Nel corso della primavera 2009, sono stato impegnato in due settimane di intenso lavoro, finalizzato al rilevamento di alcuni dati riguardanti le Piramidi di Giza. In quell’occasione – pur tra le molteplici difficoltà burocratiche, note soltanto a chi si è dedicato ad attività di ricerca in Egitto – non ho potuto fare a meno di osservare, in totale tranquillità, le complessità architettoniche che conferiscono bellezza e autorevolezza agli edifici. E’ stata l’occasione per confrontarmi con una maestosità dirompente, un potere ancora vivo, di cui se ne avverte tutto il peso e la potenza. La loro forza deriva da una sola caratteristica, ovvero dalla simmetria che conferisce perfezione all’opera. Ciascun monumento racchiude in se misure e proporzioni volute e ricercate. A Giza, la mano sapiente dei costruttori ha fatto sì che niente fosse frutto dell’improvvisazione. In questi ultimi due secoli di Egittologia, l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sulla Grande Piramide, oggetto costante di analisi ed interpretazioni che hanno prodotto – nonostante le numerose polemiche – risultati molto interessanti.

La ricerca è stata, senz’altro, facilitata dalla scoperta delle camere interne all’edificio, le quali hanno influito sulle interpretazioni che, ancora oggi, regolano le leggi fondanti dell’Egittologia accademica. Secondo una sequenza di eventi paradossalmente fortunati e che destano più di un dubbio[1], nell’820 d.C. circa, gli ambienti interni al monumento furono scoperti dall’iracheno Al Mamum, settimo Califfo della dinastia abbaside. Grazie a questo avvenimento, è stato possibile studiare la complessità ingegneristica dell’edificio e apprezzarne la bellezza architettonica, dalle quali si sono generate – nel corso del tempo – ferree contrapposizioni tra scuole di pensiero. La maestosità dei blocchi di granito – utilizzati per la realizzazione della cosiddetta Camera del Re, ad esempio – ha animato il dibattito sulla paternità dell’edifico, mettendo in discussione la correttezza della teoria ufficiale e aprendo alla possibilità che sia un’opera realizzata in un periodo antecedente l’età dinastica. Così, mentre la Grande Piramide ed i suoi interni hanno catturato l’attenzione di tutti, la Seconda e la Terza Piramide sono, lentamente, scivolate in secondo piano, fino ad essere totalmente trascurate e cancellate dai progetti di ricerca. Una delle domande ricorrenti, quando si affronta la questione piramidi, è la ragione per cui sono state edificate. Accettato che esse non sono mai state destinate alla funzione di tombe, ricorre – con una certa ridondanza – la necessità di proporre delle ipotesi che chiariscano la funzione originaria dei monumenti. Nel campo della ricerca scientifica esistono una pluralità di modelli che vengono utilizzati in ragione degli obbiettivi attesi. Nel caso specifico, ho scelto di applicare le procedure già utilizzate per studiare la Grande Piramide, basate sui processi di raccolta e di analisi dei valori proporzionali e delle grandezze fisiche del monumento.

Il modello mi ha permesso la replicabilità sulle altre due strutture piramidali, così da ottenere un’indagine speculare, partendo dagli stessi dati di origine e prevedendo dei risultati di comparazione, tecnicamente, omogenei. Utilizzando questa procedura, la Grande Piramide ha svelato al mondo i propri segreti, rivelandosi in tutta la sua meravigliosa complessità scientifica. Attraverso il medesimo processo di analisi – utilizzando le grandezze fisiche rilevate per le altre due piramidi – avrei potuto ottenere dei risultati altrettanto fondamentali per la lettura complessiva di uno dei tanti misteri di Giza. E’ evidente, ad esempio. la straordinaria tendenza dei costruttori ad inglobare variabili matematiche e geometriche, per ottenere una perfetta realizzazione dell’opera, così da poter trasferire una serie di informazioni scientifiche, utili a comprendere il livello di maturazione della società del tempo. Prendendo spunto dall’indagine di Jean Paul Bauval, ho sviluppato una metodologia basata sull’analisi dei dati – raccolti dalle estenuanti procedure di misurazione dei monumenti – e alla conseguente declinazione dei valori, sulla base di semplicissime operazioni aritmetiche. Il modello utilizzato è ampiamente consolidato dalle esperienze di calcolo adottate anche dal mio amico e collega di ricerche.

La fase propedeutica, quindi, tende all’acquisizione dei valori delle grandezze fisiche dei monumenti e alla loro conseguente trasformazione in Cubito Reale Egizio[3], unità di misura storicamente in uso nella terra dei Faraoni. La procedura mi ha permesso di analizzare i valori ottenuti, secondo un’affinità storica legata alle tradizioni culturali della società dell’epoca, limitatamente alle lunghezze della base e dell’altezza di ciascun monumento. La tabella che segue, pertanto, sintetizza le misure delle tre piramidi maggiori, secondo valori espressi in metri e in cubiti reali egizi (C.R.E.). La schematizzazione delle misure è una fase propedeutica che mi ha permesso di bilanciare i fattori di analisi.

 

Misure delle Piramidi Maggiori
Piramide Misure in mt. Misure in C.R.E.
Grande Piramide
Altezza 146,60 280,31
Base 230,33 440,40
Seconda Piramide
Altezza 143,50 274,00
Base 215,25 411,00
Terza Piramide
Altezza 65,50 125,24
Base 103,55 198,00

Orientando l’indagine sulle lunghezze lineari espresse in metri, infatti, avrei ottenuto degli elementi di analisi poco attendibili, poiché il sistema metrico decimale – almeno per quanto riguarda la Terra del Nilo – non era in uso[4]… forse.

La razionalizzazione dei dati, quindi, mi ha dato la possibilità di confrontare i valori delle singole strutture piramidali, cercando di individuare la potenziale consistenza di una relazione numerica di base che potesse produrre, come risultato, dei valori scientificamente apprezzabili.

A questo punto, ho avviato la seconda fase di indagine, basata su un procedimento aritmetico molto semplice e noto, in aritmetica, come “scomposizione in fattori primi”. La procedura, nota anche come fattorizzazione, consiste nell’ottenere una serie di numeri che, moltiplicati tra loro, restituiscano, come risultato, il numero da scomporre. Per eseguire questa operazione è necessario conoscere i criteri di divisibilità, grazie ai quali è possibile ottenere il risultato finale. In quest’occasione, gli studi di Jean Paul Bauval si sono rivelati molto utili, perché mi hanno permesso di avere un punto riferimento sicuro, avendo già rilevato la correlazione tra grandezze risultanti da operazioni analoghe applicate alla Grande Piramide di Giza. In particolare, aveva notato che la fattorizzazione della base della Grande Piramide, in cubiti reali egizi, restituiva come risultato il numero 11, mentre l’altezza il numero 7. La tabella seguente, sintetizza i risultati riferiti alla scomposizione in fattori primi della base e dell’altezza dell’edificio principale di Giza.

 

Piramide Misure in C.R.E. Scomposizione in fattori primi
Grande Piramide Ultimo termine
Altezza 280,31 23 x 5 7
Base 440,40 23 x 5 11

I dati riportati in tabella sono molto interessanti poiché, pur partendo da valori numerici differenti, per la base (440,40 C.R.E.) e per l’altezza (280,31 C.R.E.), la procedura di scomposizione restituisce una sequenza identica (23 x 5), ad eccezione dell’ultimo termine (7) per l’altezza e (11) per la base.

Questo indicatore lascia supporre che i costruttori abbiano adottato delle grandezza lineari ben precise, come risultante dell’applicazione di fattori (due al cubo per cinque), ai quali aggiungere differenti termini finali, per determinare le due dimensioni. In sostanza, è possibile che le lunghezze lineari – caratterizzanti la Grande Piramide – siano il frutto di un procedimento inverso, partito esattamente da due numeri – il 2 e il 5 – che hanno una loro sostanziale valenza esoterica. Il numero 2, infatti, è associato alla dea Iside, alla Grande Madre ed è espressione di creazione, di nascita, della discesa del soffio dello Spirito nella materia. Ed è ragguardevole ipotizzare una correlazione con il concetto di Energia-Spirito che “soffia” nella piramide. Il 5 è collegato alla Conoscenza delle cose, al mutamento dello stato ed è associato al dio Thot, all’Hermes greco. Nell’alfabeto ebraico corrisponde alla lettera Hey (ה), che significa “illuminazione”. Anche la Grande Piramide, quindi, esprime, attraverso i numeri, il rapporto fondamentale tra Iside e Thot[5], oltre ad alcuni indizi che si collegano perfettamente al concetto di energia. A questo punto, ho preferito analizzare i valori della Terza Piramide, convenzionalmente associata a Micerino, riservandomi in ultimo la Seconda Piramide, poiché merita un approfondimento più complesso.

La Terza Piramide è molto particolare, poiché è strutturalmente diversa dalle altre. Innanzitutto, ha una base rettangolare, visibile anche ad occhio nudo e, i materiali utilizzati, sono completamente diversi dalle altre due piramidi maggiori. In questo caso, infatti, sono stati impiegati blocchi di granito per realizzare l’intero edificio, anche per la parte esterna, a differenza della Grande Piramide, dove materiale simile è stato utilizzato solo per la Camera del Re e per lo Zed. Probabilmente, i costruttori hanno voluto dotare la struttura di una maggiore solidità, per supportare al meglio la funzione a cui era stata, originariamente, destinata. Nella tabella che segue, sono sintetizzati i dati riferiti alle grandezze lineari della Terza Piramide, elaborati in cubiti reali egizi e sottoposti ad un processo di scomposizione in fattori.

 

Piramide Misure in C.R.E. Scomposizione in fattori primi
Terza Piramide Ultimo termine
Altezza 125,24 52 5
Base 198,00 2 x 32 11

Il risultato dell’elaborazione, esprime dei valori numerici molto interessanti. Anche in questo caso, la scomposizione ripropone i due numeri fondamentali (il 2 ed il 5) già rilevati nell’analisi precedente, con l’aggiunta del numero 3 – che rappresenta la perfezione per antonomasia. Nel procedimento riferito alla Grande Piramide, il 3 è utilizzato come potenza al cubo; associato alla lettera dell’alfabeto ebraico Ghimel (ג), si riferisce all’origine del movimento. Se, per un attimo, volessimo sostenere la legittimità dell’ipotesi che conferisce alle piramidi di Giza una funzione connessa all’energia – nella sua accezione più ampia – si dovrebbe destinare la Terza Piramide ad una funzione di “avviamento”, conferendo al sistema una stabilità ed una conseguente perfezione. E’ giunto il momento di analizzare l’ultimo edificio, la Seconda Piramide, convenzionalmente associata al faraone Chefren. E’ un monumento straordinario, maestoso, ed è probabilmente quello più conosciuto nel mondo, grazie alla resistenza della copertura in pietra calcarea che ne avvolge e preserva il vertice. Anche in questo caso, ho applicato il medesimo modello di investigazione, riportato nella tabella seguente.

 

Piramide Misure in C.R.E. Scomposizione in fattori primi
Seconda Piramide Ultimo termine
Altezza 274,00 2 137
Base 411,00 3 137

Il risultato è estremamente importante, poiché esprime un valore totalmente differente dalle precedenti. Se, infatti, gli ultimi termini della scomposizione in fattori – per la Grande Piramide – sono il numero 7 ed il numero 11, mentre per la Terza Piramide sono il numero 5 ed il numero 11, la Seconda Piramide indica dei valori eufemisticamente anomali. Finora, infatti, i risultati hanno espresso una sequenza omogenea basata sulla progressione dei numeri primi, ovvero al 5 – 7 – 11.

Pertanto, il numero 137 che risulta dall’operazione aritmetica di scomposizione, sembra essere assolutamente privo di ogni senso. Quale messaggio si cela dietro tra le misteriose proporzioni della Piramide di Chefren? Per risolvere l’enigma ho puntato diritto all’unica formula aritmetica possibile, la quale fosse in relazione con i numeri primi e, quindi, con la natura aritmetica del 137. Ho adottato, quindi, la funzione enumerativa dei primi, altrimenti nota come funzione pgreco di un dato numero primo. Essa è nata da uno dei grandi problemi irrisolti della matematica legati ai numeri primi e al tentativo di capire come si sviluppano nella loro progressione. Questo modello aritmetico mi ha permesso di scoprire il messaggio scientifico che è stato nascosto nelle misure della Seconda Piramide. Applicando la formula della funzione enumerativa dei primi o funzione p(n) al numero 137, ho ottenuto come risultato il numero 33. Ciò significa che 137 è il trentatreesimo numero della Tavola dei Primi. E’ facilmente intuibile che, per effetto della fattorizzazione, il numero 33 è divisibile per il numero 3 ed il numero 11. Pertanto, anche in questo caso, si replica l’indice numerico per la base che è rappresentato dalla costante 11 e, viene introdotto un nuovo valore numerico per l’altezza, ovvero il numero 3. In questo caso, però, poiché il 137 si esprime sia per la base che per l’altezza, significa che il risultato della funzione p (n) – ovvero 33 e la sua conseguente fattorizzazione – ha una duplice direzione: ovvero il numero 11 vale sia per la base che per l’altezza e, parimenti, il 3 vale sia per la base che per l’altezza. Quindi, i valori della Seconda Piramide esprimo un orientamento che è proporzionale ed inversamente proporzionale a se stessa.

 

Numeri Primi nelle Piramidi Maggiori
Piramide Base Altezza
Grande Piramide 11 7
Seconda Piramide 11 3
oppure 3 11
Terza Piramide
11 5

Ricapitolando, tutte le piramidi, a seguito della scomposizione in fattori primi, presentano un valore unitario che ha per base la costante 11, mentre per l’altezza, ciascuna di esse presenta un valore numerico diverso e progressivo, ovvero il 3, il 5 e il 7. In sintesi, le piramidi sono anche espressione dell’aritmetica di base, contenendo i primi 4 numeri della Tabella dei primi, utilizzati come punto di partenza per il calcolo delle dimensioni dei vari monumenti. La sequenza, inoltre, soddisfa un’altra formula matematica, nota come funzione φ di Eulero o, semplicemente, funzione di Eulero che fu il primo che ne colse l’importanza. Essa si caratterizza per la capacità di definire, per ogni intero positivo n, il numero degli interi compresi tra 1 e n che ne sono coprimi. Ad esempio, φ (8) = 4 poiché i numeri coprimi di 8 sono quattro: 1, 3, 5, 7. Essi sono esattamente i numeri che regolano le costanti sulla base dei quali, sono state progettare le dimensioni delle piramidi. Ad essi si aggiunge il numero 8, esotericamente connesso alla ciclicità del Tempo e all’Energia. Il risultato, oltre ad essere caratterizzato da una propria eccezionalità scientifica, si caratterizza per l’espressione dei fondamenti della cultura esoterica contemporanea, le cui origini si riferiscono proprio all’Antico Egitto. In alcune Obbedienze, infatti, la sequenza dei numeri primi è alla base della segretezza delle ritualità, praticate come memoria delle Conoscenze della Civiltà della Piramidi. Questo dato è molto significativo e conferma la mia ipotesi, secondo la quale le simbologie adottate sono la memoria di un passato altamente progredito. Oggi, quei simboli rappresentano solo ed esclusivamente una sequenza di immagini prive dei contenuti originariamente scientifici. Pertanto, quello che oggi è filosofia e/o esoterismo, un tempo era pura Scienza. La Conoscenza ruotava tutta intorno al numero degli dèi, il 137 che, molto probabilmente, costituiva il perno intorno al quale si sviluppava tutto il Sapere della Civiltà delle Piramidi.

[1] Prende sempre maggiore consistenza, l’ipotesi secondo la quale gli uomini del Califfo siano giunti all’interno del monumento seguendo un percorso sotterraneo e che, la porta di Al Mamun (l’attuale ingresso alla Piramide) sia il punto dal quale sono usciti. L’ipotesi deriva dall’oggettiva impossibilità di individuare un varco di accesso, dall’esterno del monumento, in corrispondenza con gli ambienti interni. Una coincidenza del genere è statisticamente prossimo allo zero.
[2] Il 12 e 13 febbraio, si è svolta a Dubai la International Conference on Ancient Studies, presso la Zayed University. E’ stato l’ultimo evento mondiale che ha ospitato i principali ricercatori sui misteri dell’antichità.
[3] Il rapporto tra il metro ed il cubito reale egizio è pari a 0.523, ovvero 1 C.R.E. = 52,3 cm.
[4] Al momento in cui il libro va in stampa, Jean Paul Bauval ha in corso uno studio scientifico sulle proporzioni dei monumenti. A quanto pare, gli edifici appartenenti al complesso di Giza, sono stati costruiti, anche, attraverso l’uso del sistema decimale. Il sistema si ricava da un modello matematico complesso, basato sul rapporto con la velocità della Luce.
[5] La correlazione tra le due divinità è espressa dai valori proporzionali della Tomba di Khentkhaus, riproduzione della stella Sirio sulla Piana di Giza. Armando Mei “Il Segreto degli Dèi” Amazon 2014.