La Massoneria ha sempre vantato una connessione con la cosiddetta “Tradizione iniziatica Occidentale”. Nel titolo del mio intervento ho volutamente utilizzato la parola “cambiamento”, apparentemente in contrasto con il termine “Tradizione”.

In realtà, come vedremo, questo contrasto è solo apparente. Per affrontare quest’argomento è necessario innanzitutto tornare al luogo e al tempo in cui la Tradizione iniziatica occidentale ha assunto quelle forme che l’hanno caratterizzata negli ultimi due millenni di storia occidentale. Il luogo è l’Egitto e il tempo è l’età ellenistica (in particolare il II e il III secolo d.C.). In quel luogo e in quel tempo, caratterizzati da una grande apertura mentale e da un fervore spirituale non dogmatico ma aperto al progresso e alla ricerca, poterono felicemente incontrarsi alcune delle principali tradizioni spirituali dell’epoca (l’antica religione egizia ormai in decadenza, la tradizione giudaico-cristiana, lo zoroastrismo iranico, la religione astrologica babilonese), rilette attraverso la razionalità delle categorie filosofiche greche e una nuova tendenza spirituale profondamente rivoluzionaria, probabilmente proveniente da Oriente: tutto ciò portò alla nascita di ciò che oggi chiamiamo Gnosi, Ermetismo ed Alchimia, vale a dire le tre principali radici della Tradizione Iniziatica Occidentale. Ma andiamo con ordine, cominciando dal primo fenomeno spirituale di cui ci occuperemo: la Gnosi.

La Gnosi 

Per conoscere e capire i contenuti e la portata della “rivoluzione gnostica” oggi noi siamo in una posizione molto più favorevole rispetto agli studiosi dei secoli passati. Fino alla metà del XX secolo, infatti, ciò che si sapeva delle varie sette gnostiche derivava quasi esclusivamente dagli scritti dei loro detrattori, quali ad esempio i Padri della Chiesa o gli scrittori neoplatonici come Plotino. La situazione della ricerca storica sulla Gnosi è drasticamente cambiata nel secolo scorso, grazie ad alcuni sensazionali ritrovamenti archeologici, grazie ai quali sono state recuperate addirittura intere biblioteche manoscritte di testi gnostici originali: mi riferisco in particolare alla scoperta dei manoscritti del Mar Morto e a quella, meno conosciuta al grande pubblico ma per certi versi ancora più importante, della biblioteca di Nag Hammadi1.

I contenuti mitici e simbolici delle varie scuole gnostiche sono estremamente variegati, addirittura in qualche caso apparentemente antitetici: la varietà dottrinaria dei testi raccolti nella biblioteca di Nag Hammadi, per esempio, è indice di una mirabile capacità di tolleranza, frutto evidentemente di una visione non dogmatica della spiritualità. Solo nel ‘900 gli studiosi hanno iniziato a individuare un orizzonte di senso, un’impronta caratteristica, comune a tutti questi testi, e anche ad altri che soltanto ora potevano essere interpretati come “gnostici”. Il punto di partenza esistenziale della visione gnostica è brillantemente descritto da Hans Jonas nella sua ponderosa opera “Gnosi e spirito tardo-antico”2. Gli gnostici avvertivano in modo molto acuto le contraddizioni di questo mondo, ne soffrivano ferocemente gli aspetti più malvagi e dolorosi; si interrogarono quindi profondamente sull’origine del male.  1 Per approfondire questi argomenti si rimanda ai testi di Hans Jonas, Jean Doresse, Kurt Rudolph e Henry-Charles Puech, i maggiori studiosi contemporanei della Gnosi. 2 Ed. Bompiani  Essi svilupparono una profonda ed acuta sensazione di estraneità al mondo stesso. Lo gnostico si sente come uno straniero nel mondo, cui non sente di appartenere: la sua “casa” è altrove. Da questa percezione derivano una serie di stati d’animo conseguenti: solitudine, isolamento, senso di abbandono, mancanza di protezione, incomunicabilità, angoscia e nostalgia. Queste sensazioni posso essere confuse: l’estraneo allora si perde nel mondo a lui straniero, dimentica le sue origini, si abbandona ad esso alienandosi dalla sua propria origine; diventa così in qualche modo lui stesso colpevole della sua condizione di smarrimento. Egli cade quindi in una condizione di “sonno”, di torpore, di accecamento, di incoscienza, di “ebbrezza” dovuta al vino dell’ignoranza. L’arma principale con cui il mondo tiene avvinte e incoscienti le scintille di Luce è l’Eros, il desiderio per l’esistenza materiale e i suoi piaceri. Se noi siamo stranieri in questo mondo, in quest’universo fisico, allora la nostra “casa”, il Regno della vera Vita e della Luce, deve essere “al di là” del mondo stesso. Per gli gnostici l’origine del Tutto, la Luce da cui tutti gli esseri provengono, è totalmente estranea al mondo come noi lo conosciamo e alla nostra capacità di concepire la divinità: è uno “Sconosciuto” o uno “Straniero”. Si delinea così una concezione dualistica molto radicale, tra bene e male, Luce e Tenebre. In essa il mondo materiale, quello della nostra esperienza quotidiana, è intrinsecamente malvagio ed oscuro. Il mondo divino, luogo di assoluta perfezione e armonia, si dispiega in una serie di manifestazioni, dalle quali ha origine, in una sorta di dramma cosmico, il mondo inferiore della materia, che si configura come assolutamente estraneo e contrapposto a quello dello spirito. In questo processo la Luce perde la sua Unità e si frammenta nel molteplice, sprofondando nell’oscurità materiale.

La Luce e la Vita, che provengono da un altro luogo, sono quindi esiliate, frammentate ed imprigionate in questo mondo, dove Luce ed Ombra appaiono mescolate e intrecciate insieme.3 Gli gnostici spingono la concezione dualistica fino alle conseguenze più radicali, condannando tutto ciò che attiene alla sera mondana: ciò vale quindi per tutte le espressioni del Potere umano, sia esso di natura politica o religiosa, e per tutti i sistemi religiosi o filosofici che intendano attribuire una valenza positiva al cosmo materiale. I “Signori di questo mondo”, che siano essi entità metafisiche o esseri umani in carne ed ossa, sono visti così inequivocabilmente come malvagi. Il radicale dualismo gnostico si estende fino a lacerare profondamente l’essere umano. Non solo il corpo appartiene al mondo della Caduta, ma anche la psiche. Il mondo penetra fin nelle più intime profondità dell’animo umano, condizionandone pensieri ed emozioni: ma chi lo comprende fa esperienza anche di un nucleo interiore ultimo, estraneo al mondo, di origine divina. L’interiorità dell’uomo è quindi scissa in due parti irriducibilmente differenti: una psiche totalmente condizionata dal mondo esterno e una scintilla di Luce divina, incontaminata anche se prigioniera. Siamo quindi arrivati al concetto di tripartizione dell’uomo in corpo, anima (“psiche”) e spirito (“pneuma” o “mana”), tipica della gnosi, dell’ermetismo e di tutto il pensiero esoterico successivo. L’uomo comune vive in un costante stato di oblio, di sonno, di sogno. Solo al pneuma è attribuita la possibilità della vera libertà ed oggettiva autocoscienza. Il sentimento gnostico attraversa profondamente tutti i sistemi religiosi dell’epoca: in particolare penetra profondamente il nascente cristianesimo, con cui riscontra molte affinità, 3 Questa radicale svalutazione del mondo della materia, anche dopo la sconfitta della Gnosi, ha dominato la visione cristiana per oltre un millennio.  sviluppandone una visione molto diversa da quella che si imporrà in Occidente attraverso il “matrimonio” con il potere imperiale romano. La sconfitta dell’ “eresia” gnostica da parte della Chiesa Romana fu totale: lo gnosticismo scomparve dalla storia delle chiese cristiane. Tuttavia, essa sopravvisse secondo due modalità latenti. In primo luogo, i temi e gli interrogativi posti dalla riflessione gnostica furono largamente assorbiti dalla Chiesa ufficiale, e ne alimentarono le dispute teologiche per molti secoli, così come il misticismo del monachesimo cristiano. In secondo luogo, le suggestioni e le intuizioni gnostiche sopravvissero all’interno di piccoli gruppi, verosimilmente clandestini e perseguitati dalle istituzioni religiose dominanti. La trasmissione delle conoscenze doveva avvenire preferibilmente per via orale, da bocca ad orecchio. La segretezza e la tradizione orale rimasero per secoli la caratteristica di gruppi misterici ed esoterici, che tramandarono forme più o meno spurie di Gnosi attraverso i secoli. Questa tradizione sotterranea prese a volte la forma di grandi eresie, come il bogomilismo o il catarismo. Contenuti gnostici tramandati per vie segrete dovettero radicarsi e riprendere vigore durante il Medio Evo nel sud della Spagna e della Francia, in quelle zone in cui, oltre a fiorire l’eresia catara, furono scritti i primi testi cabalistici. Significative sopravvivenze del pensiero gnostico sono presenti nella letteratura alchimistica, e rilevanti aspetti del pensiero Rosicruciano mostrano un indubitabile carattere gnostico. Questi pochi accenni saranno sufficienti a far intuire l’enorme importanza che questo eccezionale movimento spirituale ebbe nella costituzione e nello sviluppo della Tradizione Iniziatica Occidentale.

L’ermetismo

Il dualismo radicale gnostico lascia irrisolta una questione fondamentale: quella della riconduzione del dualismo all’Uno. Le successive espressioni della Tradizione iniziatica occidentale cercheranno di giungere ad un superamento di questo scoglio fondamentale, in una riconciliazione con il mondo che non rinunci alla formidabile intuizione gnostica dell’ “estraneità”. Nello stesso periodo storico, in Egitto, prendeva forma anche quella che è considerata la massima espressione dello gnosticismo pagano, vale a dire il cosiddetto “Ermetismo”. Il tratto principale che contraddistingue l’Ermetismo, nell’ambito della “rivoluzione spirituale gnostica”, è la sua stretta relazione con l’antica religione egizia, che nel II-III secolo d.C. era in avanzata decadenza, e che gli scrittori ermetici intendevano in qualche modo resuscitare. Manca infatti nell’Ermetismo l’elemento polemico tipico della gnosi: l’atteggiamento degli scrittori ermetici verso l’antica religione egizia è invece caratterizzato da un alto grado di rispetto e devozione. Mirabile sintesi del pensiero gnostico, egizio, greco ed ebraico, nell’Ermetismo si attua il superamento del radicale dualismo gnostico, superamento che sarà mantenuto nelle forme che la Tradizione Occidentale assumerà successivamente, dall’Alchimia alla Cabala. In realtà, il “Corpus Hermeticum”, nella sua eterogeneità, testimonia proprio questo passaggio: i trattati in esso contenuti sono infatti stati suddivisi in “monistici”, “dualistici” e “misti”. Questo superamento del dualismo è ben raffigurato dal simbolo più noto dell’Ermetismo: il caduceo di Ermete.  In esso possiamo osservare i due serpenti (simbolo delle opposte polarità gnostiche) che si incrociano ripetutamente attorno ad un asse centrale, quasi confondendosi e trasformandosi l’uno nell’altro.

Le teorie cosmogoniche dei testi ermetici appaiono molto simili a quelle gnostiche, mostrando però una derivazione diretta dalle tradizioni religiose dell’Antico Egitto, espresse ad esempio nel famoso “Libro dei Morti”. Denotando un sincretismo tipico dell’epoca, in esse si trovano anche elementi derivati dalle tradizioni giudaiche, babilonesi e anche iraniche (zoroastrismo); si nota d’altronde la stessa eterogeneità di teorie che abbiamo già osservato nei testi gnostici. I trattati ermetici per la maggior parte sono testi di carattere esoterico e misterico, rivolti a pochi iniziati. Il loro tratto prevalente è la descrizione di un percorso di rigenerazione spirituale quasi certamente derivato dalla religiosità egizia. Essi forniscono istruzioni per sviluppare uno stato di estasi mistica, sono quindi iniziaticamente “operativi”. Le tecniche iniziatiche non sono purtroppo descritte nel dettaglio, ma contemplavano l’introspezione, il canto, la preghiera, la meditazione, la visualizzazione mentale e i riti di iniziazione. Nel II-IV secolo d.C. l’Ermetismo sembra prendere due diverse derivazioni: da un lato dà vita alla tradizione alchimistica (vedi il prossimo capitolo), da un lato viene in parte assorbito dal cristianesimo: il suo carattere monoteistico portò infatti la Chiesa ad accettare Ermete (in realtà una figura leggendaria di riferimento) nel novero dei “profeti pagani”. Ebbe ampia diffusione nel mondo arabo, dove però se ne svilupparono solo gli aspetti più compatibili con l’ortodossia islamica: in particolare la magia, l’astrologia e l’alchimia.

L’alchimia 

Secondo gli studi più recenti le origini dell’alchimia andrebbero ricercate proprio nell’Ermetismo di epoca tardo-antica. Essa si sarebbe sviluppata come derivazione dell’astrologia egizio-ermetica, basandosi sulla teoria delle “simpatie” o influenze che legano astri e piante a ciascuno dei sette metalli. I papiri più antichi (II-III secolo d.C.) presentano teorie molto primitive, in cui tecniche relative alle tinture dei tessuti vengono sommariamente trasposte all’ambito di pietre e metalli, a simulare una “trasmutazione”. Dal terzo-quarto secolo d.C. in poi le dottrine ermetiche assumono la forma di trattati alchemici: in essi le dottrine sulla rigenerazione dell’anima si fondono, mascherandosi, con quelle relative alla lavorazione dei metalli. Successivamente l’alchimia ebbe vastissima diffusione nel mondo arabo (fra tutti ricordiamo il nome di Avicenna). L’Alchimia, vera e propria scienza ermetica della Natura, si sviluppa sul piano teorico come su quello pratico. Sul piano teorico vuole penetrare le leggi della Natura, le stesse che agiscono nel mondo materiale e nell’essere umano. Sul piano operativo-sperimentale intende avvalersi delle conoscenze suddette per AGIRE sulla natura, trasformandola: oggetto del lavoro alchemico è sia la natura esteriore, minerale o vegetale, sia quella umana. L’obiettivo nascosto diviene  quindi quello di trasmutare l’adepto, al fine di renderlo una “pietra incorruttibile”, vale a dire immortale.

La tradizione iniziatica occidentale

L’imporsi in Occidente di una Chiesa dogmatica ed autoritaria costrinse le suddette discipline iniziatiche ad affidarsi alla clandestinità: esse sopravvissero quindi all’interno di piccoli gruppi occulti di iniziati, dove gli insegnamenti si tramandavano da bocca ad orecchio, oppure sotto forme simboliche velate (l’alchimia, il ciclo narrativo dei Cavalieri della Tavola Rotonda e della ricerca del Santo Graal). Di fondamentale importanza fu la nascita del pensiero cabalistico, avvenuto nel XIII secolo nel mezzogiorno francese: in esso viene elaborato quello straordinario apparato simbolico riassunto nel cosiddetto “Albero della Vita”, che tra le altre cose costituisce una perfetta conciliazione del dualismo gnostico con il principio dell’Unità del Tutto. Altrettanto fondamentale fu la riscoperta dell’ermetismo filosofico durante il Rinascimento italiano. A contribuire alla rinascita della filosofia ermetica in quel periodo fu anche un clamoroso errore storiografico, che per molti secoli portò a retrodatare di molti secoli i trattati del “Corpus Hermeticum”: per molto tempo infatti in Europa si credette che gli scritti ermetici fossero la fonte d’ispirazione dei filosofi greci, quando in realtà i primi sono storicamente posteriori ai secondi. Tale era la convinzione dell’antichità di questi testi che Cosimo de’ Medici pretese da Marsilio Ficino che traducesse in Latino il Pimandro prima delle opere di Platone, perché desiderava leggerlo prima di morire.

Marsilio Ficino tradusse in latino quattordici trattati del “Corpus”, portati a Firenze dalla Macedonia verso il 1460 da un monaco: essi esercitarono una notevole influenza sulla filosofia rinascimentale italiana, che riportò al centro della sua attenzione l’uomo invece che la divinità. L’ermetismo rinascimentale è legato ai nomi di Pico della Mirandola, Cornelio Agrippa, Giordano Bruno (un gigante del pensiero umano, anch’egli vittima del rogo a Roma nel 1600). Queste matrici (gnosi, ermetismo, alchimia, cabala) hanno rappresentato le forme principali attraverso le quali si è espressa la tradizione iniziatica occidentale, e tutte e quattro (in diversa misura) sono variamente confluite nella Massoneria speculativa degli ultimi trecento anni, attraverso la mediazione del movimento rosicruciano (la cui natura è troppo complessa per essere anche solo accennata in questa sede).

La Massoneria spirituale nel XXI secolo

La Massoneria è un fenomeno storico estremamente complesso, in cui convergono aspetti ed esperienze di molteplice natura: filosofica, etico-morale, socio-politica, iniziatica. Nonostante la ricchezza e la profondità dell’esperienza massonica, essa mostra in modo sempre più evidente i segni di una crisi, di una decadenza e spesso, purtroppo, anche di una corruzione, che pongono molti interrogativi sulla reale necessità e bontà della sua sopravvivenza nel mondo del XXI secolo. Le ragioni di tale crisi sono molteplici. L’affermarsi di sistemi (più o meno) democratici in tutto l’Occidente ha sottratto alla Massoneria il suo compito storico-sociale più importante: i valori massonici di libertà- uguaglianza-fratellanza- tolleranza oggi possono essere difesi in modo molto più efficace e trasparente da associazioni laiche e “profane” alla luce del sole piuttosto che da associazioni segrete o “riservate” dalle dubbie finalità.  L’unica ragione valida ed eticamente accettabile per la sopravvivenza di un’associazione come la Massoneria, che appare ormai inconfutabilmente anacronistica per molti aspetti, è la sua dimensione iniziatica. E’ lecito quindi porsi la seguente domanda: e cioè se la Massoneria attuale sia ancora, e in quale misura, un’istituzione di natura iniziatica. Due sono le caratteristiche principali di una Via Iniziatica.

La prima è l’universalità: il percorso iniziatico non è appannaggio di un’unica fede o visione filosofica, ma può essere intrapreso da chiunque, essendo improntato alla sperimentazione diretta e alla libera ricerca spirituale.

La seconda è l’operatività: non mira ad ampliare la semplice comprensione intellettuale di determinati concetti, ma ad una conoscenza basata su un vissuto esperienziale interiore (“gnosi”). Essa si avvale di “strumenti iniziatici” (simboli, pratiche, rituali…) per lavorare su di sé, atti ad operare una profonda trasformazione interiore.

Gli Ordini iniziatici esistono quindi per favorire il perfezionamento e l’evoluzione spirituale dei suoi membri, e attraverso ciò contribuiscono al bene e all’evoluzione dell’intera umanità. Come abbiamo visto, la Tradizione Iniziatica Occidentale ha assunto diverse forme nel corso della storia. Ha saputo adattare i suoi contenuti alle forme più opportune per trasmettere quei contenuti in un preciso luogo ed in un preciso momento storico. La struttura e la ritualità massonica sono improntate alla forma che la Tradizione Iniziatica aveva assunto nel XVIII secolo: da allora, una visione “dogmatica” della Tradizione ha congelato gli insegnamenti tradizionali in una forma che le ha impedito di adattarsi all’evoluzione che nel frattempo la spiritualità iniziatica ha conosciuto nei Paesi occidentali. A titolo d’esempio, ricordo che la forma attualmente più diffusa degli insegnamenti tradizionali nel mondo occidentale è la cosiddetta “Cabala mistica”, totalmente assente dai rituali massonici. Anche i recenti sviluppi della fisica contemporanea, così ricchi di implicazioni spirituali, sono totalmente ignorati dalla ritualità massonica, per il semplice fatto che essi non erano ancora noti quando i rituali massonici furono scritti. La Tradizione iniziatica non è un museo, e nemmeno una religione: è un organismo vivente, che cresce e si alimenta attraverso i contributi progressivi che ogni nuova generazione di iniziati apporta ad un patrimonio collettivo che si evolve con l’uomo. La Massoneria nacque per essere un’avanguardia spirituale dell’umanità: oggi rischia di costituire un anacronistico fardello per l’umanità, piuttosto che un motore evolutivo. Per tornare ad essere quello che fu alle sue origini, vale a dire un Faro per l’umanità che la guidi verso un’evoluzione spirituale e materiale insieme, deve avere il coraggio di affrontare la sfida del cambiamento. Deve innanzitutto recuperare la dimensione operativa, oggi incredibilmente sviluppata al di fuori dei templi massonici, ma quasi assente al loro interno. Deve smetterla di considerare i rituali come libri sacri e il sistema di gradi come un dogma: la Tradizione iniziatica non è una religione, ma il frutto della libera ricerca spirituale collettiva di coloro che le danno corpo, come testimoniato dalla grande varietà di contenuti dottrinari e filosofici delle fonti che consideriamo “tradizionali”. La Massoneria deve quindi accettare di realizzare su di sé quello che è il principale insegnamento iniziatico, tramandato da tutte le scuole fin dalle più remote antichità: la necessità di morire per poter rinascere.

Fr. Hermeticus