La magia delle sephiroth.

L’Albero della Vita, o Albero delle Sephiroth, è il cuore della Tradizione Iniziatica Occidentale.

Fu oggetto di studio da parte di giganti del pensiero occidentale, come ad esempio Giordano Bruno, che dedicò ad essi diversi scritti[1], e dei principali esoteristi europei, da Cornelius Agrippa[2] ad Eliphas Levi[3].

Non a caso, anche molti aspetti del simbolismo massonico si riferiscono ad esso, come vedremo più avanti, e alcuni Gradi della nostra Scala sono specificamente dedicati al lavoro esoterico sulle sephiroth.

Poiché però su di esso sono state dette e scritte un’infinità di cose, anche molto diverse tra loro, è necessario chiarire come esso viene inteso e utilizzato nell’ambito della Via Iniziatica Occidentale.

Innanzitutto, chiariamo che cosa intendiamo per Via Iniziatica.

Con questo termine indichiamo un processo interiore che ha lo scopo di condurre chi lo intraprende alla più compiuta realizzazione delle proprie potenzialità come essere umano; di condurlo alla conoscenza della Verità su se stesso, alla comprensione della vera natura dell’Uomo, del suo posto nell’universo, nella sua origine e del suo destino.

Ma qual è il metodo proprio della Via iniziatica per dare risposta a questi primordiali interrogativi?

Essa non si basa su dogmi, fede e atteggiamenti devozionali, come le religioni, e nemmeno soltanto sul ragionamento astratto, come la filosofia.

Essa consiste in un insieme di insegnamenti, tecniche e pratiche volte ad ampliare il grado di consapevolezza e di coscienza dell’Iniziato, perché possa divenire un Uomo veramente libero e consapevole.

Secondo la Tradizione Iniziatica questo percorso dovrebbe inoltre condurre alla costruzione di un “supporto” metafisico in grado di garantire la sopravvivenza della consapevolezza dell’Iniziato alla sua stessa morte, una sorta di nuovo “corpo” o “veicolo” spirituale.

Due sono le caratteristiche principali della Tradizione Iniziatica.

La prima è l’universalità: il percorso inziatico non è appannaggio di un’unica fede o visione filosofica, ma può essere intrapreso da chiunque, essendo improntato alla sperimentazione diretta e alla libera ricerca spirituale.

La seconda è l’operatività: non mira ad ampliare la semplice comprensione intellettuale di determinati concetti, ma ad una conoscenza basata su un vissuto esperienziale. Essa si avvale di “strumenti iniziatici” (simboli, pratiche, rituali…) per lavorare su di sé, atti ad operare una profonda trasformazione interiore.

Vediamo ora quindi il ruolo dell’Albero sephirotico nella Tradizione Iniziatica Occidentale.

Figura 1
L’Albero della vita

Esso rappresenta un tentativo, straordinariamente riuscito, di concentrare in un’unica mappa simbolica ogni principio e ogni forza attiva nell’universo e nell’anima umana (nel Macro- e nel Microcosmo), ponendoli in reciproca correlazione.

Il diagramma è costituito da 10 sfere chiamate Sephirot e da segmenti che le collegano, detti Sentieri (vedi Figura 1).

In realtà esiste un’undicesima sephira, che in passato era tenuta nascosta, ma che ormai viene illustrata e spiegata in libertà. Sono Potenze gerarchiche che operano nell’individuo e nell’universo; rappresentano aspetti diversi della Realtà Una (Kether), gli archetipi e i principi di tutte le cose manifeste. L’Albero rappresenta la modalità di svolgimento della Creazione dei mondi a partire dal Principio Primo; è il cammino di discesa lungo il quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Le Sono Idee, Potenze-Sostanze, Energie, Forze, Leggi, a seconda del punto di vista da cui si vogliono considerare. Il tutto può anche essere concepito come un Fiume: ogni tratto del fiume ha le sue caratteristiche, che mantiene in modo costante, ma il flusso d’acqua è lo stesso dalla fonte alla foce, benché modificato e “arricchito” dalle caratteristiche dei tratti precedenti. Ma l’Albero è anche il sentiero di risalita, mediante il quale l’intero creato può ritornare al “grembo del Creatore”; è quindi la traccia per la progressiva (re)integrazione di tutte le facoltà umane.

Scindere una sephira da tutte le altre significa alterare e falsare il mandala sephirotico e quindi la realtà da esso rappresentata.

I tre pilastri.

Figura 2 –
I tre pilastri e il Sentiero della Freccia

In senso verticale invece le Sephirot appaiono disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro (cinque contando Daath, la sephira nascosta) al centro; il pilastro centrale si estende al di sopra e al di sotto degli altri due (Vedi Figura 2).

Il Pilastro centrale, detto dell’Equilibrio, rappresenta la coscienza, l’equilibrio, la sintesi; mentre i due pilastri laterali, detti della Misericordia e della Severità, rappresentano le due polarità opposte, maschile e femminile, della manifestazione. Le sephirot del pilastro della Severità danno forma all’energia propulsiva e indifferenziata delle loro corrispondenti sul pilastro della Misericordia; il primo è quindi quello della Forma, il secondo è quello della Forza.

I Tre Pilastri trovano riscontro nelle Tre Vie Iniziatiche: quella della Mano destra, quella della Mano sinistra e quella Regale (la Via del Fuoco).

Il Tempio nella Tradizione massonica

La Regola Generale n. 39 delle Costituzioni di Anderson del 1723 così recita: “Ciascuna Gran Loggia annuale ha in sé il potere e l’autorità di fare nuove norme o di modificarle nel reale interesse dell’antica Fratellanza, purché gli antichi Landmarks siano sempre scrupolosamente mantenuti…”

Ci si deve accostare quindi alla Tradizione massonica come ad un immenso tesoro di conoscenze ed esperienze, accumulate nei secoli da generazioni di ricercatori dello spirito, ai quali dobbiamo rispetto e venerazione; ma allo stesso tempo dobbiamo entrare nel Tempio portando qualcosa di nuovo, perché questo patrimonio possa ulteriormente arricchirsi. La Tradizione è un organismo vivente, quindi in evoluzione, muore e rinasce sotto altre forme. Tende ad una Perfezione di forme e contenuti che non raggiungerà mai. Gli iniziati che si riconoscono nella Tradizione iniziatica unica e perenne devono immergersi in questo fiume che scorre senza fine, e muoversi seguendone il corso. Se si congela la Tradizione in una forma se ne uccide l’essenza. Gli Iniziati sono chiamati a Custodire e a Trasmettere il Fuoco della Tradizione, non a diventare i Custodi delle ceneri, cioè di forme cristallizzate e quindi appassite.

Pertanto, con questo spirito prenderemo ora in considerazione alcuni aspetti del Tempio massonico oggetto da diversi secoli di discussioni e polemiche, così come di modificazioni e cambiamenti intervenuti nel corso del tempo, e vedremo quanto lo schema dell’Albero della Vita possa esserci d’aiuto per ritrovare nel Tempio una concezione simbolica unitaria e coerente.

Dalla loggia al Tempio

In origine le “logge” massoniche erano locali riparati annessi ai cantieri, a scopo di ricovero o di preparazione dei materiali e degli attrezzi.[4]

Per metonimia, la Loggia-luogo che accoglieva i Libero-Muratori iniziò ad indicare il gruppo degli stessi muratori che li occupavano.

Nel corso del ‘600, sull’onda della trasformazione della Libera Muratoria provocata dal numero sempre maggiore di Massoni Accettati, i Massoni iniziarono a trovarsi in campi aperti o edifici isolati in campagna, e più tardi ancora nelle taverne[5].

Dopo la fondazione della Gran Loggia, nel 1717, i Massoni cominciarono ad avvertire la necessità di ambienti più confortevoli e destinati permanentemente alle attività massoniche.

Con l’affermarsi di istanze sempre più ritualistiche e spirituali, la Loggia massonica si trasforma gradatamente in uno spazio sacro, cioè in un tempio.

I templi dell’antichità non avevano finestre; la luce era data dall’unica porta d’ingresso, ma l’interno era illuminato da lampade. Il vuoto spaziale, l’oscurità e il silenzio erano gli elementi adatti a produrre una profonda impressione nei templi, così come nelle cattedrali. L’oscurità e il silenzio sono due potenti strumenti per rappresentare il divino: fatto significativo, e degno di riflessione, è che questi elementi sono entrambi negativi. Essi dovrebbero favorire in chi vi si trova l’insorgenza di uno stato spirituale trascendente: il “vuoto” mentale noto in Oriente come “stato di meditazione”. Per questo la decorazione del tempio dovrebbe essere, secondo alcuni, ridotta al minimo necessario.

Il Tempio massonico (così come molti Templi delle più diverse religioni) si arricchisce invece sempre più di un apparato simbolico di valenza iniziatica ed esoterica, a rappresentare il Macrocosmo come il Microcosmo.

Simbolicamente il Tempio è orientato come le chiese: l’entrata a occidente, il seggio del Maestro Venerabile a oriente, il lato destro a mezzogiorno e il lato sinistro a settentrione. In tutte le tradizioni il percorso iniziatico rappresenta un viaggio dalle Tenebre alla Luce, quindi da Occidente ad Oriente.

Il Tempio è quindi un luogo di Luce o di oscurità? il Tempio massonico è il luogo sacro di transizione dall’oscurità alla Luce, e su questa ambivalenza simbolica si basano anche alcuni passaggi del rituale.

Le prime testimonianze scritte di un’identificazione simbolica del Tempio massonico con il Primo Tempio di Gerusalemme risalgono alla fine del ‘600[6]; sempre negli stessi testi la Loggia massonica viene assimilata al Portico del Tempio stesso.

La sovrapposizione simbolica del Tempio Salomonico alla Loggia massonica non fu tuttavia priva di difficoltà, e tuttora presenta difficoltà concettuali difficilmente superabili: perché il Tempio massonico è orientato verso Oriente, mentre quello di Salomone lo è verso Occidente? Perché le Due Colonne sono dentro al Tempio massonico invece che fuori dal portale, come nel tempio salomonico?

Queste difficoltà dovrebbero farci ricordare un elemento importante: la metafora del Tempio di Salomone è appunto una metafora, una simbolizzazione astratta. Il Tempio massonico NON è la ricostruzione del Tempio Salomonico, così come la Massoneria NON è una religione. Il Tempio massonico è universale, non legato ad una particolare tradizione. Infatti, in numerose iconografie del XVIII secolo il Tempio era significativamente rappresentato come un Pantheon, cioè uno spazio sacro universale accessibile ai seguaci di qualunque religione. Tuttavia, alcuni elementi architettonici del Tempio salomonico presentano un particolare valore simbolico, possono essere caricati di un significato esoterico più universale, e pertanto possono essere inquadrati in un universo simbolico coerente svincolato dalla pedissequa imitazione del suo riferimento storico.

Le due Colonne e i due Sorveglianti.

Figura 3 – Le due colonne

Nella Massoneria Operativa i Sorveglianti erano numerosi. Col prevalere degli aspetti speculativi, quindi simbolici, appare dapprima la figura di un unico Sorvegliante, e poi, a partire dal 1700, di due Sorveglianti.

All’inizio sembra che la loro posizione per entrambi fosse all’Occidente. Non si sa con precisione le loro posizioni, ma probabilmente, trovarono posto il Primo a Nord-Ovest e il Secondo a Sud-Ovest.

Parallelamente cominciano a comparire riferimenti a due “Colonne”, che in origine erano attribuite ad Enoch, un patriarca biblico considerato il mitico fondatore della Tradizione Unica e Perenne: solo in un secondo tempo furono associate alle Colonne del Tempio di Salomone, Jakin e Boaz, forse semplicemente a scopo mnemonico, per aiutare i fratelli a tenere a mente le parole dell’Apprendista e del Compagno (che compaiono in antichi documenti massonici molto prima di qualsivoglia raffigurazione delle Colonne). Vedi figura 3.

Nel 1739 i Moderns invertirono le parole di Primo e Secondo Grado; di conseguenza cambiarono l’attribuzione dei Sorveglianti alle Colonne, invertendoli quindi di posto ma mantenendoli entrambi a Ovest.Le colonne compaiono dapprima nei Quadri di Loggia, in corrispondenza delle posizioni dei due Sorveglianti; questi ultimi furono infatti presto associati alle due colonne: la colonna B, della “Forza”, fu associata al Primo Sorvegliante, la colonna J, della “Stabilità”, al Secondo.

Contemporaneamente gli Ancients spostarono invece il Secondo Sorvegliante a Sud, in quanto la posizione delle Tre Luci della Loggia dovevano corrispondere alla posizione nel Tempio dei Tre Assassini di Hiram (vedi Figura 4).

Figura 4 –
Posizione delle Tre Luci della Loggia

Solo verso il principio dell’Ottocento i Moderns iniziarono a costruirle fisicamente all’entrata del Tempio: B a sud-ovest e J a nord-ovest, seguendo l’Inversione da essi attuata per i Sorveglianti.Nel corso del ‘700 gli Ancients iniziarono ad usare delle “colonnine simboliche” (il Primo “B” e il secondo “J”), mentre i Moderns cominciarono a disegnarne le sagome e i tratti essenziali sul pavimento.

Ma ben presto la riconciliazione con gli Ancients portò ad un nuovo assetto, che divenne definitivo per il Rito Scozzese: dopo il 1810 la posizione del Secondo Sorvegliante venne fissata a Sud, mentre Boaz e Jakin vennero nuovamente invertite, andando la prima a nord-ovest e la seconda a sud-ovest.

In continente però, in particolare in Germania e nel Rito di Memphis, il Secondo Sorvegliante continuò a stare a Nord-Ovest e il Primo a Sud-Ovest.

Tralasciamo per brevità le discussioni e le variazioni che le colonne hanno subito, dal punto di vista del colore, della struttura architettonica e delle sovrastrutture.

Ogni soluzione è legittima, se ispirata ad una concezione simbolica: proponiamo quindi una possibile interpretazione alla luce della visione cabalistica dell’Albero della Vita.

Boaz è la colonna maschile, Jakin quella femminile. Rappresentano inequivocabilmente il principio della Dualità, l’Eterno Mascolino e l’Eterno Femminino. Non possono quindi non rammentarci i due Pilastri Laterali dell’Albero sephirotico.

Boaz significa “Forza”, Jakin “Stabilità”: appare naturale identificarli quindi rispettivamente con il Pilastro della Forza e quello della Forma, che dà stabilità agli oggetti della Creazione.

La posizione degli Ufficiali nel Tempio.

Figura 5 –
Le Sephiroth e la posizione degli Ufficiali nel Tempio Massonico

Lo schema sephirotico può aiutarci a dare un senso anche alla disposizione rituale degli Ufficiali nel Tempio massonico, se solo si prova a sovrapporre la posizione dei singoli Ufficiali a quella delle sephiroth nell’Albero cabalistico (vedi Figura 5).

Seguendo ad esempio la disposizione degli Ufficiali nel Rito di Memphis-Misraim si trovano le seguenti corrispondenze:

  • Kheter – Maestro Venerabile
  • C’Hokhmah – Oratore
  • Binah – Segretario
  • C’Hesed – Esperto
  • Geburah – Maestro delle Cerimonie
  • (Tipheret – Ara o Quadro di Loggia)
  • Netzah – Secondo Sorvegliante
  • Hod – Primo Sorvegliante
  • Jesod – Copritore interno (Capitano delle Guardie)
  • Malkuth – Copritore esterno.

 

Le Tre Luci

Anche il significato e la posizione delle Tre Luci o Candelabri di Loggia sono stati oggetto di discussioni.

Sembra che tre candelieri comparissero già nelle primitive cerimonie di accettazione massonica, quando ancora i Liberi Muratori si riunivano nelle taverne.

Con il prevalere degli aspetti speculativi si cominciò ad attribuire un ruolo simbolico alle tre Luci, ma posizione e significato variano a seconda della fonte[7].

Per quanto riguarda il significato, secondo il Manoscritto “Edinburgh Register House” (1696) dovevano rappresentare il Maestro, il Sorvegliante e il Compagno d’Arte.

Secondo il Ms. “Sloane n 3.329” invece le Tre Luci rappresentavano il Sole, il Maestro e la Squadra.

In alcuni testi risalenti al 1725 circa esse simboleggiavano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, incarnando già quindi, in un un’ottica cristiana confessionale, il principio ternario.

Dal 1727 si cominciarono a distinguere le tre Grandi Luci, il Sole, la Luna e il Maestro Massone, dai Tre “Grandi Pilastri”, che cominciano a rappresentare la Saggezza, la Forza e la Bellezza, significato che mantengono tuttora in quasi tutte le ritualità. Dopo il 1739 le tre Grandi Luci saranno associate al Maestro di Loggia e ai Due Sorveglianti. Più tardi ancora, sempre presso gli Ancients, queste tre figure divennero le Piccole Luci, mentre il ruolo delle Grandi Luci fu assunto da Squadra, Compasso e Bibbia.

Per quanto riguarda la posizione dei candelabri, anche in questo caso le cose non sono così chiare e uniformi.

Nelle figure 6-9 potete osservare diverse disposizioni delle Tre Luci adottate nel ‘700,

Figura 6
Figura 7
Figura 8
Figura 9

Presso gli Ancients le tre Luci andavano posizionate ad Est, a Sud e a Ovest, ai vertici di un triangolo equilatero, in rapporto ai luoghi più significativi del momento culminante della Leggenda del Terzo Grado. Questa posizione è interessante, perché riproduce il Delta e quindi il significato iniziatico del numero tre, ma appare sbilanciata perchè non simmetrica rispetto all’asse principale del Tempio, quello Ovest-Est.

Dopo il 1730, Presso i Moderns i Tre Candelabri assunsero una nuova posizione a triangolo equilatero, intorno al Quadro di Loggia, con base a Est e vertice ad Ovest, e furono identificati con i Tre Grandi Pilastri fino ad allora soltanto astratti (Figura 10).

Figura 10

Qual è quindi la posizione “giusta” delle Tre Luci? Non c’è, dipende da quale significato si voglia attribuire ai simboli.

Diamo ancora una sguardo all’Albero della Vita e scopriremo forse un possibile significato che renda giustizia al Ternario Universale, vale a dire ai Tre Principi supremi che governano l’Universo:

FORZA = Colonna della Forza

SAPIENZA = Colonna della Consapevolezza

BELLEZZA = Colonna della Forma.

Una posizione cabalistica coerente delle Tre Luci potrebbe essere quindi quella di un triangolo equilatero: la Luce della Sapienza sull’asse centrale, verso oriente, e le altre due allineate fra loro, a occidente del Quadro di Loggia e del Pavimento a scacchi.

Se questo breve scritto avrà suscitato in qualcuno il desiderio di conoscere meglio le meraviglie dell’Albero sephirotico e di intraprendere un percorso iniziatico sui suoi Sentieri avrà raggiunto il suo scopo.

HERMETICUS

 

 

[1] G. Bruno, “Opere magiche”, ed. Adelphi.

[2] Cornelio E. Agrippa, “La filosofia occulta o la magia”, 2 voll., Ed. Mediterranee.

[3] E. Levi, “Il dogma dell’Alta Magia”, Ed. La Luna Nera.

[4] L.Sessa, “La Massoneria – L’antico Mistero delle origini”, Ed. Bastogi, pag. 96.

[5] L.Sessa, “I simboli massonici”, Ed. Bastogi, pagg. 27-30.

[6] manoscritto “Edinburgh Register House”, 1696.

[7] per un approfondimento dell’evoluzione storica delle Tre Luci vedi L.Sessa, “I simboli massonici”, Ed. Bastogi.