Abstract dell’intervento dell’autore Anthon-Jus al 3° Seminario Nazionale sulla Tradizione Unica e Perenne che si terrà a Napoli il 23 marzo 2019 presso l’Hotel Tiempo (Ingresso libero fino ad esaurimento posti).

Quale spazio ha l’interiorità nel nostro modo personale di procedere, nel nostro percorso interiore?

L’anno scorso nella II edizione del presente seminario che si è tenuta a Roma ho avuto il piacere di trattare il tema La dialettica dei contrari, che costituiva una sintesi e uno sviluppo di tre interventi precedenti pubblicati su una rivista ormai desueta e priva di prestigio e ripresi recentemente sulla Rivista online La sfinge.

In particolare, nel primo di questi tre interventi, intitolato Il bianco e il nero: oltre il dualismo, rilevavo che le raffigurazioni dei templi massonici si riconoscono come tali per la presenza di vari elementi, ma soprattutto per un elemento caratteristico, costituito dal pavimento a scacchi bianco e nero. Che, stante la polisemia dei simboli, questo elemento simbolico si può far corrispondere anche a numerosi altri dualismi: sole e luna, pari e dispari, luce e ombra, maschio e femmina, attivo e passivo, bene e male. E ne ho tratto qualche considerazione sul tema dei dualismi, e in particolare sul rapporto tra sfera intellettiva e sfera istintiva.

Nel secondo di questi tre interventi, intitolato Le due campane, rilevavo che un altro dualismo sul quale vale la pena di incentrare l’attenzione è quello tra le c.d. “due campane”, ossia sulla necessità di esaminare con cura ogni questione sulla quale si sia chiamati a prendere una decisione, ascoltando e raffrontando con attenzione tutti gli argomenti contrapposti. E ne ho tratto qualche considerazione in tema di imparzialità intellettuale reale o meramente apparente e simulata.

Nel terzo di questi interventi, intitolato Luci e ombre, rilevavo infine che in un’epoca in cui l’avidità di denaro viene esaltata da alcuni come l’unico valore che meriterebbe di essere perseguito, come se tutte le azioni umane non potessero che essere improntate al criterio di una massima redditività, in una guerra di tutti contro tutti, tutti in concorrenza gli uni con gli altri, in un’epoca di questo genere, dicevo, il rischio è che si credano illuminati e vengano riconosciuti come tali soltanto coloro che dalla buona sorte sono stati favoriti con le maggiori dimensioni del portafoglio, o dei conti bancari. E ne ho tratto qualche considerazione sul fatto che proprio lì si possono individuare alcune delle luci e ombre della nostra epoca.

Riunendo le considerazioni proprie di questi tre temi, nell’intervento La dialettica dei contrari rilevavo che proprio la dialettica dei contrari è ciò che presentano in comune i contrasti tra bianco e nero, tra le due campane e tra luci e ombre.

Il punto è che nella nostra cultura vi sono alcuni temi ricorrenti, come quello che si può denominare La dialettica dei contrari, che vengono affrontati in vario modo, e sotto diversi angoli visuali complementari, nei gradi di approfondimento che si può avere via via occasione di incontrare, se si è interessati ad approfondirne i contenuti. Un altro tema trasversale che si può individuare è quello dell’interiorità, e dell’invito a raggiungere a poco a poco, mediante gli strumenti che vengono via via forniti, una luce, una purezza e un equilibrio interiori che possono aiutare a vedere il mondo e stare al mondo in modo più adulto e maturo. 

Interiorità e filosofia.

Vediamo dunque come il tema dell’interiorità possa essere considerato come uno dei tratti caratteristici della tradizione unica e perenne dello spirito umano. 

Nella storia della filosofia il tema dell’interiorità si può rinvenire in Platone, nell’allegoria della caverna del VII libro del dialogo noto con il nome di Repubblica.“Paragona la nostra natura a una dimora sotterranea a forma di caverna. Per tali persone la verità non può essere altro che ombre”, dice Platone. Dunque per i comuni mortali non c’è alcuna certezza di verità delle cose: “la verità non può essere altro che ombre”, dice.

E prosegue: “L’ascesa e la contemplazione del mondo superiore equivalgono all’elevazione dell’anima al mondo intelligibile. Nel mondo conoscibile l’idea del bene è il punto estremo e più difficile da vedere. Ma quando la si è vista la ragione ci porta a ritenerla la causa per chiunque di tutto ciò che è retto e bello. Nel mondo visibile essa genera la luce, nel mondo intelligibile largisce essa stessa verità e intelletto. E chi si vuole condurre saggiamente in privato o in pubblico la deve vedere”. 

Questo è uno dei pochi passi in cui Platone potrebbe alludere all’esistenza di idee ipostatizzate, ossia aventi un’esistenza reale e a sé stante, al di fuori della nostra mente e della realtà materiale, che è ciò che è stato generalmente ritenuto, a partire da Aristotele, la caratteristica peculiare del suo pensiero. Ma anche per Platone questo “mondo intelligibile”, che sembrerebbe costituire una sorta di dimensione diversa da quella materiale e percepibile con i nostri cinque sensi, potrebbe aver costituito, molto più semplicemente, un prodotto della nostra mente, come i numeri. Anche qui infatti ben si può trattare di un “vedere” intellettuale, che non ha nulla a che vedere con un’esistenza autonoma delle idee al di fuori della realtà. 

Ma il punto è che in tal modo le idee sono soltanto nella nostra mente: dentro di noi, nella nostra interiorità, appunto.

Anthon-Jus