Dissertare sul Principio della polarità del Kybalion è impegnativo e affascinante nel contempo. Esso, infatti, riesce a porre l’uomo di fronte a se stesso. Ai propri limiti e alle proprie incoerenze. Ma offre financo lo spunto per approfondire una precisa visione dell’esistenza che richiama il nobile ideale della Tolleranza.

Il Kybalion si ritiene ispirato dagli antichi insegnamenti di Ermete Trismegisto, e, nel capitolo introduttivo alla filosofia ermetica, narra sulle origini di questo maestro di sapienza:

«La sua memoria si perde nella notte dei tempi; pare fosse il padre della scienza occulta, come anche fondatore dell’astrologia e dell’alchimia. Dato l’enorme numero di secoli trascorsi, non si conosce con esattezza la sua vita, anche se parecchi paesi, già da migliaia di anni, si contendono il privilegio d’avergli dato i natali».[1]

La figura di Ermete è dunque ammantata da un’aura mitologica. Il Kybalion è un libro pubblicato per la prima volta nel 1908, i suoi autori hanno scelto di rimanere anonimi dietro lo pseudonimo de “I tre iniziati”. L’opera è articolata su sette capitoli ognun dei quali dedicato ad un principio o assioma. Tali principi sono:

  • Principio del mentalismo;
  • Principio di corrispondenza;
  • Principio della vibrazione;
  • Principio della polarità;
  • Principio del ritmo;
  • Principio di causa ed effetto;
  • Principio del genere.

Il Principio della polarità postula “Tutto è duale; tutto è polare: per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti. Come simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici per natura e differiscono solo di grado. Così gli estremi si toccano; tutte le verità non sono che mezze verità e ogni paradosso può essere conciliato”. Il Principio della polarità insegna che gli opposti sono identici, differendo solo di grado, cosicché possono venire conciliati e gli estremi finiscono col toccarsi. Il Kybalion offre l’esempio della dualità amore e odio. Amore e odio non sono che i poli della stessa cosa. Sono, insomma, due gradi diversi della sfera sentimentale.

Interiorizzare il Principio della polarità presuppone un’operazione alchemica mentale che conduca a protendersi verso l’estremo positivo, nella fattispecie l’amore, e dopo una lunga applicazione personale riversarla sul mondo esterno. Da ciò si evince una palese analogia con un simbolo caratterizzante i Templi massonici: il pavimento a scacchi. Joules Boucher spiega che il simbolismo del pavimento a scacchi generalmente ammesso è quello del bene e del male inerenti all’esistenza terrestre. Oppure al corpo e allo spirito uniti ma non confusi.

L’iniziato sta ritto e avanza, simbolicamente, nella vita su questa scacchiera che proporziona le soddisfazioni e le pene, le gioie e i dolori.[2] Ciò richiama il concetto, originato dall’antica filosofia cinese, di yin e yang per cui qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. L’esistenza umana sarà sempre, inevitabilmente, costellata da esperienze di felicità e soddisfazione, e da altre di dolore e frustrazione. Tale assunto sprona ad acquisire un approccio alle circostanze che non tracci una linea di demarcazione netta tra “buoni” e “cattivi”, giacché il male può tradursi in azione nella vita di ognuno. Per ragioni non sempre dettate dall’opportunismo. È una tragica realtà. Una realtà che talvolta si preferisce non considerare. Impossibile, a questo punto, non far riferimento ai lumi dell’illuminismo e alla concezione illuminista della giustizia. Cesare Beccaria, insigne giurista e intellettuale fra i massimi esponenti dell’illuminismo italiano, nella sua opera Dei delitti e delle pene, ha anticipato il tema dell’abolizione della tortura e della pena di morte.

Quest’ultima inutile ai fini della deterrenza, come dimostrato dallo Uniform Crime Reporting – 2006 dell’FBI, nonché indegna di una società civile. Beccaria, prosecutore del discorso avviato da Montesquieu in Francia, può essere considerato tra i padri del diritto penale moderno. Un diritto basato su garantismo, equità e proporzionalità. Principi integrati nella nostra Costituzione che postula, giustappunto, la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva, l’abiura di trattamenti penali contrari al senso di umanità e la funzione rieducativa della pena.

È, negativamente, sorprendente che gli anzidetti nobili principi siano sovente ridicolizzati, con invocazioni indifendibili in tema di giustizia e contrasto al crimine, da coloro che, con fare folclorico, assurgono spesso al ruolo di difensori della Costituzione, nonché di una religione che predica misericordia e fratellanza. Riscuotendo favore presso persone deboli e bisognose di icone da cui sentirsi protette, e capri espiatori contro cui sfogarsi. Quest’immagine rammenta la necessità di contribuire alla costruzione di una società che rispecchi gli ideali universali di Verità, Libertà e Giustizia. Attraverso gli strumenti della ragione, della scienza, del diritto e dell’istruzione.

Tali elementi caratterizzano un modello di comunità evoluto avente come motore il senso critico, la consapevolezza dell’importanza dei diritti e la umana propensione alla felicità. Una comunità, in sostanza, difficile da gestire per l’ordine costituito, sia esso politico o religioso, il quale, per tal motivo, ostacolerà sempre la necessità anzidetta.

Comitato di Redazione

 

Bibliografia

Beccaria, Cesare, Dei delitti e delle pene, Parigi, Dalla Stamparia di Boiste, 1796.
Boucher, Jules, La simbologia massonica, Roma, Atanor, 2003.
Costituzione della Repubblica italiana, Acqui Terme, Impressioni grafiche, 2016.
Tre iniziati, Il Kybalion, Milano, Kkien, 2013, Kindle edition.
[1] Tre iniziati, Il Kybalion, Milano, Kkien, 2013, p. 9/88, Kindle edition.
[2] Cfr. Boucher, Jules. La simbologia massonica Roma Atanor, 2003, p. 151.

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