In ogni percorso Iniziatico il neofita deve pronunciare dei giuramenti: nella Massoneria azzurra ciò accade nei tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro Libero Muratore. Nei Riti di Perfezionamento si prestano tanti giuramenti quanti sono i passaggi di grado: fino al 33° nel RSAA, fino al 95° nei Riti Egizi.

Ma cosa e perché si è tenuti a giurare? Qual è il valore di un giuramento? Verso o su Cosa o Chi esso viene prestato?

Partiamo da lontano, dalla Tradizione Unica e Perenne, che per secoli, o meglio millenni, fu tramandata bocca-orecchio da maestro a discepolo.
Dei “Misteri Eleusini” veniva imposto ad ogni iniziato il segreto, pena la vita, su quanto visto, udito o compiuto: proprio per questo si sa molto poco dello svolgimento di alcuni momenti cruciali dei Misteri stessi: evidentemente il timore della morte ha fatto sì che tutti gli iniziati mantenessero l’osservanza del silenzio! Non pensiamo neppure a fare un confronto con la Massoneria moderna, nella quale, se si vuol far conoscere qualcosa, è sufficiente dire al fratello cui la si confida che si tratta di un segreto “da tenere tra squadra e compasso”: spesso entro le 24 ore diviene di dominio pubblico nella Loggia o nell’intera Obbedienza!

Ma non è questo il problema: spesso si tratta solo di “gossip” che possono anche essere resi di dominio pubblico, non contenendo alcun segreto iniziatico.

Il segreto che doveva essere mantenuto dagli antichi “iniziati“ alle diverse vie misteriosofiche era relativo a Riti ed a Conoscenze che non potevano essere resi noti ai profani. E questo impegno al segreto veniva giurato con la massima consapevolezza e senso di appartenenza.

Quando un giovane desiderava iniziare un percorso alchemico era solito bussare alla porta del Maestro Alchimista ed attendere fuori della stessa per giorni, settimane, mesi, affinché la propria perseveranza convincesse il Maestro del suo effettivo “desiderio” di conoscenza. Alla fine ammesso al cospetto dell’Athanor, egli passava un’intera vita in attesa di essere istruito su segreti che gli venivano centellinati nel tempo. Non c’era alcun bisogno di un giuramento di segretezza su quanto appreso, poiché il Discepolo diveniva consapevole e responsabilizzato nel tempo: egli sarebbe diventato un Maestro per una successiva generazione di discepoli.

Ad un certo momento, la Tradizione, per millenni sussurrata nel silenzio, cominciò a servirsi della scrittura, perché la memoria degli uomini divenne sempre più labile, indaffarati in molteplici impegni profani. La conservazione e, in caso di necessità, l’occultamento di rituali e conoscenze misteriosofiche, cominciò a necessitare di giuramenti di attenzione, scrupolosità, fedeltà a via dicendo.

Giungiamo così ai giorni nostri, in cui i giuramenti vengono prestati leggendo frasi spesso “auliche”, cui non si presta più alcuna attenzione o, addirittura, da parte degli “iniziati profani” (di numero sempre crescente!) vengono derise per la loro apparente esagerazione!

Ma “su cosa” o “a chi” si presta giuramento?

Quasi sempre sul Libro Sacro, ovvero su qualcosa che, secondo le varie Religioni, rappresenta la “parola divina”, ovvero trascendente. Anche senza far riferimento ad alcuna delle religioni rivelate, il Libro Sacro rappresenta simbolicamente, per qualunque iniziato, la connessione tra il piano materiale e un piano spirituale o, comunque, un piano sottile superiore che governa il mondo della materia. Dunque, il giuramento viene effettuato prendendo il “divino” o il “trascendente” a proprio testimone!

Ed ancora: “cosa” viene giurato?

Nei Riti di Perfezionamento, ogni “grado” ha un proprio tema, un proprio simbolismo ed un proprio “insegnamento” specifico. Dunque la prima parte di ciascun giuramento prestato dal neofita contiene spesso determinati obblighi ed impegni attinenti alla peculiarità di quel grado, che in questa sede non è consentito illustrare. Ma la seconda parte del giuramento si riferisce sempre alla fedeltà (e, a volte, anche alla obbedienza “consapevole” alla gerarchia del Rito, che è sempre piramidale).

Alla fedeltà a qualcuno? No di certo! Alla fedeltà alla Tradizione Unica e Perenne e, nello specifico, al Rito di cui si fa parte. Solitamente, nei massimi gradi, il giuramento comprende specialmente la difesa, anche a costo della vita, del Rito stesso! Disattendere sistematicamente tali giuramenti è ormai prassi consolidata della gran parte dei moderni massoni. Sin dai primi gradi si disattende al dovere di partecipazione ed impegno nel lavoro iniziatico. Proseguendo nei gradi intermedi si disattende ai principi specifici che ne sono il fondamento e l’insegnamento.

Infine, giunti ai vertici dei Riti, si disattende al giuramento massimo di fedeltà e difesa e possiamo notare con rammarico come troppi fratelli, effettuato un percorso che presumono essere stato di “ascesa”, in realtà sono scesi nel più profondo abisso, che li porta al tradimento dei giuramenti prestati e dei loro stessi fratelli, con i quali hanno condiviso per anni una strada.

Quando si fa notare la leggerezza con cui vengono infranti giuramenti per i quali in passato si sarebbe data la propria vita, come è realmente accaduto a eroici Fratelli in periodi di persecuzione del Libero Pensiero, la risposta più frequente è che si tratta di giuramenti letti in fretta e furia, magari in preda alla emozione e comunque senza comprendere quasi nulla dei testi che vengono posti tra le loro mani. Da ciò emerge solo un consiglio: fate leggere attentamente, molto tempo prima, al neofita cosà dovrà giurare e fategli fare un esame di coscienza che lo accerti o meno della sua possibilità di ottemperarvi.

La Coscienza è il nostro giudice implacabile che ci condannerà sempre, per il resto della nostra vita, se avremo prestato consapevolmente un giuramento cui non saremo stati capaci di tener fede!

Fr. Fil Jus

Articolo precedentemente pubblicato dallo stesso autore nella rivista Sophia Arcanorum