Il “Dovere” fino al massimo sacrificio

Il “Dovere” fino al massimo sacrificio

in onore ed a nostra memoria, del Massone Tenente Colonnello Arnald Beltame, perito nel compimento del dovere il 24 Marzo scorso a Trebes in Francia.

Il Fratello Beltrame, si offrì ostaggio in cambio di una donna durante l’attacco terroristico di un membro dell’ISIS e ciò lo portò alla morte al suo posto.

Il percorso Massonico insegna, infatti, il compimento del “dovere” fino al sacrificio, in ogni circostanza ed a qualsiasi costo, senza pensare alla ricompensa ed ad essere soddisfatti solo dell’approvazione della nostra Coscienza, essendo il dovere e per i massoni inflessibile tanto quanto il fato.

Il “dovere” è la grande Legge della Libera Muratoria, esigente come la necessità, ineluttabile come il destino. La strada del dovere conduce senza dubbio alla Verità.

Voglio ricollegare questo gesto eroico di un Fratello Massone, nel compimento del proprio dovere, proprio a quel dovere cui il nostro percorso iniziatico ci chiama.

Avendo pensato più volte che la Massoneria fosse malata, quanto accaduto mi fa invece capire che i principi al cui rispetto siamo chiamati, se pur vecchi di secoli, sono tuttora più che legittimi ed attuali.

C’è allora da pensare che forse i malati siamo noi Massoni e non l’Istituzione ed i principi su cui si ispira il nostro percorso, che ci richiamano alla tolleranza e, conseguentemente alla disponibilità al perdono.

Credo che non si possa tollerare la continua e persistente disattenzione per quanto i nostri Rituali ci trasmettono, così come in alcuni Riti di perfezionamento massonico, che, sostituendo il Rituale di Maestro Segreto con quello di Maestro Perfetto, hanno soppresso il principio del “dovere”, così come, abolendo il grado di Maestro Eletto dei Nove, hanno soppresso il principio di “giustizia”.

Quei Rituali richiamano al dovere ed al lavoro introspettivo sulla vendetta. Allora mi domando: perchè non abolire anche il grado Templare (Cavaliere Kadosh)?  A cosa servono? Forse a richiamarci a doveri scomodi? Sicuramente è più semplice portare l’amore Fraterno su di un piano dialettico, ma ho imparato nel mio percorso (e di conseguenza nella vita profana) che sono i fatti quelli che contano, non le parole.

Negli anni del mio percorso Massonico, ho sentito Fratelli pieni di parole d’amore ed ho visto gli stessi sferrare micidiali pugnalate alle spalle dei loro stessi Fratelli.

Come possiamo considerare ancora questi Signori?  Possono essere dotati di grandi conoscenze, ma sicuramente non sono dei Fratelli, considerando per “Fratellanza Universale” i Principi che ci legano, piuttosto che l’amore espresso in pura forma verbale o la “convivialità profana”.

L’universalità Massonica non va intesa con un “vogliamoci bene intorno ad una tavola apparecchiata”, ma con una comunione d’intenti dettati dai nostri Rituali, con finalità ben più elevate rispetto a semplici e facili declamazioni di principi quasi sempre disattesi,

Per quanto mi riguarda, il Fratello Arnald Beltram è un caro “Fratello”, perito nel compimento del proprio dovere, anche se personalmente perfetto sconosciuto.

Ho provato una lunga e profonda emotività alla notizia del suo decesso, non solo per l’uomo, che come ho detto non conoscevo, ma soprattutto per la lezione che personalmente ho ricevuto, per quanto con il suo gesto ha trasmesso ad una intera comunità Iniziatica e spero che il suo atto contribuisca a scuotere le Coscienze di tutti i Fratelli (anche quelli meno attenti ai nostri doveri), a non disattendere mai, nonostante le avversità della vita profana, gli insegnamenti dei nostri Sacri Rituali.

Fr. Arpocrate

Hai trovato interessante l’articolo? Condividilo sui social o invialo in email.