zen e massoneria

Zen e Massoneria s’intrecciano più di quanto possa apparire a prima vista. Due Vie una sola Vetta. Metodi diversi per uno stesso scopo: conoscere sé stessi.

All’interno di queste Vie c’è una figura fondamentale per entrambe: il Maestro. Nell’immaginario collettivo (occidentale) il Maestro Zen è quell’ometto che se ne sta buono a meditare sotto un Loto, che è sempre pacato e dispensa gocce di saggezza ogni volta che parla. Niente di più sbagliato: il Maestro Zen, in genere, è un tipetto sufficientemente “fumino”, che gira con un bastone che utilizza per svegliare gli Allievi, non dispensa nessuna goccia di saggezza, dice la sua solo ed esclusivamente se gli viene richiesto e soprattutto non gli importa niente dell’Allievo.

E’ l’Allievo che cerca e sceglie il Maestro, il Maestro, di contro, decide se accettare o meno di essere “visibile” all’Allievo. Quando dico: non gli importa niente dell’Allievo, intendo che non insegnerà nulla, indicherà soltanto, sarà l’Allievo che dovrà apprendere dal Maestro. Il Maestro dona la sua esperienza attraverso il proprio “essere”, e l’Allievo potrà imparare facendo esperienza a sua volta. 

Lo Zen è esperienza, la Massoneria è esperienza. Il Maestro in Massoneria indica all’Apprendista il metodo simbologico di apprendimento, lo indica… non lo insegna, non lo spiega. Lo affianca nel percorso iniziatico intrapreso… lo affianca, non sta né davanti e né dietro. Operazione difficile per i malati di grembiulite o cinturite (per le Arti Marziali). Il Maestro ormai ha raggiunto la consapevolezza dell’essere, traccia le sue Tavole, osserva in silenzio ciò che l’Apprendista fa, avverte ogni cambiamento di vibrazione per poi sparire su livelli sottili irraggiungibili da chi ancora sta appeso alla Materia. Lo stesso fa il Maestro Zen, rastrella le foglie in giardino, dà da mangiare alle Carpe Koi per poi trasformarsi in scimmia in modo che chi si specchia in Lui veda esattamente la propria immagine.

Il Maestro e l’Allievo, o l’Apprendista, in fondo, fanno le stesse cose, sono sulla stessa Via, solo che uno ancora deve raggiungere la consapevolezza di chi è, mentre l’altro “è”. Diverse volte mi è capitato di ascoltare maestri (massoni) dire: io so di non sapere, sarò sempre un Apprendista! Eh… giusto, sarai sempre un Apprendista. Nella finta umiltà di questa frase c’è tutta la grandezza dell’ego e della presunzione. Il Maestro non è presuntuoso, il Maestro “è” e basta. Ha già superato la fase del Sapere, il sapere che intende il finto umile fa parte del mondo dell’avere, e tutto ciò che fa parte di questo mondo non appartiene a chi “è”.

Il Maestro non ha saggezza, “è” la saggezza; non ha conoscenze, “è” la conoscenza… il Maestro Massone non ha bisogno di dimostrare nulla perché è consapevolezza allo stato puro, tanto che nella frase che Platone fa dire a Socrate: so di non sapere, c’è tutta la consapevolezza dell’essere. Socrate ha chiuso il cerchio (toh… simbolo dello Zen, un cerchio che si sta chiudendo), ha trasceso la conoscenza, sa di non sapere perché non ne ha bisogno: lui è il sapere. La stessa frase ripetuta a pappagallo non supportata dalla consapevolezza risulta stucchevole e puzza di finta umiltà. 

Quindi non confondiamo la consapevolezza del Maestro con l’arroganza dell’ignorante. Un Maestro non farà mai nulla per farvi ombra, anzi, cercherà sempre di tirare fuori il meglio da voi stessi, a volte facendovi scoprire doti che nemmeno immaginavate di possedere. Il finto umile invece cercherà in ogni modo di dimostrarvi che, dietro sorrisi e sguardi bassi, lui, in fondo è meglio di voi perché ha fatto il tal percorso, conosce quel tale autore, sa a memoria tutti i libri del Wirth e il Guenon lo leggeva all’asilo. Leggere non significa capire. Avere una mente nozionistica significa avere una mente piena… ma sono le menti vuote che si elevano, quelle piene restano attaccate ai metalli e, come ben si sa, pesano parecchio. Oltretutto in una mente piena zeppa non c’è posto per null’altro. Perciò apprendete tante nozioni e dimenticatevele, incidete la Tavola di cera e poi cancellatela, in modo che potrete inciderne una nuova.

Lo stesso fa il Maestro Zen con il Mandala… passa le giornate a disegnalo con la sabbia colorata e una volta finito lo distrugge, in questo modo avrà la possibilità di rifarne un altro senza restare attaccato a ciò che ha fatto.

Oggi in Massoneria c’è troppa mente… questo direbbe un Maestro Zen, e magari lo direbbe tirando bastonate a destra e a manca. Finita la sfuriata si metterebbe una ciabatta in testa e uscirebbe dal Tempio. Le Carpe Koi hanno fame.

Fabio Pedrazzi

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