In questa epoca disorientata e disorientante non vi è nulla di più complicato che “orientarsi”. Qualsiasi sia la Via perseguita è fondamentale innanzi tutto  porsi dei riferimenti e per farlo bisogna “fermarsi”. 

Irretiti tra i ricordi di un passato confuso e le tensioni di un futuro incerto il solo atto del fermarsi è una impresa degna di coraggio e la sua applicazione è una scienza degna di studio.

Questa scienza è pura ricerca e la sua codificazione impone metodo e costante attenzione.

Presuppone di non accettare nulla a priori, qualunque sia la fonte dichiarata. Infatti per colui che ricerca una direzione accettare che qualcuno gliela indichi, sia esso un testo o un Maestro, è una azione da compiere con il supporto di grandi Virtù. La più importante la prudenza. Seguire una direzione, una Via,  vuol dire avere a che fare con concetti quali lo Spazio ed il Tempo ed occorre essere coscienti che noi siamo Materia agente in essi.

La materia, in questo la scienza e la filosofia sono d’accordo, è interpretata come coagulazione dell’energia sia essa prodotta dal Big Bang (pensiamo alla nota formula e=mc2)  o dall’emanazione dell’Assoluto. La materia diviene limite alla conoscenza, tutto ciò che non è immediatamente percepibile è secondo la scienza inesistente.

… non soltanto impariamo ad ammirare le ricche magnificenze di Dio, ma impariamo anche a discernere ciò che ci è permesso conoscere da ciò che sarà per sempre interdetto alla nostra penetrazione e sottratto alle nostre luci.

Ciò che sarà per sempre interdetto […] è la scienza del mondo […] Questo velo è posto sui nostri occhi perché l’opera della nostra emanazione essendo riservata esclusivamente a […] Nostro Padre la conoscenza del modo di quest’ opera deve essergli riservata pure. Se noi avessimo come lui questa conoscenza […] saremmo DIO

Il modo di percepire Dio è duplice. La parte non occulta è indagabile attraverso il funzionamento meraviglioso del creato e la danza prodotta dai suoi ritmi, è scandagliabile attraverso lo studio del quaternario e delle sue applicazioni , ma comunque Egli rimane nascosto, occultato, coperto da quel velo costituito proprio dalla sua parte visibile che agisce sui nostri sensi come una luce abbagliante che ci impedisce di guardare ciò che le sta dietro.

Almeno fino a quando ci affidiamo solo ai nostri sensi per conoscere …

Sua emanazione, il creato, dunque non è cosa a parte rispetto a Dio. Egli, il Divino, permea di se ogni atomo della materia.

E’ ancora il Logos creatore che separò le acque inferiori da quelle superiori a farsi vibrazione vivifica ed eterna in ogni aspetto della materia, è ancora il Me’ egizio posto come impronta divina, sigillum archetipale in ogni punto di questo piano orizzontale a suggerirci la presenza di un diretto contatto con la volontà creatrice.

Immersi dunque nell’eterno divenire della materia, accorgiamo in noi un forte desiderio di ritorno, di Reintegrazione perché come riporta Bhome:

Nessuna cosa può riposare in se stessa, a meno che non rientri da dove è uscita

Siamo “inconsciamente coscienti” che apparteniamo al Tutto. Le onde vibrazionali che ancora suonano in ogni parte del nostro essere sono le stesse che fanno cantare gli astri (Pitagora) e a noi non resta che ascoltare ed estasiati anelarne la provenienza:

Ti ringrazio Dio, potenza delle mie energie.
Il tuo Verbo tramite me ti canta.

Ci doni l’intelletto perché possiamo conoscerti, la ragione affinché ti ricerchiamo con le nostre indagini, l’intuizione affinché conoscendoti possiamo gioirne

Ti abbiamo conosciuto, o eterna durata di tutta la natura, ripiena del tuo pensiero.
Il tuo uomo proclama queste cose, attraverso il fuoco, l’aria, la terra, l’acqua, lo spirito

Avvertiamo in noi dunque una provenienza altra, un legame percepito aldilà dei nostri sensi ma solo con l’ausilio dello spirito, la quinta Alpha del Pentalfa, quello Shin ardente che brucia senza consumare (Esodo 3:1) e che, solo, è li a proclamare la Verità.

Ascoltarlo è già ritorno. Indagarlo è già conoscere la Verità.

Scorgerlo è già dotarsi di quel lume che come nella nona lama dei Tarocchi aiuta l’eremita a farsi luce nell’oscurità cosi’  ci è d’ausilio nel nostro viaggio di Reintegrazione , ci fa da ago magnetizzato per tracciare la giusta rotta per il nostro rientro in patria:

Come s’agitano nell’immenso universo e si ricercano queste anime innumerevoli, che sgorgano dalla grande anima del mondo! Esse cadono di pianeta in pianeta e piangono nell’abisso la patria  dimenticata

Il pericolo è non ascoltare questa Verità che pure grida forte la sua presenza.

Piangere nell’abisso la patria dimenticata” questo è il centro focale su cui concentrarci. Dimenticare la patria è pensare che nulla esista oltre il dimostrabile.

Siamo figli di una cultura positivista che questo ci insegna, è la parte oscura dell’intelletto a suggerirla e a promuoverla come unica verità. E’ il Materiale che promuove se stesso a unico Dio auto-creato e auto-generato e che in se ha l’unico scopo.

E’ l’ombra di Dio che proclama se stessa fonte di luce.

Dimentichi della patria si rischia di accettare l’Abisso per propria dimora. E’ una operazione di cristallizzazione che è ancora in atto e che più si completa più ci rende pesanti ed incapaci di volgere il capo in alto e li scorgere la Maàyan, la sorgente da cui discendiamo e verso cui deve essere impostato, fermo,  il nostro cammino.  Dunque è solo una questione di consapevolezza. Una volta assunta questa semplice verità diveniamo portatori del sacro, o meglio consapevoli portatori del sacro.

E’ quel “Sacro Intelletto” descritto nell’Asclepio, la scintilla divina di Sophia descritta dagli gnostici, la Neshamah ebraica, il Nous Greco o l’Atman induista.  Comunque lo si chiami è quel fuoco sacro che gelosamente dobbiamo custodire.

Eliminate le scorie saremo pronti ad essere reintegrati.

Sappiamo che la reintegrazione di tutte le creature, spirituali o materiali, è lo scopo ultimo della vera alchimia.

Tutte le religioni o le filosofie si sono affannate a domandarsi cosa fosse questa Energia che si diverte ad assumere infinite forme. Ciò che importa è comprendere che da essa tutto deriva, anche noi (ciò è palese anche per la scienza ordinaria).

In questa sede non importa tentare di comprendere quello  che le scuole ermetiche chiamano non a caso l’Inconoscibile, ma sapere che da esso deriviamo e ad esso aneliamo.

La Reintegrazione è possibile solo attraverso la scoperta e la conseguente  acquisizione di stati, di livelli di energia via via più alti.

E’ bene tenere presente che:

  • tutti gli stati, tutti i posti, rappresentano alternativamente un ottenimento ed una perdita
  • esiste una porta per entrare ed una per uscire e ogni porta ha una chiave
  • ogni porta è un limite ed individua un cambiamento di stato, ma poiché è un limite apribile o chiudibile, vuol dire che esistono mezzi , combinazioni o conoscenze che consentono di passarci attraverso
  • si possono variare i tempi di entrata, permanenza ed uscita da tali spazi. Con opportune tecniche si possono ridurre o dilatare tali tempi
  • a seconda dei livelli di coscienza individuale si possono raggiungere stati diversi che in seguito possono a loro volta essere trascesi.

Una di queste chiavi, forse la più potente è l’Armonia. Far vibrare in assonanza Microcosmo e Macrocosmo è sicuramente una via diretta all’acquisizione di stati di coscienza superiori. Al fine di ottenere tali risonanze è di fondamentale importanza conoscere i ritmi del proprio corpo e quelli  del cosmo.

Ma per “vibrare” bisogna prima “fermarsi”

Le tradizioni, soprattutto quelle orientali, hanno da sempre sviluppano lo studio di posizioni che potessero consentire all’uomo di ritrovare omologie con il tempio celeste.
Tali posizioni sono punto di partenza obbligato al fine dell’ottenimento di un punto di equilibrio fisico e psico-fisico. Pensiamo alla posizione del Faraone.

Ogni fenomeno ciclico, ogni vibrazione, avviene per l’oscillazione fra due polarità. Anche l’insieme Uomo può considerarsi oscillante tra due estremi: l’istinto animale e un altro che potremmo definire spirituale o angelico. Nel dramma della consapevolezza del distacco edenico, nasce la tensione spirituale che porta alla risalita. Ma il coinvolgimento dell’uomo con le passioni riprecipita lo stesso nella sfera istintuale.

L’uomo dunque alterna la coscienza fra questi due stati e… Vibra.  Nel far ciò emette il suo suono nel cosmo più o meno armonico.

L’ armonizzazione del proprio suono è possibile attraverso il respiro, la mente il ritmo e riconduce, correttamente modulato, la nostra onda nell’oceano universale. Ci sintonizza e ci identifica con L’Uno che noi siamo.

Luciano ci dice che l’uomo è capace di modulare tre stati di qualità spirituale crescente:

  • quello intimista della preghiera
  • quello penetrante della Magia
  • quello ineffabile prodotto dalla comunione del proprio stato vibratorio con quello di anime a se affini. Ed è ciò che tentiamo di fare “in catena”.

Assonanza vibrazionale fra microcosmo e macrocosmo si diceva.

L’universo ha innumerevoli motalità vibranti. Lo studio dei fenomeni naturali, interessi esso il nostro pianeta o la nostra galassia, ci ha portato a concepire un universo in cui la norma è la ciclicità.

La legge ciclica è presente ovunque: il ciclo giorno notte, quello stagionale, il nostro respiro etc.

Quando il Sole raggiunge il suo minimo d’irraggiamento si trova nella situazione di massima debolezza. E’ anche però carico al massimo per invertire la marcia ed iniziare a rinascere. Cosi’ pure nel solstizio d’Estate è al massimo di irraggiamento ma nella situazione di minima carica e quindi avviato ad una nuova fase discendente.

Quanto descritto a livello cosmico è detto dall’induismo il respiro di Brhama.

Così a livello cardiaco gli impulsi sono distanziati da pause e riposo, il sangue entra vecchio nel cuore come il vecchio Sole entra nel nuovo anno e come questo ne esce rinnovato dall’accumulo di ossigeno disponibile nei polmoni. Il coordinamento dei battiti del cuore con il ciclo respiratorio è utilizzato per accordare i cicli biologici a quelli Universali.

Lo yoga attraverso il Pranayama, il Taoismo attraverso la circolazione del respiro, la preghiera cristiana attraverso le pratiche di tipo esicasta, tutte le vie iniziatiche attraverso la meditazione, prevedono la stabilizzazione dei cicli del respiro in forma simmetrica .  Le fasi di inspirazione ed espirazione realizzano un ciclo che si ripete costantemente con la stessa “forma”. Questa forma se rappresentata su un piano cartesiano può assumere l’ aspetto di una ellisse.

L’osservazione delle geometrie del respiro, sviluppata in senso cosmico, porta a contemplare le stesse forme realizzate dalle orbite planetarie o comunque dai moti celesti anche su scala più ampia.

Uno dei mantra di più antica origine presente sia nel sistema buddista che in quello induista si basa su due sillabe Ham –Sah oppure So – Ham relazionate onomatopeicamente al suono del respiro, in ispirazione ed espirazione. Tale suono viene connesso ai cicli cosmici.

Prima che ogni speculazione di tipo scientifico o filosofica tentasse di indagare l’ Universo, l’uomo ha certamente percepito la ritmica del cosmo in maniera sicuramente più diretta.

Simila similibus dicono gli antichi, cosi’ in alto come  in basso dicono gli alchimisti.
E’ la legge dell’equivalenza delle forme dei cabalisti.

Nella sua disperata ricerca dell’ Assoluto l’uomo ha scoperto le leggi della similitudine. Il tempio umano è in grado di produrre una gamma limitata di vibrazioni ma omologhe a quelle cosmiche  e ad esse assimilabili.

Il respiro  oscilla tra due estremi, ispirazione ed espirazione. Il passaggio da uno stato all’altro  avviene in un solo, particolare, momento.

E’ cosi’ che la notte diviene giorno in un solo punto nello scorrere spazio-tempo  dove il giorno è notte e la notte è giorno. Un punto quasi atemporale di difficile identificazione. E’ l’unico attimo di quiete dove il tempo sembra non scorrere.

Qui è possibile un cambio di dimensione.

E’ come essere appesi ad un’altalena e tra la salita e la discesa  vi è un unico momento in cui si resta in quiete, fermi, immobili, è l’unico momento in cui il paesaggio si blocca davanti ai nostri occhi e tutto diventa più nitido e chiaro, è un momento magico dove la consapevolezza diventa un fatto vibrante.

Si ha quasi l’impressione di poter scendere dall’altalena senza alcun rischio, si scorge perfettamente  ciò che ci circonda e da una prospettiva inedita, è un momento conoscitivo privilegiato.

Ecco l’ affannosa ricerca di momenti simili, di non-luoghi, di momenti da vivere il più a lungo possibile dilatandone la durata attraverso le pratiche ascetiche. Ecco l’importanza dei solstizi, momenti in cui il Sole rimane “appeso” tra uno stato di minima potenza e quello successivo che porterà al suo massimo splendore o viceversa.

Plotino paragona il Sole all’intelletto e alla Luce, la Luna all’Anima la cui luce è solo un riflesso dell’Assoluto.

Plenilunio e Novilunio sono i momenti magici, visti sotto quet’ottica, tra cui la nostra Anima oscilla. Momenti propizi in cui è possibile focalizzare nitidamente il contenuto di essa, saggiarne il “colore” al fine di rimodulare le proprie frequenze oscillatorie a accordarle con quelle dell’Anima Universale.

Fr. Abulafia

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Bibliografia di riferimento.

  1. Luis-Cloude de Saint Martin – I numeri pag.22
  2. Frammento orfico
  3. Shurè – I grandi iniziati –pag.213
  4. Ambelain –l’alchimia spirituale- pag 131
  5. Boehme – Mysterium Magnum
  6. Claudio Lanzi – Ritmi e Riti