Copertina flessibile: 456 pagine

Editore: Createspace Independent Pub

Prima Edizione: 11 dicembre 2014)

Lingua: Italiano

ISBN: 978-1505317282

Nel XIX° secolo e per metà del XX°, si è registrata una corsa spasmodica verso l’Egitto, quasi come se dalle sue sabbie potesse emergere – da un momento all’altro – la Verità assoluta sul passato remoto delle Civiltà. La Campagna militare di Napoleone Bonaparte, tra il 1798 ed il 1801 – seppur ispirata da bellici presupposti – ha avviato un processo virtuoso, sfociato nella gemmazione di una nuova scienza: l’Egittologia. Ed è bizzarro notare come, l’unità carbonio che infesta questo pianeta, debba partire sempre da una guerra per iniziare proficui percorsi di conoscenza. Una pratica moderna che affonda le proprie origini nell’antichità, quasi come se fosse una peculiarità genetica ben impressa nel nostro DNA.

La “Gold Rush” verso l’Egitto ha consacrato veri e propri monumenti della novella scienza, quali Jean François Champollion, Bernardino Drovetti, William Flinders Petrie, Howard Carter, per citarne alcuni; ma – al tempo stesso – ha prodotto una sterminata scia di mercenari che ha depredato e devastato un territorio fertile di Sapere.

La corsa verso l’Egitto raggiunge il suo apice verso la fine degli anni quaranta, quando l’immaginaria curva sugli assi cartesiani, comincia inesorabilmente a tendere verso il basso, raggiungendo il proprio culmine nei nostri tempi.

Se non fosse stato per Robert Bauval e la sua Teoria della Correlazione – che ha dato il via ad una disputa da bar dello sport con Zahi Hawass, ex Sovrintendente ai Beni Archeologici Egizi – probabilmente oggi, l’Egittologia presenterebbe un encefalogramma, pressoché, piatto.

Perché questa battuta d’arresto?

Le ragioni sono molteplici, ma le più concrete possono riassumersi nella sensazione che, sull’Antico Egitto, debba calare di nuovo il Velo. Il feedback angosciante lascia presupporre che, quanto è stato narrato fino ad ora, sui misteri di questa civiltà, sia più che sufficiente… tutto il resto non conta.

In Egitto non “deve” esserci più nulla da scoprire!

Ed ecco che, come d’incanto, sull’Egittologia imperversano le inoppugnabili conseguenze dell’evoluzione delle società umane che si manifestano come virus impossibili da sconfiggere: il fondamentalismo islamico e la crisi economica.

Due piaghe che hanno ridotto ai minimi termini l’attenzione per le antiche vestigia dei Faraoni. Oggi, l’Egittologia è una questione per pochi intimi che ancora vivono per la ricerca. Eppure, sotto la sabbia del deserto, è nascosto ancora il 70% dell’antica civiltà nilotica. Restituire questi reperti all’umanità dovrebbe essere un dovere, poiché parte integrante della nostra evoluzione; eppure, si fa di tutto per troncare le radici della nostra specie, quasi come se, la Verità sul nostro Passato, fosse un pericolo per gli equilibri dei potentati dei nostri tempi.

Meglio se l’Egitto sia considerato come mera destinazione turistica ed i monumenti utilizzati come fonte di speculazione imprenditoriale, seppur celata dalla retorica passione per le meraviglie di questo splendido e bistrattato Paese.

Tutti corsero incontro alle catene convinti di assicurarsi la libertà”, sosteneva Jean Jacques Rousseau… e mai verità fu meglio sintetizzata.

La cappa che è calata sulla cultura – in generale – e sulle origini del nostro passato – in particolare – sono terrificanti. Sembra essere ritornati all’oscurantismo spagnolo che ha toccato il suo apice con Cortes e Pizarro, quando, con estrema perizia e diligenza, spazzarono via dalla Storia le meraviglie delle civiltà Mesoamericane.

Naturalmente, le modalità sono cambiate, nelle segrete stanze si lavora per creare le condizioni necessarie a rallentare, se non addirittura a bloccare, qualsiasi attività che si propone di rispolverare le origini dell’Uomo.

La sensazione forte è che l’instabilità politica internazionale sia uno strumento meramente speculativo, ma anche e soprattutto un modo per tenerci lontani dal cammino verso la Conoscenza.

La Mesopotamia ne è una testimonianza perenne. Fare ricerche in quelle aree equivale ad un suicidio, eppure stiamo parlando della terra che ha dato i natali alle moderne civiltà.

C’è una regia in tutto questo?

La verità è sempre nel mezzo, poiché se da un certo punto di vista è evidente – ma oserei dire, quasi tangibile – che ci sia una regia occulta che determina i nostri destini quotidiani, dall’altra c’è una forza invisibile che oscura la mente, restituendoci una realtà alterata. Ciò che gli occhi vedono non corrisponde a quanto il nostro Spirito dovrebbe sentire.

E’ così che ognuno ha agito, da addormentato, nel tempo della sua ignoranza, ed è così che conosce, come se si ridestasse”, recita un passo del Vangelo della Verità, tratto dai Codici di Nag Hammadi.

Ridestare le coscienze e comprendere quanto sta accadendo è un obbligo, seppur l’invito sia interpretato con sardonica ironia dalla collettività. Mi ritorna alla mente, un vecchio libro di George Mosse, dal titolo “La Nazionalizzazione delle Masse”, una chiara e precisa analisi di quanto sia stato opprimente e condizionante la politica di circonvenzione del partito nazista. Al punto che, la stragrande maggioranza del popolo tedesco, non si è mai reso realmente conto della deriva intrapresa. Oggi, non possiamo parlare di nazionalizzazione, ma certamente di un processo caotico che, prima o poi, sfocerà, per sua natura, in una forma di totale controllo.

Questo è uno dei motivi per cui la ricerca sulle origini è fondamentale, poiché è dal passato che si ricevono gli insegnamenti per affrontare il futuro.

Ed è proprio il lavoro di ricerca sulle civiltà antiche che favorisce la comprensione dell’evoluzione delle società umane nel corso dei tempi.

L’Antico Egitto è una dispensa alla quale attingere per intraprendere questo articolato percorso di Conoscenza. La Piana di Giza è l’Università per eccellenza, poiché in essa sono state racchiuse le Scienze, parte delle quali, ancora ignote alla moderna società.

Il Ciclo della Precessione degli Equinozi, ad esempio, è un fenomeno che i costruttori delle piramidi avevano già osservato, poiché la disposizione dei monumenti di Giza non è altro che un’immagine del cielo “scattata” nell’Era del Leone. La Precessione è la risultante di un movimento lento e continuo del nostro pianeta che, ruotando come un trottola sul proprio asse, fa cambiare l’orientamento delle stelle rispetto al punto di osservazione.

Il prodotto è un moto di precessione che compie un giro completo ogni 25.926 anni circa, durante il quale la posizione delle stelle cambia lentamente.

Pertanto, se i costruttori avevano integrato nel Progetto elementi di astronomia molto complessi, è inevitabile ipotizzare che lo Zep Tepi ha storicamente ospitato una civiltà avanzata e non agglomerati di esseri bipedi allo stato brado.

Quando tra i valori proporzionali delle Piramidi di Giza si scopre il numero dell’equilibrio tra Fisica Elettromagnetica, Teoria della Relatività e Fisica Quantistica, significa che, degli insegnamenti provenienti dall’antichità, abbiamo compreso molto poco. Soprattutto, quando ci si ostina a considerare quei monumenti come artefatti di un periodo in cui, neppure un miracolo divino, sarebbe stato sufficiente alla realizzazione manuale dei monumenti, da parte delle popolazioni del tempo.

Quando si scopre che la disposizione dei monumenti sulla Piana di Giza è una rappresentazione del cielo, significa che gli autori possedevano conoscenze che vanno oltre gli empirismi ascritti alle popolazioni dell’Antico Regno, da parte degli accademici.

Quando si scopre che il Progetto Unitario della Piana di Giza contempla non solo le Piramidi e la Sfinge, bensì altri monumenti correlati alla Volta Celeste, si comprende che la visione del tutto, propria dei costruttori di Giza, non è un assioma ma un’evidenza procedurale ampiamente dimostrata e dimostrabile.

Quando si scopre che la funzione della Grande Piramide è incentrata sull’interdipendenza dei tre principi primi della fisica ed è generata da processi alchemici, vuol dire che ci si trova in presenza di una Civiltà che dominava la Natura utilizzandola – e non sfruttandola – per i propri fini.

Quando nella lettura dei valori numerici di ciascuna piramide, si rilevano dei principi in intima correlazione con i significati più reconditi degli Archetipi – il cui senso restituisce attualità scientifica alle Tavole Sumere tradotte da Sitchin sulla nascita dell’Homo Sapiens – significa che gran parte di quanto destinato alla Mitologia è, in realtà, pura Storia.

Questi sono alcuni dei risultati che ho conseguito in questi ultimi quindici anni trascorsi sul campo, cercando di trovare una logica ai misteri della Piana di Giza e all’origine della nostra civiltà.

In Egitto c’è ancora molto da scoprire.

Dobbiamo imparare a correre nella direzione opposta a quella intrapresa, per liberarci dalle catene e ascoltare il nostro sé interiore. E’ l’unico modo per rispondere alle classiche domande sulle nostre radici.

Le risposte sono già scritte nella pietra, dobbiamo solo liberare la mente e leggerle nella loro corretta sequenza.

Questo libro si propone come un semplicissimo ed umile strumento di supporto, al fine di restituire al lettore gli elementi di base, necessari per proseguire un proprio percorso di conoscenza, poiché è grazie all’integrazione delle esperienze dei singoli che nasce la vera Consapevolezza dell’Uno.

A tutti voi, buona lettura.

La Redazione