Intervento di Carlo di Sangro al 3° Seminario Nazionale sulla Tradizione Unica e Perenne svoltosi a Napoli il 23 marzo 2019.

Oggi celebriamo il decennale del ritorno del Rito in Italia ed è quindi sentitamente doveroso ringraziare i fratelli d’oltraAlpe ed altrove che ci hanno dato quest’opportunità. Nell’ambito dei ringraziamenti non si può non estendere questi al Fratello Alfredo Marocchino che nel raccogliere ed alimentare le fiamme ha profuso spasmodico impegno ed amore. È pur vero che ha avuto per lungo tratto validi partecipi, ma lui è qui ed altri camminano su strade diverse. Ritengo estremamente significativa l’intuizione di celebrare questa ricorrenza qui a Napoli città che vanta tra gli altri anche questo primato storico culturale ed intellettuale. Tollerate per piacere questa botta di campanilismo e fatemi ricordare che è qui che il Rito è nato in ricodifica essenziale. Qui è stato custodito ed è qui infine che si è più sofferto per esso.

Principe Raimondo di Sangro

L’amore per questa Tradizione, che siamo certi in questa città ulteriormente si consoliderà oltre i già significativi passi, ha visto il sacrificio in primis di Raimondo di Sangro. Il principe si sacrificò per esso economicamente e gli studi da questo orientati provocarono la sua dipartita. non possiamo non raccogliere la sua testimonianza di uomo e fratello non possiamo non considerarlo il maestro passato e fare in modo che la sua luce sempre rifulga.

Sua Eccellenza si muoveva ed agiva in un contesto storico e politico di grandi cambiamenti e nel contempo grandi tensioni. La fratellanza ha sempre suscitato da parte dei profani tanto interesse ma anche tanto timore. Spesso interessi tanto male indirizzati quanto ben riposti i timori. L’amore per la libertà la fratellanza e l’uguaglianza è sovente più pericoloso di un esercito in armi. È tuttora così. Uno degli esponenti di spicco della mia casata sapevo… Sapeva quanto quanto c’era da sapere sul suo sangue e della via che questo aveva bagnato lungo i secoli. Il primo appellativo al nome che la stirpe ha avuto era Sanguini e già al tempo si celebrava una certa sacralità in merito. d’origine borgognona era già nota illo tempore, già appellata come “Stirpe Universale”. Auto accreditamento? Può essere, ma perché altri ambiti non meno blasonati accettino e riconoscono ciò qualche motivo deve pur esserci.

Ciò accade quando chi deve sapere sa. Sua Eccellenza custodì e tramandò il Rito. Lui e non altri. Non altri le cui azioni riportate in storia e tanto ripetute da diventare reali si svolgono con movenze non contestualizzate e non plausibili. Gli incontri ed i contatti fra le persone, nel ‘700, seguivano rigidi protocolli, scanditi, fratellanza o no, da ancor più rigidi cerimoniali. Taluni rapporti risultano quindi inverosimili, almeno per come sono descritti.

Ritenete che un nome già noto come truffatore potesse chiedere udienza e discutere con un Principe sì illustre così come se nulla fosse?

Ci sono delle ipotesi più o meno argomentate sul come il Rito possa aver lasciato Napoli per poter essere meglio tutelato visto il clima non favorevole. Theudy, i Benarride… tutto lecito e, fino a prova contraria, accettabile (la storia fa brutti scherzi). Vorrei però proporne un altra.

Fino alla fine della prima metà del ‘700, a Napoli, un colto gesuita fu costretto a lasciare la città perché accusato di aver intrattenuto una liason con la moglie di un aristocratico. Tanucci si era quindi immischiato in una banale storia di corna? La vita del Gesuita era quindi in pericolo e questi riparò in Svizzera. Durante questo agitato periodo ed oltre, l’intraprendente uomo di chiesa intratteneva uno stretto rapporto epistolare con Sansevero. Tale episodio è venuto alla luce non molti anni fa allorquando una delle epistole capitò nelle mani di un di Sangro a lui inviato dai discendenti di questo gesuita nell’abito di un convegno in quel di Firenze per riceverne un’opinione. Questi parenti avevano costituito una fondazione per custodire, con altri, questo corpus epistolare…

Difficili ricerche sono in atto motivate da curiosità e da alcune semplici osservazioni. Un’azione penale così complessa per un paio sia pur aristocratiche corna? Sua eccellenza, il Principe, rischiò essendo già nel mirino di Tanucci, così tanto corrispondendo con un latitante? Se il rischio come è lecito supporre, era commisurato all’importanza del valore della corrispondenza, quale valore poteva appunto avere? Vedremo.

Concludo nell’auspicio di aver incuriosito qualcuno dei profani astanti, nel’averli avvicinati a questo gruppo di fratelli di varia umanità e composizione sociale.

Si va dall’attempato signore al giovanotto in cerca di mistero. Al compiaciuto di sè che si stira il grembiulino all’ortodosso Fratello che cita a memoria il Rituale ed a quello che mi spiega la simbologia in preda a sacri furori. Come dicevo prima, varia e tenera umanità. Non immune da narcisismi e spinta spesso neanche compresa a se stesso con eccesso di protagonismo. Uomini insomma, con tutti i difetti che ne consegue… ma tutti uniti da uno smasmodica voglia di migliorare se stessi e gli altri.

Carlo di Sangro con il Subl. Fr. Joseph Tsang Mang Kin 33.66.90.97. Gran Ierofante del Sovrano Santuario dell’Oceano Indiano, uno dei Gran Ierofanti a cui dobbiamo il Ritorno in Italia della intatta Ritualità del Rito Antico e Primitivo di Memphis-Misraïm.

Praticare e studiare il Rituale per evolversi ed evolvere. Tutti infine coinvolti in un unico anelito… vivere praticando e promulgando i valori della libertà di pensiero, della fratellanza e dell’uguaglianza.

Grazie per la vostra attenzione.

Fr. Carlo di Sangro.