Stonehenge tempio esoterico

Nulla è causale; e tu viandante smarrito nei rivoli della curiosità, potresti leggere, e forse pensare, di chi si pone domande. Nell’esporre l’opinione scaturita da un lavoro personale diviene basilare differenziare, o meglio specificare, la visione del dire (pensare), o del trascrivere (copiare). Trattare di esoterismo partendo da una realtà prettamente interiore, come riflesso di un sistema strutturato sulle orme del fato, quando si anela all’eterico pensiero sorvolando uomini e mondi di un io, risulta oneroso e particolarmente difficoltoso rivelare ciò che non si mostra.

Tu lettore interessato sarai un ipotetico interlocutore, con cui mi cimenterò nel piacere di rapportarmi sull’anelito comune di una attenzione chiamata desiderio. Queste righe vengono tradotte da una penna attraverso quell’analisi, oramai desueta, del “visita interiore Terrae”. Funzione cara a chi si appresta “fattivamente” al percorso iniziatico della Tradizione perenne, oltre la semplice didattica sbandierata alla massa di menti belanti al pascolo dell’effimero. Pertanto, non sarà d’uso una metrica verbale, o una dialettica ridondante di falsa retorica che tenta di ammaliarti e distrarti dall’ascolto di quei Sentieri interiori riflesso dell’Infinito tracciante le ataviche Vie dell’Iniziazione Reale. Sarà un tentativo dell’evadere da quel nozionismo puramente scolastico, creando un ipotetico rapporto tra noi pensatori e il Tutto.

Diligentemente l’essere umano si adopera, variamente e inconsapevolmente, all’esame dell’esistere. All’ombra del condominio temporale, uomini e speranze si perdono nelle miriadi illusorie di una ingombrante e densa supponenza mentale, mentre altre anime ammansite dal tempo inseguono il fascinoso demone di un quanto adulterato dall’ego. Nel panorama generale dell’oggi, l’approccio ad uno studio individuale si avvale comunemente del “copia e incolla” multimediale; evitando volutamente l’onere increscioso di sospendere la meccanicistica contorta del cerebrale, forte della ragione, per appropriarsi del proprio universo interiore sublimazione della natura. Animali per la terra, angeli per il cielo, fascinati dal peso di concezioni, prevalentemente psichiche, insorge innata l’intuizione, lieve ma insistente, di convivenze tra diverse stirpi di esseri animici. Scivola inerte la giostra del divenire, tra saltimbanchi e giocolieri, giullari e cortigiani, e sofferenti maestri del presunto vivere, tra piroette di parole e palle di monologhi appaiono all’ombra della ribalta i presunti iniziati al caduco momento. Ero un sogno, oggi sono pensiero. Lontani dal conoscere, lontani dall’anima, uomini senza ali, dimentichiamo che nella molteplicità esistente tutto l’osservato è sensibilmente vivente. Oppressi dal tangibile circostante chiudiamo gli occhi all’etereo mondo terrestre che alberga inerme, ma senziente.

Zodiaco di Dendera

Sosta in te, non guardare; ascolta il silenzio assordante della natura, osserva l’invisibile. Su onde latenti, indistinte frequenze, Elementi sconosciuti interagiscono come principi originali della comune simbiosi tra esseri di vario genere. Silenziosi, quasi anonimi, vivono ma non appaiono; non dicono, non palesano una appartenenza, sussistono solamente alla grazia incommensurabile dell’Infinito operando come anonimi Geni. Non esiste separazione, solo coesistenza tra ospiti e gestori del complesso sistema che è mondo. Siamo visitatori momentanei di uno spazio e di un tempo, ovvero: naturati nella Natura universale. Queste concetti, sospiri di una anima sospesa, scuotendo la coscienza, tendono a ricercare e ricreare il “conosci te stesso” come fondamento imprescindibile da tutte le nozioni o aspetti di un tempo, ma “sempre” restando storia della terra per le menti. L’opera esoterica si attua nell’intimità, o nel contesto rituale di Eggregore ove il molteplice si trasmuta come idea comune di intenti e comunione in seno ai convenuti. Universo e uomo, in totale simbiosi, si relazionano costantemente nell’Eterna Opera ove il poliedrico, sostanzialmente e formalmente indivisibile, si rigenera in quella concezione rapportabile ad un tutt’Uno.

All’ombra della psiche, alla luce del Verbo, perenne è la magia atavica delle forme, del simbolismo e delle parole. Ti stai chiedendo cosa è il linguaggio? Osservi l’esteriore traducendone all’istante il senso attraverso la cognizione razionale nell’uso di parole facenti parte di te, riconoscendoti come immagine, espressione vocale, coinvolgendoti nel convincimento mentale. Dall’etimo del “come” si traduce la specificità soggettiva, in quegli aspetti determinanti l’identità che diviene persona. Nel dilagare, perseverante, delle mutevoli variabilità pertinenti alla complessa sostanza formale, serve analizzare quell’aspetto difficilmente contemplato quale è la fonetica articolata del parlare. Nasce da un coito tra una cavità (bocca) e una lingua fluttuante, il Principio del Verbo tra Fuoco (1), Aria (2) e Acqua (3), per mutarsi in Terra. Mi domandi se il concetto arcano del senso di verità si nasconde nella propagazione sonora delle parole? Nei monogrammi di lettere assemblate, esemplificando una diffusione suscettibile del suono partorita da un individuo, si denota l’espressione codificata della struttura definita concreta, che rispecchia per noi l’effettiva consistenza dell’essere.

Nel dire, essotericamente parlando, non esiste verità oggettiva. Esistere → dal latino exsistere = ex → fuori – sistere → stare Semmai, proprio per le molteplici possibilità di interpretare il messaggio verbale da soggetto a soggetto, tra diversi idiomi linguistici, è concepibile ritenere la pronuncia, dei segni alfabetici attuali (grafia = forma), come alterazione del fondamento simbolico della ancestrale manifestazione primordiale. E’ altresì vero che ogni ideogramma, conseguentemente parola, nel modo in cui è articolata detiene l’essenza di un Eterno che si dipana come alito compresso di Entità variegate che secernano il flusso costante della creazione in atto. L’umano ha somatizzato, nel corpo e nell’anima, ciò che nel tempo è stato esposto all’ombra, per poi avvolgerlo completamente nella mistificazione della quantità. Di conseguenza, ritengo che l’espressione vocale, l’azione che segue il pensiero, racchiuda nel suo perimetro spazio-temporale le fondamenta di un palinsesto tangibile che sintetizza formazione e manifestazione all’alimentazione del soggettivo e dell’immaginario collettivo. Nell’ignoranza dilagante, l’abitudinarietà delle comunità si concretizza nel divenire funzionale agli scopi di dominio, mai confessati, edificati sui costumi di opinione dettati da religioni e politiche sociali. Ignari, sostanzialmente impreparati e manipolati, abbiamo sostato alla fonte delle religioni. Da sempre, per noi occidentali, l’io credo era, innegabilmente, assunzione di dettami sconosciuti e digeriti dal pulpito elevato di un sapere malato. Dai nuovi sistemi di comunicazione gli aspetti di “conoscenza” e scienza si propagano costantemente inducendo una rivisitazione delle teorie assimilate dai soliti “canali di informazione sociale”.

Alle porte del nuovo millennio è stata divelta quella porta di omertà che celava alle genti la giusta traduzione di quel testo sbandierato come “sacro” agli occhi dei fedeli. Non è possibile parlare di falsi. Non è possibile trattare tali righe come errori di trascrizione. Non è possibile perdurare nell’ignoranza storica e intellettuale. Nulla di particolarmente difficile o articolato, solo una rigorosa trascrizione del testo biblico evidenzia traduzioni falsate per deviarne il senso naturale ai malcapitati fedeli ignoranti. Sospinti dall’inerzia mentale, ancora oggi, è oltremodo oneroso dispiegare quale senso di reale è stato venduto per sottomettere menti e cuori di ciò che si è protratto nei tempi sotto l’egida delle chiese. Altri testi “sacri” raccontano di situazioni, principi, in modo analogo. Popolazioni diverse, culture lontane, collimano nel raccontare dei tempi in cui esseri estranei, arrivati dal cielo, davano apporto e leggi al fare dell’uomo terreno; quasi fossero dei. Supposizioni al riguardo? Trattando del “testo” in questione, quasi in modo banale, si innesta l’idea di trasposizioni alterate nel tentativo di vendere favole, manipolando l’invisibile indicibile. Le nostre radici di cattolici risentono della tradizione ebraica. Da questa genia “abramitica” si pongono le fondamenta del dogma monoteista, sicuramente di stirpe egizia. Seguendo le immaginarie narrazioni sulle vicissitudini del profeta Mosè è possibile ipotizzare il contesto in cui arcane entità abbiano generato, attraverso clonazioni il nuovo essere umano. Oltre l’aspetto organico scientifico, si svela una “dottrina” che rivela come il palinsesto dell’essere, e il suo divenire, siano inglobati in quella struttura alfabetica tradotta come simbologia grafica e sostanziale: come lettera e numero.

Ti stai domandando dove è possibile ritrovare un senso a queste teorie, dettate da sensibili e astratte emanazioni della Genesi?

Da sempre per occultare qualsiasi cosa è opportuno renderla non nascosta, ma visibile a tutti. Ogni dettame risente di una origine, di un aspetto evidente, e di una prospettica nascosta. Termini da tradurre con il lessico, l’etimologia, e attraverso sistemi analitici che risentono della conoscenza e saggezza della filosofia cabalistica. Nella espressività di alcune lingue si ritengono celati quegli idiomi primordiali in cui risiedono quei principi che esplicitano le “parole a costituire l’inizio della materializzazione del vuoto” (Moise Del Leon). Dal sanscrito: “Nada Brahama” → “il mondo è suono”, si comprendono analogie pertinenti utili alla comprensione della valenza causale del “verbo”. La scienza della cimatica definisce ebraico e sanscrito come vibrazioni sonore atte a rappresentare il soffio dell’Universo Dio, solidificato e incorporato nella forma della scrittura. Se l’evidente non è mai interessante, il richiamo dell’anima stimola curiosità e illazioni alle menti aperte al sensibile sentimento e bisogno di novità, e in questo caso di spiritualità. Nella molteplicità dell’esoterico interiore, tra profani saccenti e presunti iniziati, il risvegliato si accorda al sistema perpetuato ai posteri del sapere. Gli oscuri enigmi, competenti all’universo uomo, spaziano su tematiche che si basano su modalità pertinenti ai quei crismi primordiali in cui alberga, in modo occultato, come e quale siano le fonti iniziali nel concetto di oggettività nelle fasi di emanazione, creazione e manifestazione. Nel trattare di fenomeni paranormali (del tutto naturali) le tematiche variano dalla gnosi alla teurgia, per dire di magia (vedi re Magi).

Magia?

Domanda scontata, ed eventualmente da considerare in altra occasione. Dalla saggezza dell’antico Egitto, da altri popoli come ad esempio i Caldei, si delinea l’universo teorico iniziatico, poi introdotto in occidente attraverso le conoscenze acquisiste in oriente dai Templari. Osannata da pochi e denigrata da tanti nella massonica istituzione ritroviamo i cardini effettivi del messaggio sapienziale. Nell’idea si consacra l’ideale in cui uomini e donne si riuniscono per “edificare Templi alla Virtù e scavare oscure e profonde prigioni al vizio”. Perché “figli della vedova”? Ahimè! Tempi e uomini cambiano, perdono il desiderio, la spinta alla conoscenza del sé e della ricerca di quel organigramma definito esoterico sapere, per banalizzare con una erudizione schematica la scienza iniziatica. La mia introduzione non è casuale. Nello scritto precedente trattando delle Colonne poste all’ingresso del Tempio, evidenzio come: “Nel tentativo di carpire l’intimo del sé occorre determinare il nesso intermedio tra due Forze, cioè sottrarre → 10 – 2 = 8 → Khet ( ”.(ח Questo numero risultante, nel rapporto grafico di equilibrio armonioso, cela la spiegazione alla domanda. Le due entità numeriche nella loro naturale azione interagiscono per opera del “desiderio” in modo circolare, propagandosi, ricercando incessantemente la coniugo, l’incontro atto a generare il figlio della Terra, il ritrovarsi per riprodursi alla fase iniziale di origine: l’Adam Kadmon. Operando nella loro funzione, costantemente attiva, si incontrano in un abbraccio intersecandosi e creando una vescica piscis, o mandorla. La figura risulta rappresentazione dell’antro in cui il ri-nato all’intimità, attraversa il simbolico utero sito tra le Colonne, penetrando l’interiore, ricrea quelle peculiarità pertinenti alla matrice universale: la rivisitazione dell’uomo invisibile.

Quale è la funzione delle teorie esposte? Nel “conosci tè stesso” è contemplato il sunto dell’Universo. E’ possibile teorizzare, esprimere un parere contestuale ad una conformazione soggettiva di “parole”; sempre restando nei limiti del personale, rammentando la nostra genia, il palinsesto su cui si basa il micro cosmo uomo. Mondi vigili, animati, attivi su piani energetici eterei, sempre rispondenti nel percepire l’universo uomo. Adesso sarò io a porti una domanda: cosa sorregge il mondo? Non rispondi? Ti aiuto; cosa sorregge l’Universo? Quanto, quale, io sono, se non lettere della Terra e del Cielo. Tutto ritorna, si collega, al percorso dei Sentieri occulti. Siamo ancora all’ingresso del Tempio uomo, le Colonne spiegano, determinano, l’input iniziale del ritrovarsi nella multiforme solitudine di chi sa di non essere. Soggiace alla variabilità dei linguaggi, la forma, la sostanza, l’anima. Osserva la Colonna B, troverai riscontri e spiegazioni pertinenti al “conosci te stesso”, sempre collegate al sapere dei Maestri. Nella filosofia della Qabbalah è celato il segreto. Non a caso mi sono soffermato sul conoscersi in quelle caducità personali e mentali che determinano la propensione al sospiro della propria anima; per accompagnarti, ancora una volta, all’Ara su cui la Scintilla sospesa nel tuo Essere dice della Parola. Trattando, inizialmente, dei tre Elementi volutamente li ho numerati in sequenza: 1 , 2 , 3 (somma = 6) proprio per ritornare al fulcro ove il neofita dovrà non solo ritrovarsi ma identificarsi nel Tutto. Ove l’Indefinito si amplia e plasma nel riconoscere e riconoscersi tra Infinito e finito.

Tutto si riflette oltre quel muro dell’ipotetico finito che cela il Principio emanatore: la contrapposizione speculare ove l’animo si perde alla fonte dell’Unico divenire in cui l’io diviene noi. Sosti all’eremo del Dio, non sei e non sai ma pretendi. Esenti dal dire, liberi di spaziare, pesano l’oscurità dell’ignoranza nell’aspetto del volgo, dimenticando di essere figli della Luce. Amati per quello che sei, non per quello che dici. Dopo la sagra tanti bussano, tanti si intrufolano. La mia tavola è sempre imbandita. Offro il possibile: me stesso, la mia indole animica. Ma le mie sedie restano vuote.

L’ordine è equilibrio. L’equilibrio è armonia delle parti.
L’armonia è Amore del Sé e del Tutto.

Fr. Fratris