Relazione del Gran Oratore Ministro di Stato del Rito Antico e Primitivo di Memphis-Misraïm

10° CONVENTO NAZIONALE
SOVRANO SANTUARIO TRADIZIONALE D’ITALIA DEL
RITO ANTICO E PRIMITIVO DI MEMPHIS-MISRAÏM

RELAZIONE MORALE DEL GRANDE ORATORE MINISTRO DI STATO

Alla Gloria del Sublime Artefice dei Mondi.

Serenissimo Gran Ierofante, Sublimi Principi Patriarchi Grandi Conservatori, Ill.mi Grandi Ispettori Reg.li, Ispettori Prov.li e Presidenti delle Camere rituali, Carissime Sorelle e Fratelli di ogni grado,  gentilissimi e graditissimi Maestri Ospiti.

Questa è la prima relazione morale che pronuncio da quando nel 2009 fu riportato in Italia dal nostro Serenissimo Gran Ierofante il solo Rito Egizio Regolare in Italia. L’emozione sicuramente padroneggia il mio animo e le mie parole, come quando Alfredo mi comunicò, con un messaggio privato, che l’Operazione aveva avuto successo nel rispetto della Tradizione e alla presenza di tre Serenissimi Patriarchi 97° grado suoi Iniziatori che dissero la famosa frase “…vi restituiamo ciò che vi appartiene”.

Non farò alcun riferimento a fatti spiacevoli avvenuti in questo ultimo anno, non ci toccano, non ci ledono, non ci interessano…. Noi siamo Massoni della Terra di Misraïm e soprattutto ci rallegrano i numerosi trattati di amicizia e riconoscimento che altre Obbedienze hanno voluto stipulare con noi.

Nel nostro Lavoro di affinamento, Sorelle e Fratelli carissimi, abbiamo antenati e saremo antenati, siamo discendenti e avremo discendenti. Questo è il senso della Tradizione, ricevere e trasmettere. Nel gioco perpetuo dei Rituali, con le ripetizioni di tanto in tanto emananti qualche nuova sonorità, i significati e le vibrazioni imprimono moto ai cicli dello spirito, danno spinta alle spirali della Fraternità.

La nostra forza è unicamente nella qualità, nella univocità di intenti, nella saldezza interiore e nel rigore iniziatico con cui portiamo avanti il nostro cammino nella Luce, finalizzato alla fusione con la Divinità e al ricongiungimento dello Spirituale che è in noi con lo Spirituale che è nell’Universo. Nel nostro cammino non dobbiamo inciampare nei simboli, che vanno tenuti invece davanti agli occhi della mente come verità, modelli che occupino la nostra quotidianità, impegnino tutte le energie intellettuali per una crescita che dia forza e chiarezza.

Nessuno detiene la verità, lo sappiamo, ma è sufficiente soddisfazione ed appagamento avvicinarsi sempre di più ad essa, anche se di poco.

Essere Iniziati non vuol dire altro che essere individui coscienti, tesi all’unico scopo della realizzazione del Sé, all’incontro del proprio Io con il Sé spirituale. Non si possono servire due padroni, ed il Mondo Spirituale è un padrone geloso che non ammette compromessi, dubbi, incertezze o concessioni al Mondo della Profanità.

Forse non arriveremo mai a dirci parole definitive sul nostro prima, sulla nostra vita, sulla nostra morte e sul nostro dopo. Né affermare di non aver certezze ci mette in braccio all’oggi la necessaria armonia. Può essere necessario talvolta anche un benevolo e benefico rimprovero, una necessaria correzione, se uno ne resta ferito, è segno che in esso vi sono amore e sollecitudine, ma se il rimprovero gli passa sopra e non lo scalfisce, vuol dire che amore e sollecitudine sono assenti.

In un tappeto che venga scosso per levare la polvere, gli uomini saggi non vedono una battitura, bensì un segno di cura che in tal modo si manifesta. E comunque, se uno vede il proprio Fratello in difetto, sappia che quel difetto esiste anche in lui.

Il saggio non è diverso da uno specchio. Quel che vede nel Fratello che ha sbagliato è la sua stessa immagine.   Muovendosi, occorre camminare con la cautela di un sufi, concentrato soltanto sul passo che sta facendo, senza farsi distrarre dal panorama o dalla preoccupazione del passo successivo.

Poiché la Fratellanza ci permette di superare gli ostacoli e le ingiustizie della vita, occorre essere in grado di guardare negli occhi un Fratello senza provare turbamento, senza arrossire, in pieno rispetto. I nostri Rituali hanno forza sufficiente a creare in noi la certezza che si è partecipi degli stessi principi e delle stesse energie che ci fanno crescere e camminare sulla stessa strada solitariamente in compagnia, ma sereni.

Sarà opportuno crescere a tal punto da avere all’interno di noi, non solo esternamente, il carico dei segni che portiamo addosso con gli addobbi e le insegne che ci sono propri. Salendo nei Gradi, non vi è aumento alcuno di un qualche potere, ma soltanto accrescimento di servizio da rendere. Siano il linguaggio per chi ci vede atto a esaurire il significato e il valore dei segni interiori. Siano la rappresentazione delle qualificazioni interiori di ognuno di noi, capaci di dare un’armonica dimensione di quel che siamo in unione di spirito e in stimoli di vera Fratellanza.

“Io sono questo!”, dicono le insegne che indossiamo come simbolo del nostro grado e occorre essere quello, inutile esibire insegne che non rispecchiano la condizione interiore di chi le indossa. Liberi da preoccupazioni profane, si sperimenta allora, e solo nel vivere in pieno il Rituale, Parola dopo Parola, così come è concepito e steso, che quel che si dice ha senso logico, efficacia operativa. Ci si rende conto che niente è affidato al vento, ma tutto è consegnato al fiato in sostanza di spirito. Solo allora i nostri strumenti di Lavoro e le nostre insegne aderiscono al loro profondo significato e la parola pronunciata o il gesto compiuto sono mattoni e malta validi alla costruzione del Tempio.

È così che si realizza il nostro destino di iniziati dediti al costruire, dedicati alla continua demolizione del dubbio presenza che ci affligge, della quale dobbiamo occuparci, senza preoccuparcene.

I Liberi Muratori sono tenuti a contribuire alla soluzione dei problemi che affliggono l’Umanità. Pur lavorando solo con gli strumenti che la Tradizione ci porge, siamo capaci di adeguarci ai tempi in modo di fare le stesse cose in modo diverso. In seno alle nostre Camere non entrano i risultati della scienza moderna o della tecnologia, i nostri strumenti sono primitivi, attengono alla nostra condizione di esseri umani.

A contatto con il Cosmo, ci muoviamo via dall’orologio del tempo e dalla dimensione dello spazio, coscienti però che la vita è un’altra cosa. Crescendo, possiamo favorire e procurare il progresso. Il prodotto della nostra vita massonica non è soggetto a invecchiamento o a cambiamento, come succede alle innovazioni tecnologiche.

Vivere in pieno le proprie iniziazioni, iniziare se stessi, significa dunque lavorare per migliorarsi al fine di rendere migliore il mondo.

In questi momenti di confusione, noi riceviamo conforto dal tenere gli occhi rivolti al Debir, non come facevamo da Apprendisti, appena ricevuta l’iniziazione, nel silenzio e nella fatica di sgrossare la Pietra, bensì da Maestri assidui nel Lavoro della ricerca di un contatto con il Supremo Artefice, parlanti per esprimere quei barlumi di verità che siamo capaci di cogliere e comunicare agli altri Fratelli. Misterioso è il conforto che ne riceviamo misterioso ed estraneo ai profani che non lo comprendono.

In questo mio intervento che è una Relazione Morale, di Morale si parlerà.

Che cosa è Morale, dunque, nella vita di un Libero Muratore, di una Sorella o di un Fratello dell’Antico e Primitivo Rito di Memphis-Misraïm?

La Morale è legata alla conoscenza, quella che ci permette di distinguere il vero dal falso, quella che ci indica la giusta, diritta via che ci fa stare nella realtà praticando giustizia e verità. La Conoscenza è madre della Morale, poiché ci procura i motivi per compiere certe azioni anziché altre.

Ci si muove allora partendo dal pensiero, che richiede l’intervento della volontà per finalmente compiere un’azione. È opportuno muoverci restando all’altezza degli ideali che nutriamo, migliorando i nostri rapporti con gli altri al fine di rendere migliore il nostro rapporto con il mondo. Morale è che il nostro bene e il nostro buon modo di vivere non depredi altri del loro benestare.

Le nostre radici sono mediterranee, e proprio per questo vale la pena ricordare quanto grande fosse la stima e la dignità che gli antichi sapienti avevano in Egitto in Italia in Grecia ed in altri magici luoghi della Morale, scienza che si occupa del Bene, ma alquanto trascurata nel mondo profano, e, fatto ancor più grave, negletta talora anche nel mondo della Libera Muratoria.

Volendo rintracciare ed esporre le ragioni di tale fenomeno triste e funesto, dovremmo parlare del Sensismo, teorizzato da alcuni filosofi, che ha ridotto tutti gli elementi più nobili dell’animo alla sola facoltà del sentire, apportando così tanto materialismo nella teorica e nell’umano operare.

Quando non vi è altro che senso, è naturale che ci si occupi solo della coltura e dell’appagamento di esso. Le idee di dovere e di virtù, di ordine e di giustizia non fanno che secondaria comparsa nella scena della vita, semmai vi si siano introdotte, e quasi a forza! In questo sistema l’interesse e il piacere devono essere tutto, in modo che abbiano dominio solo i beni che rispondono all’elemento sensitivo.

Se si parla di Virtù, allora, e spesso la si nomina, è per considerarla mezzo e non fine, strumento del raggiungimento della soddisfazione dei sensi. In tal modo la Morale non è regina, ma serva. Si parla allora di Eudemonologia, che è la trattazione intorno agli oggetti e alle ragioni della felicità, come a dire di felicità, ma non della Virtù. I sensi assopiscono l’intelligenza, evitando ad essa le fatiche da affrontare nel disbrigo della vita. Si arriva persino a schernire chi con le parole o gli scritti inneggi alla maestà della Morale.

Certo, essa è meno attraente del piacere, non lusinga quanto può fare una persona bella, sana e vigorosa, né fa innamorare di sé, se non pochi spiriti eletti. Certo, essa ha base sulle astrattezze, su operazioni squisitamente intellettuali, su elementi che non sono base solida alla formazione e alla vita di una scienza come è la Morale.

Ma un iniziato, come è il Libero Muratore, dovrebbe fare questo ragionamento fra il Me Libero, fenomeno individuale e finito, e il Sublime Artefice, sostanza assoluta e infinita, vi è un forte legame, che si realizza con la pratica del Vero, del Bello e del Bene e tale pratica non può essere disgiunta dal Sublime Artefice dei Mondi.

Afferrare la realtà per poter essere costruttivi e positivi non si fa solo con l’intelligenza, quindi con il pensiero, con una semplice attività speculativa, ma anche con l’attività dello spirito e della volontà, le verità divengono allora morali, scendono nel campo pratico e grazie all’azione il Vero diventa … il Bene.

Queste verità diventano leggi della nostra volontà, alla quale, attraverso il dovere, si deve un obbligo assoluto. Esse ricevono legittimazione dal Sublime Artefice ed è in tal modo che a loro corrisponde una realtà, dunque una concretezza. Non si può costruire una Morale se non su principi che le diano consistenza. I principi discendono per emanazione, e per via della creazione, dal Sublime Artefice che solo li incarna nella nostra realtà, dentro alla quale la nostra intuizione li avverte li trova e li realizza.

Fossimo puri spiriti, la sola verità ci basterebbe, ma legati a questo animale morente, questa fragile spoglia che noi siamo e dalla quale dipendiamo, il puro vero deve incarnarsi, avere un aspetto appariscente e attraente, affinché, convincendo la mente e commuovendo il cuore possa esercitare il suo benefico influsso.

Così formati, nelle varie Camere del nostro Venerabile Rito, riusciremo ad adattare i buoni principi ai bisogni del mondo profano, dove è necessario arrivi il nostro messaggio, dove è opportuno si divenga modelli di buon comportamento e sano operare. Ecco che la Legge Morale si unifica con il Sublime Artefice dei Mondi dal quale essa parte, da quell’Essere Supremo che nella Sua universalità abbraccia tutti gli uomini in qualunque stato e condizione si trovino.

Un giorno, quando io ed i Fratelli che hanno costituito il nucleo iniziale del Regime degli Alti Gradi e del Sovrano Santuario Tradizionale d’Italia saremo tutti all’Oriente Eterno, sarete voi, carissime Sorelle e Fratelli ad avere la responsabilità di mantenere vivo il Fuoco Perenne della Tradizione. Allora, forse, qualcuno di voi ricorderà queste mie parole e brucerà qualche grano di Olibano, Mirra, e Benzoino e un pizzico di zucchero per ricordare i Maestri Passati.

Che il cammino iniziatico da noi intrapreso abbia svolgimento nel vigore e nella bellezza al fine di raccogliere maggiori e preziosi frutti utili alla nostra crescita spirituale.

Ho detto.

Il Grande Oratore Ministro di Stato

Fr. NUN