Abstract dell’intervento dell’autore KUM NAIM al 3° Seminario Nazionale sulla Tradizione Unica e Perenne che si terrà a Napoli il 23 marzo 2019 presso l’Hotel Tiempo (Ingresso libero fino ad esaurimento posti).

L’alfabeto ebraico si compone di 22 lettere e la decima di queste viene detta YOD ed è, così come tutte le altre, di derivazione linguistica dell’arcaica espressione fenicio-cananea ed in parte dell’antico lessico egizio – specialmente sacerdotale ed iniziatico, che nel corso del tempo ne ha influenzato, sebbene non sia una lingua di ceppo semitico, la fonetica, la grafia ed il significato.

La YOD, commutando la propria vocale, da semplice lettera, diviene una parola concreta – YAD – che corrisponde alla valenza della lettera – geroglifico di “ avambraccio “, “ mano “ ma nella lingua ebraica ne assume una ulteriore e cioè quella di “ dito “ e specificatamente dell’indice con cui appunto si vuole indicare qualcosa, si ordina, si comanda.
Nella simbologia della Kabbalah la Yod s’identifica infatti proprio con la mano chiusa ad eccezione dell’indice ordinatore dell’Eterno, di Colui che ha creato tutte le forme con il pensiero, le lettere e la parola, con l’inizio archetipale del “ principio fisico “ : la creazione in ambito biblico, tradizionale di stampo ebraico, monoteistico essenziale e sacerdotale.
D’altro canto la Yod è la prima lettera del tetragramma sacro (YOD, HE, WAW, HE) in cui Moshè (Mosè) definisce il Creatore innanzi al suo popolo, di probabile derivazione dal verbo “ essere “: “ io sono, colui che sarò “ ma la cui pronuncia era conosciuta solo ai veri ed antichi iniziati e che ad essi stessi non era data la facoltà di dire se non una sola volta all’anno e ad una condizione e cioè che l’orecchio non senta il suono emesso dalla bocca: “ in quel giorno suonerà il grande shofar “ (trombe fatte col corno di ariete) perché nessuno possa udire ciò che non può essere ascoltato.

La YOD è la più piccola delle lettere ebraiche essendo essenzialmente un puntino lievissimamente modificato che assomiglia molto ad un seme rotondeggiante in fase primaria di germimazione ove sta per spuntare una radice verso il basso e un germoglio verso l’alto a simboleggiare l’origine della vita e la potenzialità del movimento ascendente e discendente ed è con essa, si dice, che ha dato origine, per trasformazione spaziale a 11 lettere ebraiche e che con la ReSH, per combinazione, a tutte le altre, eccetto 2 (samek e Kaf).

Secondo la mistica ebraica, dopo la grande esplosione dell’energia luminosa (il Big-Bang cosmico nella teoria moderna della creazione ?) le 22 lettere (scintille) che portano con sé l’energia dell’unità primaria, iniziarono a combinarsi fra di loro per ricostruire quell’unità impressa in ognuno di esse che doveva permettere loro di ristrutturare il sistema originario.
Questa attrazione naturale delle scintille introdusse la legge dell’amore come prima e universale legge dell’EIN-SOF (Colui che è senza fine) e dette una nuova struttura vibratoria alla luce infinita. Tra luce e tenebre le 22 lettere si addensarono e presero forma e la prima combinazione (TZERUF) avvenne fra la ALEF e la BET e nacque la parola AV, padre, portando, con la trasformazione, alla purificazione.

“Nel principio era la parola, la parola era con D-o e la parola era D-o. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei e senza di Lui neppure una delle cose fatte è stata fatta. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno sopraffatta “ (prologo di Giovanni – Vangelo), “ In principio D-o creò “ (fece) (genesi 1,1) : sono le antiche costanti del pensiero primigenio degli iniziati, archetipali, dell’inizio fisico, dell’idea, del verbo, del Logos, della Grande Opera cosmica, del grande mistero della vita.

Prendiamo ora in considerazione l’estensione della parola Y-O-D che è formata dalla Yod stessa (il punto), dalla WAW (la linea) e dalla DALET (la squadra formante un spazio o un compasso aperto a 90 gradi formate un cerchio e con esso una sfera). Il punto, morfologicamente, rappresenta l’origine, l’essenza, la condensazione di tutte le forze, l’Onnipotente stesso.
Simbolicamente e in ambiente iniziatico – esoterico la YOD, questo puntino leggermente allungato e inscritto in un triangolo equilatero, ancora oggi lo troviamo in alcuni templi come per esempio in ambiente massonico a simboleggiare il Grande Architetto dell’Universo, il Supremo Artefice dei Mondi. In geometria, il punto corrisponde ad una figura senza reali dimensioni la quale però spostandosi con moto uniforme lungo una superficie dà luogo ad una linea retta (la WAW) e da essa, per trascinamento, dà luogo alla superficie e alla sua porta ove ne accede (la DALET, lo stipite del portale, l’ingresso). Ma la DALET, che graficamente è rappresentata da una squadra, ruotando su se stessa fungerà da compasso chiudendo lo spazio bidimensionale che, per espansione su più dimensioni, permetterà di manifestarsi in sfera: lo spazio (quasi) infinito e con esso il tempo (quasi) senza fine (nella mistica ebraica solo l ‘ Eterno è, appunto, eterno e solo Lui è “ il senza fine “ in tutte le espressioni possibili). Quello spazio che l’Onnipotente, col suo infinito amore, limitando sé stesso e la sua infinita potenza, ha permesso la creazione del tutto (eccetto dell’Eterno stesso) concentrandola in un puntino immensamente piccolo ma nel contempo infinitamente grande in forza e bellezza: la YOD, la prima scintilla di luce.