La Bacchetta Magica nel Rito Antico e Primitivo di Memphis-Misraïm

Questo articolo nasce dall’esigenza di sviscerare quale sia e se sia la valenza magica del Rituale del Rito Antico e Primitivo di Memphis-Misraïm. La riflessione nasce dal fatto che l’asta del Maestro delle Cerimonie venga consacrata prima dell’apertura dei lavori con l’appellativo di bacchetta magica, la cui funzione è quella di condurre i lavori nel tempio, attirandovi le Energie del Cielo.

E se per certo si può parlare di magia operativa per gli alti gradi del Rito (Arcana Arcanorum), io sono anche convinta, per quanto personalmente esperito e per gli studi fatti, che anche nei gradi che li precedono si possa parlare di operatività, qualora si creino le giuste condizioni.

Una di queste è la consapevolezza di ciò che stiamo facendo e della sua finalità.

Partiamo dalla figura del Maestro delle Cerimonie: egli è il mago ed il suo strumento è la sua asta, o bastone, la bacchetta magica appunto. Un breve excursus storico ci aiuterà ad addentrarci nella giusta atmosfera. Nel mondo esoterico il bastone ha sempre avuto una valenza magica e di potere: da quello di AmonRa e delle altre divinità, dei sacerdoti e maghi dell’Antico Egitto, all’antica Cina, dove, specialmente se costruito in legno di pesco, veniva utilizzato per scacciare gli influssi maligni. I monaci taoisti venivano spesso rappresentati con un bastone nodoso con sette o nove nodi, anch’essi dal valore simbolico.

Dal bastone deriva la bacchetta, simbolo di potenza e chiaroveggenza. Anch’essa rappresentava già nei tempi antichi lo strumento di magia per eccellenza: in particolare nella cultura celtica, in cui il Druido, attraverso di essa, esercitava il proprio potere sugli elementi.

Nell’Antico Egitto dei Faraoni, tra gli oggetti lasciati nelle tombe, si possono annoverare bacchette, oltre a testi magici, che il Ka del defunto avrebbe potuto utilizzare nella sua nuova vita. Ritroviamo la bacchetta magica nella mano sinistra (parte femminile, ricettiva) del Bagatto (il mago), prima carta degli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Essa è rivolta verso l’alto, come mezzo di unione tra ciò che è in alto e ciò che è in basso, e come simbolo di potenza e volontà interiore nella ricerca della conoscenza e della comprensione poiché essa ha anche il potere di informare la materia.

bastone magico antico egitto

La valenza operativa e simbolica della bacchetta magica è anche quella della trasformazione alchemica, come veicolato, ad esempio nella favola di Pinocchio (o occhio pineale), trasformato da pezzo di legno, o sé inferiore, a bambino vero, o sé superiore. Si capisce l’importanza dunque della bacchetta sul piano esoterico ed alchemico, quale strumento in grado di compiere la trasformazione a cui aneliamo. A seconda delle funzioni che deve compiere, la bacchetta viene preparata secondo particolari misure, con particolari materiali ed in particolari momenti.

In genere il legno per la costruzione viene tratto da alberi nobili o di alta rappresentazione simbolica, come la quercia, l’ulivo, l’ebano o il cedro. In Massoneria, il materiale utilizzato dovrebbe essere legno scuro, rifinito diversamente a seconda delle diverse obbedienze. Nei Quaderni di Ivan Mosca si legge che il legno dovrebbe essere quello di bosso, probabilmente perché simbolo di immortalità.

Nel Rito Antico e Primitivo di Memphis-Misraïm la bacchetta magica è costituita da un bastone di lunghezza pari a 144 cm., in legno di ebano con un pomo di avorio all’apice. L’ebano è un legno molto duro e compatto, dal colore scuro, molto usato in ambito magico per le sue caratteristiche di creare protezione e dare poteri a chi sa utilizzarlo.

Mosè, sommo sacerdote e mago egizio, possedeva un bastone in ebano. E proprio grazie ad esso che egli, riuscì a compiere i suoi prodigi durante l’Esodo, siano essi fatti storici, o come sostiene Evola, trasmutazioni alchemiche.

Per quanto riguarda la lunghezza dell’asta, essa misura 144 cm, cioè due volte 72. Le misure 72 e 144 sono canoni della Tradizione. In particolare in Astrologia si hanno 72 energie positive e 72 energie negative che sorgono e tramontano continuamente ogni 20 minuti, così come nella tradizione Cabalistica vi sono 72 forze costruttive o energie cosmiche e 72 distruttive: le prime sono nomi e aspetti del divino, angeli o entità che portano sapienza, protezione, aiuto ed energia dall’alto e che portano verso l’alto chi vi anela. A questi si contrappongono i 72 demoni, o angeli del male, forze della natura, entità tenebrose o energie libertine presenti nell’animo umano.

La lunghezza della nostra bacchetta magica ci ricorda che possiamo interagire con tutte queste forze potenti, nel bene e nel male. Ancora in ambito numerologico, nello Zohar, il Libro dello Splendore, il numero 144 è un numero altamente mistico ed esoterico poiché ha come radice il numero 12 e 12 sono le Energie dello Zodiaco, le Tribù di Israele, gli Apostoli. Inoltre, nella Cabala il 12 viene scomposto in 1+2=3, espressione per eccellenza del Ternario.

In cima a quest’asta di ebano è posta una sfera bianca in avorio: essa è simbolo della perfezione e della regolarità assoluta, essendo il cerchio nella terza dimensione. Nella sua perfezione rappresenta il divino e il divino assume spesso la forma di una sfera, di un sole: Ra era il Dio del Sole! La forma geometrica della sfera è in grado di recepire le vibrazioni esterne (quelle sottili nel nostro caso) e di convogliarle verso il proprio centro, ma anche di irradiare verso l’esterno ed è quindi perfettamente in accordo con quelle che sono le funzioni dello strumento che stiamo studiando. Il materiale utilizzato per la sfera è l’avorio, simbolo di candore e purezza.

Il suo colore, il bianco appunto, è la combinazione di tutti i colori dello spettro elettromagnetico: è un colore senza tinta ma possiede un’alta luminosità, diventando pertanto, oltre che il simbolo di tutto ciò che è, anche emblema di purezza, spiritualità e divinità. I colori dell’asta (il chiaro e lo scuro, il bianco ed il nero) ricordano il pavimento a scacchi e dunque le coppie di complementari (Jin/Yang) che sono alla base di tutta la creazione.

Questo strumento è emblema del congiungimento dell’alto e del basso: esso rappresenta il veicolo dei viaggi attraverso diversi piani e mondi. Durante i lavori rituali ha il potere di catalizzare le energie e le influenze spirituali: esso ha la funzione di antenna, il cui scopo è creare il collegamento con le energie sottili e le qualità del Sublime Artefice dei Mondi, grazie anche all’Eggregore creato con la concentrazione e la predisposizione d’animo dei fratelli ed alla ritualità tramandataci.

La Luce che ne deriva illumina le menti dei fratelli pronti a riceverla. E’ una energia molto sottile, non da tutti percepibile chiaramente. Scende sotto forma di emozione, calore e vibrazione e comunica con noi non attraverso la parola, ma grazie all’intuizione creativa. La bacchetta magica ha il potere non solo di “ricevere” energie più sottili ma anche di convogliare verso un fine preciso le energie create dai fratelli durante i lavori rituali, grazie anche a ciò che è arrivato in aiuto.

Il progetto per il quale finalizzare le energie potrebbe essere l’evoluzione spirituale ed il risveglio nostro e di tutta l’Umanità, indirizzando la nostra consapevolezza, immaginazione e volontà. La bacchetta magica interviene nei momenti più importanti del rituale in modo da attirare nel Tempio le energie celesti. Durante l’entrata nel Tempio, quando si traccia il recinto sacro che lo delimita, essa crea una barriera magica, separandolo dal mondo profano: è attraverso la sacralità del suo incedere che il Maestro delle Cerimonie predispone con la propria bacchetta l’ambiente più idoneo allo svolgimento dei lavori, creando una sorta di bolla magica atemporale. E per concludere, durante l’uscita dal Tempio, essa abbatte la barriera magica costruita prima dell’apertura dei lavori, congedando le Forze discese.

Per tutta la durata dei lavori, il bastone viene tenuto con entrambe le mani, ad indicare il dualismo onnipresente. Tra la miriade di coppie che potremmo analizzare, parlando di magia porterei l’attenzione sui due ingredienti fondamentali: l’immaginazione, legata all’emisfero destro, e la volontà razionale, legata all’emisfero sinistro. Per quasi tutta la durata dei lavori il M.d.C. tiene il bastone con entrambe le mani, la destra sopra la sinistra (la destra rappresenta il crescente lunare, la sinistra il calante lunare; ciò indica il predominio delle energie positive a cui ci ispiriamo).

Solo alla chiusura dei lavori, il M.d.C. pone la mano sinistra al di sopra della destra per significare che ciò che si è acquisito interiormente cambia di polarità e si manifesta all’esterno per essere donato a beneficio dell’Umanità.

Cosa viene donato all’esterno? E quale ruolo esoterico svolgiamo noi fratelli nel nostro ritrovarci?

Riflettendo su questo punto vorrei concludere il mio scritto. Se è nostro intendimento svolgere un lavoro operativo è importante innanzitutto indirizzare la nostra consapevolezza sul fatto che lo svolgimento corretto del rituale svolga un’opera magica. Se noi manteniamo un atteggiamento non esoterico, il rituale stesso verrà svuotato dalle sue valenze magico-operative e lo strumento in questione, la bacchetta magica, diverrà un mero orpello. Dobbiamo partire, ovviamente, dal presupposto che il rituale sia uno strumento operativo, alchemico, ed abbia origini magiche. Ma questo può essere difficilmente percepibile per la mente razionale, anche se semplicemente esperibile per chi abbia la volontà di farlo.

Importante è anche la consapevolezza che noi lavoriamo con le energie che portiamo dentro noi stessi nel Tempio, e che queste energie creano un Eggregore, e che questo Eggregore agisce potentemente.

Se in ogni Camera Rituale si esprime il potenziale del gruppo che la costituisce, capirete quanto sia importante condurre, con cuore puro, la nostra Immaginazione e la nostra Volontà verso un discorso operativo, volto alla ricezione di energie sottili ed all’utilizzo di queste per la nostra evoluzione e per il bene dell’Umanità.

Sr.’. Elisheva

Articolo precedentemente pubblicato dallo stesso autore nella rivista Sophia Arcanorum