Castel del Monte – Uno Scrigno Esoterico (pt 1 di 3)

Ecce quam bonum et quam jucundum abitare fratres in unum … è l’incipit di un salmo, il 133 nella fattispecie. Più o meno dice: o quanto è bello e soave stare insieme ai miei Fratelli… non ho fatto riferimento al salmo come testo religioso ma come fonte storica: circa tremila anni fa c’è stato qualcuno ( in questo caso Davide in persona) che ha sentito la necessità di scrivere queste parole, di notare e far notare attraverso la scrittura la gioia insita nello stare insieme ai propri Fratelli ( ovviamente non parliamo di consanguinei).
Il Salmo continua dicendo che in quel luogo, dove i Fratelli si riuniscono, Iddio, il G.A.D.U. per noi , manderà la sua benedizione.

Quindi il sol fatto di mettersi in comunione con i propri Fratelli basta a conferire a quel luogo delle qualità sacrali,  delle qualità Teurgiche capaci di attivare in chi è li delle energie armoniche con quel centro che da fisico diviene centro spirituale.

In una parola un Omphalos.

Durante una Tornata contribuiamo ognuno in maniera differente a creare un’ anima comune, a creare un  Egreggore,  attiviamo noi queste particolari energie.  Ci sono dei posti in cui queste energie convogliano in maniera del tutto naturale, chi ha riconosciuto questi luoghi vi ha costruito un Menihr, un dolmen, ha scavato un pozzo sacro o più recentemente vi ha edificato un edificio di culto.

La zona in cui sorge Castel del Monte (CdM) è da sempre interessata da questi fenomeni: centinaia di Dolmen o Menhir esistevano a formare una rete energetica, una maglia teurgica tessuta verosimilmente al tempo di Stonehenge. Vicino CdM, a Sovereto, è ancora esistente un pozzo-grotta sacro forse coevo ai menhir che intorno a questo pozzo sono stati posti forse proprio ad indicarne il centro ideale.  Su questo pozzo i Cavalieri Templari in epoca più recente costruirono una piccola chiesa, e li sono ancora visibili alcune loro sepolture. Sepolture particolari visto che al fianco della croce templare portano inciso delle Tau. Forse erano dei templari appartenenti ad un particolare gruppo?

Ricordiamo che la Tau è un simbolo biblico. Essa è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico ed è presente nella bibbia sempre come segno di riconoscimento di uomini scelti dal Signore (basta leggere Ezechiele o L’Apocalisse di Giovanni). Il suo significato è Emeth che vuol dire Verità. Quindi Dio segna i suoi prescelti con la Verità. Vedremo come questa sia in profonda relazione con il soggetto della nostra ricerca.

Quando si va a visitare questo solitario maniero, appollaiato come un gigantesco falcone di pietra sul tondo cucuzzolo di un monte, impressioni confuse e domande si affollano nella mente:

Perché quel  perfetto ottagono è stato costruito proprio in quel luogo?

I centri abitati più vicini sono a più di quindici chilometri di distanza, e mano a mano che il visitatore si avvicina le suggestioni aumentano.

La solitudine del maniero diventa maestosa, se c’è il sole estivo la sua pietra calcarea dalla calda tonalità dorata assume una luminosità quasi confortante, ma se il cielo è plumbeo o la stagione inclemente, quel solitario gigante assume un minaccioso cipiglio, un aria quasi lugubre.

La suggestione del luogo, che sembra creato apposta perché quel maniero potesse essere costruito ed ammirato da ogni lato, il largo orizzonte che appare immenso palcoscenico per un superbo protagonista, la calotta semisferica del cielo azzurro, mettono in moto reazioni emotive e sensazioni che aumentano se si entra nell’edificio. Impressioni che creano un intrigante colloquio con il monumento.

Castel del Monte è forma simbolo che già al solo sguardo intesse un colloquio segreto con il nostro profondo Se.

E’ un monumento che non ha avuto la fortuna di portarsi dietro un congruo numero di fonti scritte che dicano tutto sulla decisione di costruirlo e perché, per farne cosa. E’ per questo che tutto si è detto: castello da difesa, castello di caccia.. perfino domus di epoca romana. L’unica fonte attendibile da poter essere letta è nella pietra, è il castello stesso.

Un prisma ottagonale con atrio centrale di egual forma con otto torrioni pure ottagonali ai vertici. All’interno ha sedici stanze a pianta trapezia, otto per ciascun piano tutte egualmente sontuose, munite di finestre e preziosi ornamenti scultorei. Alcune contengono grandi camini, tutte le aperture sono incorniciate da preziosa breccia corallina, sul pavimento vi era un ricco mosaico e le pareti erano adorne di marmo. Non vi è alcuna traccia di ambienti destinati a cucina o deposito di provviste, ne scuderie o sotterranei. C’era  solo una vasca monolitica in marmo , anche essa ottagonale, al centro del cortile.

Certo non era un castello difensivo (ampie finestre, nessun fossato o ponte levatoio etc.) nacque cosi l’idea, come detto,  che fosse una residenza di piacere o un castello di caccia voluto da Federico II. A Federico II il castello è infatti legato dall’unico documento che lo nomina: una lettera che l’imperatore inviò da Gubbio al giustiziere di Capitanata il 28 gennaio 1240 chiedendo la costruzione dell’actractus che alcuni tradussero in lastrico … quindi tetto. Conosciamo oggi questa lettera solo per i riferimenti ad essa associati durante i secoli: nel 1786  la pubblica un certo Gaetano Cercani. Quasi settanta anni dopo un tale Brèholles rilegge il registro e traduce actractus in astraco, 20 anni ancora e  un tedesco Bonemerr traduce astraco in estrich ossia lastricato ma già lui non si sente sicuro della propria traduzione e lascia tra parentesi la parola latina.

Durante la seconda guerra mondiale il registro originale va distrutto. Recenti indagini filologiche hanno rivelato che per actractus si intendeva verosimilmente indicare un recinto, non il lastrico. Se diamo tale valore a quella parola il castello all’epoca della missiva era sicuramente già terminato, si trattava solo di farne la recinzione.

In un manoscritto dell’archivio Addosiano di Bari un tale  De Marinis nel 1936, prima delle distruzioni apportate dalla seconda guerra mondiale, racconta di aver letto di una fiera guerriglia combattuta tra i bizantini e i ribelli pugliesi capeggiati da tale Rajca, parente e verosimilmente pronipote del Melo e assegna i confini del luogo della battaglia ai territori di Ruvo, Corato Andria e… Castromonte… Castel del Monte appunto.

Considerando che il Melo muore intorno al 1020 questo se confermato retrodaterebbe la costruzione del castello di qualche decennio. 1190 -1230 dunque. E’ il periodo in cui l’ordine monastico cistercense si installa sostituendo nella maggior parte dei casi i centri di preghiera prima benedettini. E’ il caso di Fossanova per esempio.

Tornando al nostro maniero è accertata la presenza prima della sua costruzione di una chiesa: “ santa Maria del Monte”. Santa Maria del Monte era benedettina ed è facile pensare che come era successo per la maggior parte dei centri benedettini in quel periodo venisse affidata anche essa alle “cure” cistercensi.
Generalmente la sostituzione di un centro sacro come una chiesa avveniva con un altro centro di culto, un’altra chiesa appunto… normalmente un castello sorgeva sulle rovine di un altro castello… questo è l’unico caso che mi risulti in cui un centro sacro ( una chiesa )  viene sostituito con un edificio laico ( un castello )… oppure no?

Oppure la costruzione di cui parliamo era nell’intenzione degli edificatori un edificio sacro, un luogo di culto?

Appare evidente dagli stilemi architettonici e scultorei usati una diretta connessione con le maestranze cistercensi: i costoloni non portanti che segnano le crociere delle volte, alcuni elementi scultorei sembrano identici a quelli di Fossanova (vedere tetto – torre n. 7) addirittura passeggiando per le sale del secondo piano dove panchine di pietra percorrono l’intero perimetro degli ambienti sembra di essere in una sala capitolare cistercense.

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Fr. Abulafia

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Bibliografia

Castel del Monte: Giorgio Saponaro ed. Adda
Il reale e l’immaginario: Giosuè Mosca ed. Adda
Un libro di pietra: Maria Letizia Troccoli Verardi ed. Adda
Una stella sulla Murgia: Aldo Tavolaro ed. Adda
I restauri tra leggenda e realtà: Giambattista De Tommasi ed. Adda
L’occhio rapace dell’obiettivo: Renato Rotolo Ed. Adda
Castel del Monte: Carl Arold Willemsen
Castelli Medioevali: Raffaele Licino ed. Dedalo
Castel del Monte scrigno esoterico: Aldo Tavolaro ed. Laterza
Castel del Monte e il segreto dei Templari: Aldo Tavolaro ed. Laterza
La Cabala e l’alfabeto Ebraico
Scrivere l’ebraico: Giancarlo Lacerenza
L’ Esoterismo cristiano: René Guénon