Il presente testo nasce con l’idea di scattare “fotografie istantanee” ad alcuni miti, che sono ormai entrati a far parte del nostro inconscio collettivo, tanto da non potersene distinguere con certezza i fondamenti fantastici da quelli reali.

L’autore ha strutturato il testo in cinque parti, ciascuna suddivisa in capitoli, cercando di dare una certa sistematicità storica e contenutistica, partendo dai miti di origine biblica (parti 1 e 2), per poi confluire in altri miti religiosi anche di origine non giudaico-cristiana (parte 3), dedicando gli ultimi due blocchi  (parte 4 e 5) a luoghi e personaggi che, a diverso titolo, hanno suscitato e continuano a suscitare particolare interesse. Gli argomenti trattati sono collegati in maniera eziologica e trasversale tra le diverse parti e capitoli,  presentando intrecci abbastanza unitari, nonostante l’apparente eterogeneità.

Il mito della creazione e quello del diluvio universale, che si riscontrano nella maggioranza dei popoli antichi, ci fanno pensare ad Atlantide o alla piramide di Giza,  l’unica delle sette meravigie del mondo antico ancora intatta, come echi di un’unica civiltà supermondiale. Alcune figure, come Abramo, Ezechiele o Giuda, sono analizzate in maniera obiettiva, senza indulgere troppo nella vulgata tradizionale, ma comprendendo anche interessanti e, per lungo tempo, trascurati legami con alcune teorie considerate eretiche e gnostiche, come ad esempio l’apocatastasi, la sconvolgente rendezione cosmica che potrebbe coinvolgere perfino Satana. Gli enigmi del libro dell’Apocalisse di Giovanni di Patmos e la misteriosa simbologia del 666 della Bestia, si sviluppano alla luce delle profezie di Ildegarda di Bingen, di Nostradamus, di Malachia, nell’ottica del pensiero ermetico e simbolico,  fino ad arrivare alla controversa figura di papa Francesco. Il pensiero evangelico presentato nei canonici è messo in relazione ai testi apocrifi, trovando un’impareggiabile rappresentazione nell’”Ultima Cena” di Leonardo da Vinci. Il pensiero razionale nato nell’antica Elea, plasmato da Platone, reso scientifico da Ipazia, sarà poi sviluppato nell’età moderna da filosofi originali come lo sfortunato Spinoza. La serena Partenope continua a raccontarci le meraviglie del golfo di Napoli, città legata alla francese Angers, ove è conservato il più misterioso arazzo medioevale, mentre Venezia, con i colori cangianti della sua laguna, rappresenta il nostro mutevole inconscio. La psicostasia di Osiride, la leggendaria “pesatura delle anime” compie un lungo viaggio, partendo dalle rive del Nilo, per arrivare a Parigi, la città cara ad Iside.

La lettura dei miti ci fornisce la consapevolezza che siamo noi stessi ad indicarne la sacralità, superando le barriere del tempo ed i singoli contesti spaziali narrati, con l’intento quasi catartico di proiettare in essi la nostra individualità, attribuendo un significato religioso o spirituale. I miti, pertanto, presentano sia “luci” che “ombre”, perché contengono elementi che possono, allo stesso tempo, illuminare ed oscurare la nostra percezione della realtà, non mirando a soddisfare esigenze di natura scientifica, ma a colmare le lacune ontologiche presenti in ciascuno di noi.

Comitato di Redazione