dei migliori conduttori di energia. Il tutto è racchiuso in due rettangoli che simbolicamente rappresentano la terra. Tuttavia, se osserviamo la parte superiore dove c’è la punta del triangolo, notiamo che la figura geometrica si divide, proprio come la Grande Piramide che è priva della punta. Questo elemento si collega allo Spazio e quindi al Fuoco della Conoscenza che, per gli alchimisti, era Energia.

 

Se la Torre di Villa Parnaso ospita queste simbologie così straordinarie, non oso immaginare quale fonte di ricchezza culturale poteva contenere la Villa stessa. Torre Annunziata nel XVIII e XIX secolo, era uno dei centri culturali più importanti d’Europa e non è un caso se, Wolfgang Goethe, una delle figure più illustri della letteratura dell’800, sia passato a Torre Annunziata.

Qui c’era una Scuola, ispirata ad antichi percorsi di conoscenza, che molto probabilmente faceva riferimento a quella costituita, nel 1776 in Baviera.

Comitato di Redazione

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