Chiedo scusa in anticipo se certi passaggi potranno sembrare ostici o di difficile comprensione. Purtroppo quando si affrontano argomenti per iniziati, in un contesto dove possono attingere anche i profani, è d’uopo utilizzare un linguaggio comprensibile solo a chi ne possiede le chiavi interpretative. In questo caso poi abbiamo una seconda scala di valori concettuali: l’Ultimo grado (parlo sempre di RSAA, l’unico che attualmente conosco).

Se dovessi definire questo Grado lo chiamerei: la Partenza.  Sì, la partenza e non l’arrivo come erroneamente viene interpretato. In Massoneria si lavora sempre a livelli distinti, su piani differenziati dipendenti dal livello di comprensione raggiunto dal praticante. Per qualcuno la S:. è la materia e su quella materia passa la propria vita a edificare conoscenze, immagazzinare nozioni, gesti, rituali e modus vivendi. Di grado in grado si eleva nel sapere ma non nel sentire. Di grado in grado porta la propria consapevolezza ad un livello tale che la mente ne diventa la sede naturale.

Ecco, in questo modo si può arrivare sino al 33° grado. Si può essere iniziati a questo livello nella più totale inconsapevolezza di ciò che significa.  Si è passata una vita a rincorrere l’arrivo che non ci si è accorti che l’unica cosa che importava era il viaggio. Questo accade quando si vive la Massoneria sulla S:., ciò non significa che il praticante non abbia fatto tutti gradini necessari per evolvere e passare pian piano al compasso e da lì ai gradi superiori, quei gradi definiti di approfondimento, significa solo che li ha fatti rimanendo sulla S:., significa che tutto ciò che ha vissuto è rimasto nella mente e non si è trasmutato nell’oro alchemico che ogni Massone dovrebbe essere in grado, prima o poi, di diventare.

La Materia è essa stessa prodotta dal pensiero ed è per questo motivo che non riesce a fare il salto quantico o non riesce a diventare il pensiero stesso, che inevitabilmente si ritrova imbrigliato in una serie di nozioni che rimangono materia e non vibreranno mai, non vibreranno perché fatte di materia. Ciò che vibra è lo Spirito, è l’essenza dell’essere, è la pietra filosofale non la formula per crearla.

Veniamo alla nostra Partenza. In primo grado, nel momento dell’iniziazione, viene dato un grembiulino bianco… al 33° grado viene dato un grembiulino bianco (una fascia e un collare… sempre bianchi), ma non è sulla forma che bisogna soffermarsi ma bensì sul colore. Si è chiuso il cerchio e se il praticante ha ben lavorato si troverà nella condizione di poter passare nei piani sottili dove le parole sono metalli e i silenzi sono lo spazio-tempo di cui si nutrono le emozioni. Ecco perché: Partenza. Perché ha chiuso un ciclo per aprirne un altro, e poi un altro ancora e ancora.  C’è un parallelismo singolare con le Arti Marziali giapponesi: si inizia con la cintura bianca e al 10° Dan (l’ultimo) viene data una cintura bianca un po’ più alta (in cm) della prima… ma sempre bianca. La spiegazione è la stessa di cui sopra. Il Maestro 10° Dan ha compreso che non serve “imparare” le tecniche per ben praticare, bisogna diventare le tecniche stesse. Vuoi imparare l’Arte della Spada: bene, diventa la Spada. Il Maestro ha fatto tutto il percorso e si è ritrovato esattamente al punto di partenza: ecco la grossa rista dello Zen. Il punto è lo stesso… ma è lui che è cambiato.

 

Questo è il 33° grado: è la semplice consapevolezza che non c’era nulla da comprendere, bastava essere.

Dal bianco al bianco: il Maestro ha trasceso la materia e ora è pronto a spostarsi sulla cuspide rovesciata dove le parole non hanno suono e i suoni sono incisi nell’oro.

Come sempre, per ciò che mi riguarda, tutto quello che esprimo nei miei articoli è solo ed esclusivamente un mio punto di vista, sono mie esperienze e conclusioni. Vi prego di non prendere ciò che dico come se fosse espressione di presunzione di verità: racconto ciò che sento e in genere scrivo sull’onda ritmica del suono delle parole… provate a fare lo stesso: leggendo cercate di sentire il ritmo, l’armonia e la metrica che il susseguirsi delle parole producono… un po’ come il SATOR, non fermatevi ai segni sentitene il vibrare. Ma questa è tutta un’altra storia.

Fabio Pedrazzi

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