“Un Libero Muratore è obbligato per sua condizione e dovere  ad ubbidire alle leggi morali e limiti (landmarks) non valicabili  e, se bene ha compreso  l’Arte,  non sarà mai un ateo sciocco né un libertino irreligioso. Sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese a confarsi alla religione di quel Paese o di quella Nazione, qualunque essa fosse, si stima tuttavia, oggi, di obbligarli unicamente a quella Religione nella quale tutti gli uomini sono d’accordo, e di lasciarli liberi delle loro opinioni particolari: ovverosia, essere uomini buoni e leali di onore e di probità, quali che siano le denominazioni e credenze che possano distinguerli. In questo modo, la Muratoria diviene il centro di unione ed il mezzo per promuovere la vera amicizia tra  persone che sarebbero rimaste altrimenti separate.”   

Amen.

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“L’aspirante all’iniziazione deve cominciare con lo spogliarsi di tutti i preconcetti dogmatici, di tutte le nozioni introdotte nella sua mente dall’educazione e dal costume. La via iniziatica non può passare per il portale di una sola chiesa bensì per i portali di tutte contemporaneamente o di nessuna.”  (Fernando Pessoa – Pagine esoteriche-).

A riguardo dei “Doveri” nel 1961 Tommaso Ventura scrisse che gli “Antichi usi e doveri” rituali, religiosi, morali, politici e professionali non concernevano i Landmark, ma gli Old Charges e che, per semplice svista, vennero dichiarati Landmarks. Sempre secondo il Ventura, i Landmarks “riguardano le regole tradizionali delle tecniche di costruzione e di architettura secondo l’arte, mantenute nella più assoluta segretezza e quindi comunicate agli adepti non per iscritto ma a voce, e dei quali  non si trovano tracce in alcun documento”. 

Nel 1982, il Fr:. Ruggiero Ferrara di Castiglione scriveva: “I Landmarks indicano chiaramente delle realtà entro i limiti delle quali regna la luce; al di fuori il vuoto, la tenebra” molto somigliante alla disposizione ciprianea, espressione tra le più  arroganti  della chiesa romana (“Extra ecclesia nulla salus”), da questo si  creano dei  limiti dogmatici per le iniziazioni diventando un debole punto di partenza  per l’uomo che intenda comprendere o meglio intuire l’immagine del Grande Architetto dell’Universo. 

Per il Ferrara, gli antichi legislatori avevano “probabilmente evitato di menzionare i singoli Landmarks, in osservanza del principio che essi non potevano mai essere trascritti. Infatti, nella Massoneria Operativa, i limiti erano impressi nella memoria orale, onde evitare qualsiasi tipo di profanazione” . D’altra opinione era l’ esoterista svizzero Oswald Wirth che, in modo dissacratorio, sosteneva che i Landmarks sono “di invenzione moderna e i loro partigiani non hanno mai potuto né voluto mettersi d’accordo per fissarli. Tutto questo non ha impedito agli Inglesi  di proclamare sacri questi limiti essenzialmente fluttuanti, che non donano un orizzonte certo a motivo del loro particolarismo”. Gli fa eco in tempi a noi quasi recenti, il francese Marius Lepage, in uno dei suoi libri a riguardo,  “L’Ordre et les Obédience- 1990”,  sbottando criticamente: – Siamo seri! Una sola affermazione storica è tradizionalmente possibile: nessuno ha mai visto un landmark perché esso è in realtà un mito forgiato da un poeta – riferendosi ad Anderson – riportando l’analogo pensiero dello storico massone inglese Robert Freke Gould, componente della famosissima loggia londinese di ricerca “Quator Coronati”. Secondo Gould, “nessuno sa cosa contengano e cosa escludano i Landmarks. Non si riferiscono a nessuna autorità umana, perché tutto è landmark per l’interlocutore che vuole ridurvi al silenzio, ma nulla è landmark di tutto ciò che gli sbarra la strada”.

Carissimi, basterebbe una rapida ricerca per convincersi che tutte le Obbedienze, i Riti e gli Ordini abbiano adattato i “confini” a proprio desiderio, ora allargandoli (Landmarks) ora restringendoli, inseguendo le “necessità” del momento.

Proseguendo: la Massoneria “ordinaria” dichiara come suo scopo finale la felicità dell’umanità, da cui attuare o idealizzare il metodo per prevenire, guarire o almeno mitigare per quanto possibile, le sofferenze dell’uomo. Tale è l’opera immaginifica del Maestro Massone. Per quanto riguarda i mali morali ormai pervadenti in una società edonistica senza regole, il Maestro di una qualsiasi Officina sa che dovrà costantemente combattere  contro l’ignoranza, l’ipocrisia e l’ambizione smisurata  insita  nella  quotidianità di parecchi Fratelli.

L’ambizione, malattia degenerativa e vera mostruosità all’interno delle Logge, pone il Maestro al suo cospetto quotidianamente e solo con la forza del “Cuore” sa che dovrà scavare prigioni al vizio ed edificare Templi alla Virtù, svelando  simboli che solo l’Iniziato “morso dalla Serpe” potrà percepire.

Sono convinto che tutto questa degenerazione derivi da una forma di contro iniziazione aleggiante da troppo tempo nelle Officine; si ragiona dei massimi sistemi in uno sterile esercizio intellettuale: a cosa possa essere utile  dialogare degli strumenti dell’Arte e del loro significato simbolico  come   attori mascherati, se poi nessuno ne saprà utilizzarne la “forza”…

Il rischio minimo è che possa essere solo una perdita di tempo.

L’essere Maestri Massoni è una scelta di vita, il Maestro  sa che deve trasmettere una Tradizione “ bocca – orecchio”,  poiché la Tradizione comunica con discrezione un linguaggio formato essenzialmente di simboli, privo cioè di quei termini espliciti della dialettica, evocando intuizioni, visioni ed esperienze custodite nei recessi della mente e dello spirito di ogni essere umano. L’Iniziazione, se trasmessa col “Cuore “, farà emergere dalle tenebre del tempo un sentiero da percorrere, suscitando emozioni ed esperienze interiori che potrebbero condurre, se ascoltate, ad una più curiosa consapevolezza.

Da tutto ciò deriva l’agognato cammino della Conoscenza, facente parte della “Prisca teologia”, nuove prospettive e trasformazioni interiori cercano altre e diverse esigenze verso la propria persona, forse nuove responsabilità verso i Fratelli, al fine di tenere viva non una fede cieca bensì una spiritualità all’interno del  Tempio. 

Fr. Asmodeo