Trovare buone fonti che trattino la magia e l’alchimia egizia è qualcosa di veramente difficile. Ad oggi, i testi originali sono corrotti nella loro interpretazione, tanto dalle scienze umane di stampo positivista, quanto dalle dottrine cristiane sui culti antichi; dobbiamo inoltre considerare la corruzione apportata da 3000 anni (forse più) di storia egizia piena di sconvolgimenti politici, sociali e religiosi. Molti di questi anni, sono ancora nascosti nell’oscurità del tempo, senza contare poi le svariate teorie sull’errata datazione della civiltà del Nilo tutta. Quindi, troppi dubbi per essere certi di qualsivoglia dato. A parte questo, tutte le fonti originali sono comunque influenzate dalla moderna egittologia, che relega al ruolo di mera superstizione la magia. Solo alcuni, molto pochi per la verità, egittologi e antropologi, si sono aperti a nuove teorie riguardo l’importanza del concetto di Iniziazione per la civiltà egizia. Ma, sicuramente, la grandezza di Khem viene dal credo fortissimo del suo popolo di essere la terra degli Dei. Khem è indubbiamente molto di più dei soli Iside ed Osiride, delle piramidi e della sfinge, di Ramesse II.

Il concetto di Magia (HEKA), Vita e Morte.
L’esperienza magica era qualcosa di molto comune tra gli antichi egizi, fortemente collegata sia alla vita religiosa, che a quella mondana. I Testi delle Piramidi, i più antichi in materia, riportano dozzine su dozzine di rituali, cerimonie e brevi formule, da quelle per accaparrarsi eventi gioviali nella vita di tutti i giorni, alle composizioni più complesse per preservare l’anima del morto. Sono inoltre stati trovati migliaia di amuleti in siti lungo tutto il percorso del Nilo, sia appartenenti alla classe sociale più povera, sia ai nobili. Oltre ciò, anche i testi più tardi, da quelli dei sarcofagi (medio regno) agli ultimi papiri di epoca tolemaica, riportano centinaia di rituali. Gli egizi credevano fermamente nella magia e nella vita dopo la morte che questa ai suoi massimi livelli poteva portare, una vita ultraterrena in un mondo di divinità, felicità e forza.
Il problema fondamentale è quello delle fonti: molte cose sono state affermate riguardo la religione, dagli egittologi tanto quanto dagli egizi di differenti epoche. Queste, sono spesso interpretate in modo vago, e presentano innumerevoli contraddizioni, specialmente tra dati religiosi e mitologici, in quanto variano di città in città. In generale, comunque, la teologia egizia era monoteista, presentando una sola energia creatrice autogeneratasi dall’abisso del non-essere, il Nun: questo dio è a volte chiamato Ptah, a volte Ra, altre Amon, fino a stabilizzarsi su Amon Ra nel Nuovo Regno. Egli è il Neter-Ua, l’Uno Eterno, dal quale tutti gli altri Neter (Neter – divinità, letteralmente “eterni”) derivano. In un certo senso, le altre divinità non sono altro che le caratteristiche di Amon Ra, gli archetipi classificatori della sua energia: qualcosa di molto simile alla Qabalah ebraica, per intenderci, ma molto più antica.

La maggior parte dei testi magici, sono comunque relativi al processo di morte e resurrezione, o meglio, liberazione. Gli egizi, come abbiamo già detto, credevano in un altro mondo, a volte chiamato Amenti, altre Duat: attraverso questo, l’iniziato accedeva al cielo, o alle stelle.

Le cerimonie connesse con la morte e la mummificazione sono fortemente influenzati, tutti, dalla dottrina alchemica, magica ed iniziatica. La mummificazione in particolare, la cerimonia di apertura della bocca, dimostrano come e quanto la magia sia qualcosa tanto di normale quanto di necessario per la vita (e la morte) di questa gente. Credevano infatti che una buona anima poteva risorgere in uno stato divino, se adeguatamente preparata, senza mai più morire, diventando un Neter, evitando la reincarnazione e l’eterno ritorno. Ritenevano di fondamentale importanza la conservazione dei corpi: il fisico, attraverso la mummificazione, e l’eterico e spirituale, attraverso la magia e la liberazione, in accordo col macrocosmo, il signore Amon-Ra.

Le correnti Ctonia, Stellare ed Osiriaco.
É sicuramente difficile spiegare in un breve passo, la successione delle correnti religiose, magiche e mitologiche in Egitto. Personalmente ho trovato come ottima fonte di materiale in proposito, il libro “Egypt the Light of the World” di Gerald Massey, che si è rivelato ottimo per il suo approccio tipicamente antropologico, anche se basato su una sorta di evoluzionismo, tipico degli inizi del ‘900, e anche se, a dire il vero, risente di quegli errori in campo egittologico tipici del suo tempo.

Generalmente, come in molte altre civiltà se non tutte, in Egitto si può individuare divinità feticci evolutesi da alcune di origine africana. Proprio per questo, spesso, possiamo trovare in alcune di esse svariate connessioni con i Loa del Voodoo e correnti affini. Comunque, come negli altri culti, possiamo distinguere in Egitto appunto un prima fase primitiva, nella quale le potenze ctonie e dei più normali avvenimenti naturalistici sono presentati in forma divina: dee come Serqet, lo scorpione, ne sono un esempio. Di questo periodo è rimasto ben poco, se non quello che ne è derivato, o comunque reperti di minima importanza. Passeremo quindi allo stadio successivo.

Sappiamo tutti molto bene quanto la conoscenza delle stelle fosse sviluppata a Khem. Questo è avvenuto proprio per la sua forte connessione con la religione. Ora, qui ci troviamo direttamente davanti al problema della successione: Massey afferma che quello stellare è definibile il periodo puramente Tifoniano, dove la creazione è partita dalla Grande Madre individuata in Ta’Urt o eventualmente TefNut, e successivamente dal suo primogenito Seth, padre delle divinità più giovani. Ma, ad oggi, non c’è nulla che provi questa teoria.

Prima di tutto, nulla dimostra un periodo con reggenza religiosa o politica di tipo matriarcale, e soprattutto non esistono miti connessi con creazioni ad opera di una forza esclusivamente femminile. Parlare di un periodo matriarcale e di uno patriarcale, sebbene possibile in altre civiltà mediterranee, è a mio modesto parere assolutamente fuori luogo se riferito all’Egitto.

In compenso, le fonti dimostrano quanto gli egizi siano stati familiari con il completo ed assoluto equilibrio tra le polarità, incluso il lato maschile e quello femminile dell’energia. In questo senso, Amon-Ra incorporava Neith, la natura, il suo lato femmineo, e potremmo dire che le categorie Shiva e Shakti erano integrate nello stesso dio/dea. La mitologia relativa alla cosmologia ed alla creazione, tende a variare da periodo a periodo e da città a città, pur attestandosi su alcuni cardini fissi fondamentali, tra cui quelli esoterici: tutto comincia dal Nun, l’abisso, il caos primigenio, l’utero femminile, in cui l’energia divina (il Neter Ua), la Volontà, la forza attiva maschile, si autocrea per procedere poi alla costituzione dell’uomo, del mondo, e degli altri Neter. Unica controparte, o meglio, polarità creativa femminile che possiamo trovare, è Neith, lato femmineo del Neter Ua, rappresentante la Natura come Madre. Leggendo i testi delle Piramidi, in fine, diviene ovvia l’identità tra corrente stellare e solare: attraverso il passaggio nel mondo sotterraneo, il Duat o Amenti, e ivi la trasfigurazione in sole, con l’integrazione, purificazione e dominazione delle energie tifoniane macrocosmiche rappresentate da Apep, l’Iniziato (in questo caso il Faraone), accede alle stelle. In conclusione, si può dire che abbiamo due correnti distinte: la solare/stellare, e l’Osiriaca, ultima nonchè corrotta, già in un certo senso influenzata dall’età del ferro e da quei cliquè tipici del moderno monoteismo giudaico-cristiano. È, in ultima istanza, fondamentale distinguere come la prima delle due sia definibile Draconiana, ma non tifoniana, in quanto di questa è si parte integrante Mesket, la pura energia dell’ombra, ma è inserita in un completo insegnamento alchemico tendente all’equilibrio di tutte le polarità, non alla supremazia della suddetta. Errate interpretazioni tanto del termine “tifoniano” quanto della corrente stellare provengono dall’equivoco relativo alle rappresentazioni delle costellazioni circumpolari (le stelle Imperiture, chiamate dagli Egizi). In esse abbiamo Draco, Orsa Maggiore ed Orsa Minore. Il credere che le sette stelle di Ursa Major rappresentassero la Grande Madre Ta’Urt o Tefnut, ha indotto antropologi ed esoteristi a vedere in essa le sette forze ctonie. Interpretazione errata perchè partita da presupposti errati, infatti Orsa Maggiore, o coscia del Toro, corrisponde a Seth, mentre Draco è rappresentato come femmina di ippopotamo, Ta’Urt appunto, e Ursa Minor come Anubis.

L’Iniziazione, i simboli ed il Corpo.
L’iniziazione egizia di tipo draconiano, o come già detto, solare/stellare, procedeva su alcuni processi fondamentali, che sono:

  • Iniziazione, o cammino cieco nella necropoli, guidato da Anubis, rappresentato dai suoi sacerdoti.
  • Morte mistica e resurrezione iniziatico, o Morte ed Apertura della Bocca. Questo è un rito tenuto anche nei funerali veri e proprio, ma il ritrovamento degli strumenti magici che vi si usavano, insieme a sarcofagi vuoti, fa ritenere alla moderna egittologia che esso veniva nello stesso identico modo utilizzato nel frangente puramente esoterico.
  • Primo viaggio nel mondo infero, a seguito dell’Apertura, nello stato di Uomo.
  • Secondo viaggio nel mondo infero: trasfigurazione in sole, integrazione della polarità tifoniana, accesso alle stelle (Universo B).

Inoltre, gli egizi usavano una particolare simbologia divina/magica strettamente connessa con le menzionate macro-fasi alchemiche, relative a particolari divinità e siddhi. I più importanti:

IL PILASTRO DJED: Rappresenta il sole, la volontà creatrice maschile. Successivamente assimilato come simbolo di Osiride, nella corrente solare rappresenta la stabilità, la volontà, il pilastro di mezzo.

L’ANKH: probabilmente il più famoso simbolo egizio, conosciuto anche come Crux Anxata. Deriva dal nodo di Iside, che simboleggia la magia, l’Heka, la parola di potere. Attributo tipicamente divino ed iniziatico, rappresenta la il principio di Vita, l’eternità di esso, l’Heka ed Iside stessa.

LO SCETTRO OUJSER: Il tipico scettro rappresentato nella mano sinistra degli dei. Simboleggia il potere, la forza, l’energia, status divino. La parte superiore è spesso rappresentata come testa di canide o di animale tifoniano.

L’OUDJAT: anche chiamato l’occhio di Horus o occhio di Ra. Sono in realtà differenti. Quello di Horus è la forza creativa, quello che Seth asportò nella lotta ripresa nei miti osiriaci. L’occhio di Ra rappresenta invece la forza distruttiva, Sekhmet, la potente. Il primo è la polarità creativa del sole, il secondo la controparte distruttiva. In altre versioni solo Sole e Luna.

Gli egizi distinguevano, inoltre, nove differenti tipi di corpo, ognuno legato ad una fase, od uno scopo preciso, del percorso iniziatico:

  • Il KHAT, o corpo fisico.
  • Il KA, il doppio, o corpo energetico, che manteneva in vita gli altri.
  • Il BA, o essenza vitale: l’anima.
  • Il KHU, o intelletto. Il principio spirituale, corrispondente alla mente.
  • L’AB, le passioni ed emozioni.
  • Il SEKHEM, o Volontà.
  • Il KHAIBIT, od Ombra.
  • Il REN, il vero nome, o Vera Volontà in forma di parola di potere.
  • Il SAHU, o corpo spirituale dopo la resurrezione/liberazione.

In fine, tipica caratteristica della religione e magia egizie è il totemismo ed in simbolo animale in senso più largo; di seguito, i più importanti:

  • Lo Scarabeo: l’insetto divino rappresentante Khephera. Tale associazione deriva dalla credenza che tale specie sia di soli maschi, che si riproducono automaticamente in forma asessuata. “Khepher” significa infatti sia scarabeo che trasformazione o trasformarsi. Khephera è il dio che crea se stesso, forma del sole nascente: il divenire fatto Neter.
  • Il serpente: uno dei fondamentali della corrente draconiana ed ofidiana, per gli Egizi aveva sia polarità femminile che maschile, rappresentava la forza, l’energia, ma anche il caos, il Serpente Apep, prova necessaria sulla base dell’integrazione per il rinnovamento e la trasfigurazione.
  • Lo sciacallo/Cane/Lupo: uno degli archetipi animali più importanti, rappresentato dalle divinità Upuat/Wepawet, Anubis e KhentyAmenty, rappresenta colui che vede nell’ombra, che apre la via nel Duat, attraverso il Rosetau, la via maestra della Necropoli, colui che guida l’Adepto nel cammino iniziatico.
  • Il Falco/Aquila: l’anima, la luce del giorno, lo spirito di luce di Ra e del Sole, il suo aspetto creativo, Horus.
  • La Leonessa: l’aspetto femminile dell’energia, quello distruttivo, di Ra. Sekhmet la Potente.
  • L’Ibis: la Parola di Potere, la Volontà di Ra, Thoth, l’Hermes Egizio. Nella forma di Fenice, è la resurrezione ciclica.

Sulla religione di Osiride.
È piuttosto ovvio intuire quanto la tradizione esoterica occidentale si sia basata sul corpus mitologico ed esoterico osiriaco. Ad oggi, sia ordini di Mano Destra che di Mano Sinistra, come la Golden Dawn, basano svariati insegnamenti sui misteri di Iside ed Osiride, misteri incentrati sulla resurrezione.

È indubbio il valore attribuibile simbologicamente al mito, tuttavia la magia Egizia si è originata da una Via indipendente e sicuramente più antica di quella Osiriaca, che ad uno sguardo attento apparirà sempre limitata, se non addirittura errata in alcuni suoi punti, in particolare da un approccio puramente Draconiano. I dati archeologici riportano, prima di tutto, come questa corrente, religiosa e magica, sia arrivata sulla scena nazionale alla fine della IV dinastia (sebbene le divinità di per se sono molto più antiche, almeno al loro stato embrionale). Proprio qui comincerà la cosi detta “demonizzazione” di Seth, in quanto nemico di Osiride, e oramai “compagno di Ra” solo nelle dottrine solari. Prima di tutto questo, Osiride permaneva esclusivamente a livello locale come divinità preposta all’agricoltura.

Eventualmente, nel momento di fusione tra correnti Solare ed Osiriaca, egli può essere inteso come simbolo e del Faraone, e dell’Iniziato stesso, ma comunque solo ed esclusivamente da un punto di vista più “destrino”. Mai, comunque, sicuramente come Avatar del Neter Ua, o Ra in terra, resuscitato. Non sicuramente da un punto di vista prettamente solare e stellare, scevro di influenza cristiane. È necessario comunque accorgersi della fusione, in particolare nel Nuovo Regno, delle due dottrine, per motivi politici e sociali, che comunque nulla hanno a che vedere con i significati esoterici che vanno individuati in una dottrina pura come ora solo può essere quella stellare e solare. Tale dottrina, aristocratica, è venuta necessariamente in conflitto con quella per la gente comune, osiriaca, creando quelle contraddizioni mitologiche che oggi dobbiamo affrontare. Oltre ciò, risulta ovvio quanto abbia Osiride nel suo culto “usurpato” a culti più antichi. Ne è un tipico esempio il titolo di “KhentyuAmentiu”, ovvero “Primo degli Occidentali” o signore dei Morti, titolo derivato dalla divinità canide KhentyAmenty, quindi tutto al più assimilabile ad Anubis, che vanta lo stesso titolo di signore dell’Occidente (il Duat). In uno dei più importanti reperti del Khem protostorico, ovvero la Tavolozza di Narmer, nonchè la mazza reale, abbiamo rappresentazioni del Sole (Amon-Ra più tardi), del Falco (Horus il Vecchio), oltre a svariate rappresentazioni riconducibili agli archetipi canidi (Anubis-Upuat) e tifoniani ( Seth), ma nulla che attesti la riconducibilità di Osiride a tale preminenza sopracitata. Nelle sue prime forme, inoltre, egli era riconducibile forse esclusivamente all’uomo morto. Solo dopo, quanto il popolo necessitò di una resurrezione non riservata, ma aperta a chiunque, egli venne a proteggere la casa reale (e i morti comuni).

Sui Testi originali.
Le fonti originarie ad oggi disponibili, possono essere divise in tre filoni principali: i testi delle Piramidi, provenienti dalle tombe della IV, V e VI dinastia, i testi dei Sarcofagi, originari delle dinastie dalla VII alla XIII, ed infine i testi tardi. Possiamo inoltre dividere il tutto in due tipi: testi funerari e testi iniziatici, sebbene nel caso dei primi due filoni, questa divisione viene a sovrapporsi: particolarmente interessanti nel nostro ambito sono i testi solari (sebbene con influenze osiriache lievi tipiche dell’età) delle dinastie “sethiane” del nuovo regno (XVIII e XIX), come l’Am-Duat. Tra i testi funerari abbiamo quello conosciuto con l’infelice nome di Libro dei Morti, o libro Dell’Uscita al Giorno, in realtà corpus di formule differenti e derivate dai testi più antichi. Mentre, tra i testi iniziatici del Nuovo Regno, derivati da precedenti, possiamo menzionare:

  • Il Libro dei Due Cammini: descrive due cammini di tipo iniziatico, attraverso la via secca del Rostau o umida attraverso il Lago Rostau. Derivato dai testi dei Sarcofagi.
  • Il Libro dell’Am-Duat, letteralmente il libro di ciò che è nel Duat. Sicuramente quello che vanta la discendenza più antica, descrive le regioni (ore), del Duat, il regno occidentale in cui il sole cala e rinasce come Khephra, dopo aver integrato il caos macrocosmico nella settima ora, rappresentato da Apep. Anche conosciuto come “Libro della Camera Nascosta”.
  • Il libro delle Porte, simile al precedente, in cui sono descritte le porte ed i guardiani di ogni Ora.

L’alkhimia tifoniana delle Stelle.
Il concetto base su cui si fonda l’Opera alkhemica egiziana è quello della rinascita e trasfigurazione. Questo può essere ottenuto tramite la putrefazione dell’Io che si ha attraverso il viaggio nel Duat. Qui, il sole/iniziato visita le 12 ore che rappresentano le varie fasi alkhemico – iniziatiche, passando da uno stato di stasi ad uno nuovo di essere e ad una nuova coscienza di tipo divino, acquisendo entrambi i principi di distruzione e creazione (coscienza kephratica). L’iniziato, attraverso il corpo d’ombra, il Khaibit o Seth, arriva al principio distruttivo rappresentato da Apep, il drago del caos, ed attraverso Horus, il suo corpo di luce o Ba, acquisisce la controparte costruttiva o sephirotica, autogeneratosi nella sua struttura interiore. È quindi nel Duat che avvengono i processi di Solve e Coagula (tra sole/Amon-Ra e polarità negativa/Apep). Crowley stesso aveva probabilmente intuito tale processo, vedendo Ra-Hoor-Khuit (Ra-Horakty, Ra-Horus dell’Orizzonte Orientale) come Ra nella sua Polarità Horus e Hoor-Paar-Kraat (Sobek-Ra) come polarità Seth. Il dato di fatto, è che non vi è trasfigurazione se non viene apportata l’integrazione della polarità tenebra e la polarità caos, poichè solo essa (garantita da Seth che è l’unico in grado di dominare Apep) garantisce la necessaria forza a tale procedimento. Questo principio oscuro, ha la sua sede tra le stelle del cielo circumpolare: qui l’adepto deve cercare. Qui risiede il segreto di Seth, la sua forza, e qui, tra le stelle, l’Iniziato ritornerà alla fine.

Mesket, il cielo del Nord e la sua Energia.
Con la parola “Mesket” gli egizi definivano il cielo circumpolare formato da tre costellazioni maggiori: Orsa Maggiore, o la Coscia del Toro, Orsa Minore o Cane, e Drago. Queste erano chiamate anche “Stelle di Seth”, ed erano rappresentate rispettivamente da un toro, o coscia di esso, da un cane e da un ippopotamo femmina con un coccodrillo sul dorso. In termini iniziatici e funerari, esse erano anche dette “le Stelle Imperiture”. Tra i vari simboli, esse significavano i Guardiai dell’Iniziazione stessa, coloro che muovevano la ruota del divenire cosmico. Oltre ciò, dietro di esse giace il segreto della rigenerazione e della trasfigurazione. Esse rappresentavano 3 neter fondamentali per il cammino iniziatici: Seth, Anubis e Ta’urt, una forma di Iside e Nephthys. Qui giace ancora oggi il segreto della vita eterna, nell’oscura energia che è il cuore della morte mistica, primo passo dell’Alkhimia della Putrefazione e del viaggio nelle lande dell’ovest, o regioni infime. Questa energia è chiamata Mesketiu. La parola viene dalla radice “MS”, che significa “nascita”, associata alla parola Ka, o doppio come già detto. La stessa radice è in Masket, ovvero la Barca Solare. Mesketiu rappresenta l’energia pura dell’Oscurità premeva, o il Khaibit del Cosmo, condizione fondamentale per la rinascita. È pura oscurità in forma di energia.

La chiave per l’Iniziazione Egizia: i due Anubi.
Il dio Anubi è sempre presente nei tesi magici e funerari, rappresentato anche in forma puramente canide. Possiamo trovarlo inoltre in diretta connessione con l’iniziazione, insieme al suo sacerdozio, in testi antichi come quelli di Erodoto e di Apuleio. Anubi è assimilato nello stesso archetipo divino del classico Ade e dell’italico falisco-etrusco-sabino Sorano, invero l’archetipo canide connesso con il mondo infero: colui che vede nell’oscurità dell’abisso, guida dell’Iniziato, nonchè del Sole notturno o Khephera, fino alla sfera solare di Thiphereth/Thagirion. È inoltre appartenente alla sfera di Yesod, connesso con l’arcano maggiore della Luna, e quindi con Thoth, o Hermanubi. Nel cammino Iniziatico egli acquisisce due forme, quella dorata e quella nera. In termini cabalistici ognuna di queste due forme guida su un sentiero, complementare col suo opposto. Anubi dorato guida sul sentiero dell’Albero della Vita che porta fino a Thiphereth. Qui l’Iniziato sviluppa, passo dopo passo, Sephira dopo Sephira, il suo principio creativo, il Ba o Horus, come abbiamo detto in precedenza. La seconda forma, o Anubi nero, guida l’Iniziato sul sentiero del Ha Ilan Ha Izon, che porta fino a Thagirion. Qui l’adepto ottiene la completa autodistruzione dell’Ego, o putrefazione, necessaria alla rinascita iniziatica, e sviluppa il suo lato d’ombra, il Khaibit, o Seth, come in precedenza detto.

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