divina commedia botticelli

L’amor che move il sole e l’altre stelle

con questo ultimo verso della “DIVINA AVVENTURA”, il Sommo poeta racchiude il contenuto espressivo del suo capolavoro, di Dio, dell’universo inteso come illimitato spirito superiore, del fatto che l’amore è il meccanismo, il motore che, muove il mondo e, tutta la vita.

Dalla sua Opera, Dante Alighieri fa trasparire anche tutta la sua personalità, direi quasi selettiva nei confronti di chi lo ha circondato, scegliendo di trattare solo coloro che avessero un grado di Conoscenza Superiore.

Molto si è detto di lui e delle sue opere e dei versi sibillini che le compongono, lasciando trasparire volutamente dalla lettura differenti gradi di significato uno per tutti nel Convivio in un passaggio in particolare quando ci dice che le sacre scritture e le altre (riferendosi sicuramente alle sue, di scritture) “possono intendersi deonsi esponere massivamente per quattro sensi”. Ma ritorniamo all’ultimo verso del Paradiso, in cui il poeta viaggia verso la conoscenza, verso Dio che, incontra nel decimo cielo l’Empireo in un’esplosione di colori, il tripudio dei beati e degli angeli, la preghiera di S. Bernardo ed infine l’incontro agognato. Voglio in questo scritto fare riferimento ad un altro grande personaggio, uno scienziato, che riprende questo tema scrivendo una lettera mozzafiato dedicata alla figlia, parlo di Einstein che definisce, quale forza universale, luce che illumina chi lo da e chi lo riceve, l’AMORE.

Ancorché il Canto del Beato (Bhagavad Gita) rappresenta per eccellenza “IL TESTO SACRO” ; Einstain si espresse dicendo: “quando lessi la Bhagavad-Gita e riflettei su come Dio creò questo universo tutto il resto mi sembrò così superfluo” . Altro autore che ci parla, è José Tiberius “Metafisica Globale” equazione dell’amore, vista come concetto che non fa rifermento a nulla di concreto ma che come Lui dice è l’unico antidoto contro l’egocentrismo della ragione pura.

amore antico egittoAnche nell’Antico Egitto dalle rappresentazioni artistiche venivano manifestatati grandi interessi per l’amore in particolare quando nasceva un erede si raffigurava la relazione in ambito divino con le immagini della coppia adagiata sul talamo nuziale e il dio che lambiva il simbolo della vita. Il viaggio verso la consapevolezza di Dio in questo verso, il poeta lo fa coincidere con l’epilogo della sua Opera. Luis Claude de Saint. Martin ci dice che bisogna prestare orecchio al desiderio di ritrovare la primigenia purezza, la primordiale dignità, le primitive virtù insomma l’essenza originaria per la riconciliazione e l’integrazione dell’uomo nell’uomo e, dell’uomo nel divino immanifesto. Concedere Amore senza ricevere ricambio ci accomuna al sole, offrire fulgore senza esigere, ci parla di Amore spassionato di cui solo i bambini e/o gli animali sono capaci di saziare; amore quale consapevolezza che assolve il fatto di essere corpuscoli del Macro-Cosmo del Macro-Infinito.

“Ama il prossimo tuo come te stesso” Gesù disse ai suoi discepoli. Amare il nostro prossimo come noi stessi può voler dire riservarci nell’attribuire valore in egual misura a noi ed ai nostri fratelli. Non c’è comandamento più rilevante di questo, L’amore non fa nessun male al prossimo, pieno compimento della Legge è l’amore. Amare, preannuncia il saper anche chiedere, esplorando di armonizzarsi e raccordandosi con la Legge dell’Universo, che reintegra ciò che diamo, allorché tutto si dirige verso il principio di Causa-Effetto: “Chiedete e vi sarà dato. Bussate e vi sarà aperto” .

Se La nostra evoluzione biologica ci permette di utilizzare i nostri cinque sensi il tutto si esaurirebbe nel principio dell’immanente ma siamo dotati di un’altra forma di evoluzione, ossia quella culturale, che di converso ci porta a scoprire se esiste o no un livello superiore di mondo. Nella sfera della trascendenza della nostra vita l’elemento portante è la fede. Se c’è una logica deve esserci un autore. Antonio Zichichi “Dio esiste e la prova è l’universo. L’ateismo è la fede nel nulla e non rigore logico.  Parole forti recitate comunque con dovuto raziocinio e adeguata fede.

Ma ritorniamo al concetto di Amore, l’amore costante ci spinge verso l’universo invitandoci a riscoprire la nostra natura, passando da uno stato di torpore a quello di veglia, cercando di comprendere la nostra vera essenza, quella originaria, quella non contaminata, in un contesto dilagante di aridità temporale. Il bagliore del Creatore ci invita a riscoprire la nostra vera natura e a mettere in pratica le nostre doti primordiali, le più elevate qualità dell’anima per enunciare l’amore operante.

Termino questo scritto consapevole che solo il totale appagamento ai valori universali dell’unione, della fratellanza, dell’amore, potranno liberare l’uomo dalla disperazione e dal suo declino, uomo questo, umile e, nella sua pienezza di autentico desiderio.

Fr. NICOLAUS

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