Molti gli elementi che lasciano intendere che il castello  sia stato concepito come un Centro della sapienza, un Tempio iniziatico. La struttura, includendo il vasto arredamento simbolico , ben si presta ad una osservazione ermeneutica volta alla scoperta  degli  innumerevoli significati misterici, rendendolo, in questo modo, un alveo di una pluralità di discipline esoteriche tante care a noi Massoni.

Chi si avvicini a CdM con atteggiamento dottrinale, inevitabilmente si scontra con una serie di interrogativi imbarazzanti destinati a non ricevere risposte; chi, attratto dal Mistero della struttura, e meglio se già conoscitore di “Mondi Sottili”, trova in esso il portale per un reale cammino iniziatico che ricorda  la via della  trasmutazione alchemica spirituale. Già da lontano, abbiamo visto, affascina e crea un particolare stato di suggestione. Il silenzio del luogo avvolge l’osservatore; tutto deve tacere affinché si possano schiudere le porte della percezione spirituale e affinché si possa creare  uno stato meditativo/introspettivo induttore di una  armonizzazione alchemica con la architettura del Castello.

Non è possibile una interpretazione di CdM senza ricorrere alla numerologia simbolica ed ai significati esoterici di quella cristiana medioevale, ma anche di quella orientale ed islamica da cui la cristiana venne influenzata. Salta subito agli occhi, dunque,  la forma ottagonale. Inoltre, otto sono le torri, otto le stanze inferiori e superiori, mentre, nel cortile interno, caratterizzato dalla presenza di tre finestre ( il tre è numero dell’anima e della trinità) sappiamo essere esistita una vasca ottagonale. Già questo basterebbe a considerare CdM una costruzione-simbolo, più significante che bella, deputata al riproponimento di Gerusalemme, città, appunto, ottagonale, fulcro delle tre religioni rivelate, cercando di concretizzare  l’idea di riunificazione ecumenica delle correnti spirituali essoteriche ed esoteriche del tempo.

L’ottagono, secondo René Guénon, unico poliedro vicino al cerchio, è un forma intermediaria fra quadrato e cerchio, ossia fra umano e divino. Il numero 8, in quanto somma dei tre numeri cardine 1,2,4, indicanti l’Unità, la Trinità e la Materia è adatto ad essere assunto come numero complessivo dell’universo e del rapporto fra Dio ed il Creato. La forma ottagonale intesa come risultante della intersezione fra un cerchio ed un quadrato o della sovrapposizione di due quadrati ruotati di 45 gradi, venne interpretata nella architettura sacra cristiana come intermedia e quindi collegante quella della perfezione divina, il cerchio, con quella della perfezione naturale e umana, il quadrato. Poiché il cerchio rappresentava la sfera celeste e l’infinito confine della potenza e della sapienza divina, l’Eden-Pardes creato da Dio secondo la misura della perfezione veniva raffigurato come rotondo; e la Gerusalemme celeste, città perfetta ma  a misura d’uomo, assumeva i contorni del quadrato in quanto simbolo della umanità e dei quattro elementi. Ma tra il quadrato ed il cerchio, la forma intermedia era, appunto, rappresentata dall’ottagono che diviene, dunque, ponte fra il cerchio divino ed il quadrato umano. Da queste considerazioni si estrapola la funzione di centro energetico spirituale atto ad accogliere chi volesse ricollegarsi con il divino.

Abbiamo visto dunque come la pianta di CDM sia stata tracciata seguendo regole astronomiche ben precise, si può dire che le linee guida siano state dettate dallo stesso Kosmo (sole, lune etc) e che per la costruzione del resto sia venuta in ausilio la matematica che sottende alla creazione delle forme della natura( numero aureo).
Da una parte dunque ciò che dal Kosmo ci perviene dall’altro la terra e le sue regole espresse in numero. Si può affermare che CDM sottenda già da questo ad una segreta unione tra Trascendente e immanente.
Cerchiamo allora come si diceva prima nella stessa pietre il senso di questa costruzione. Come possiamo noi, non conoscendo neanche i reali ideatori di CDM,  pensare di comprendere i nascosti significati che ne permeano il simbolo?
Innanzitutto dalle anomalie, da ciò che discosta questa costruzione dall’idea che normalmente abbiamo di un castello.

La prima anomalia è il portale di ingresso troppo piccolo e stretto per entrarci anche a piedi figuriamoci a cavallo. Abbiamo visto come esso sia stato costruito partendo dalle solite tracce astronomiche ( i due solstizi vanno a disegnare con le ombre proiettate dai due Torrioni posti ad  Est la posizione delle due colonne-lesene ) e poi sia stato completato attraverso il numero e la geometrica sacra prendendo come riferimento il pentagono stellato o pitagorico.

Le scale a chiocciola che vanno dal primo al secondo piano e quelle che vanno dal secondo al terrazzo seguono una spirale sinistrorsa, contraria a quella comunemente usata nei castelli perché in tale modo un eventuale assalitore aveva la mano armata, quella destra, libera e non impegnata dalla colonna montante della scala. A proposito di spirali e sensi di marcia il piano superiore è stato progettato ( lo vedremo più in dettaglio in seguito) per essere percorso in senso destrorso, l’attraversamento delle sue sale, che ricordiamo essere invivibili per la presenza di panche in pietra  lungo tutte le pareti e quindi per l’impossibilità di appoggiare al muro  anche il più piccolo mobile, implicava un senso di marcia che noi conosciamo benissimo
( squadratura del tempio).

La spirale è un simbolo antichissimo, quasi archetipale potremmo dire, esso assume significati differenti a seconda che si impegni da un lato o dal lato opposto: la spirale antioraria, quella delle scale, simboleggia l’acqua, è espressione della stagione invernale ed indica la strada dell’introspezione, della riflessione allo scopo di ritrovare la luce, la scintilla  interiore. E’ il percorso indicato al principio di ogni cammino iniziatico (VITRIOL). La spirale destrorsa (quella del secondo piano) indica all’opposto il Sole, quindi il fuoco, è espressione della stagione estiva. E’ il viaggio che l’anima compie dalla parte più intima del se fino alle alte forme di spiritualità. Indica in definitiva il sentiero che lo spirito percorre per tendere alla perfezione. La prima ha una direzione centripeta la seconda centrifuga, l’una scende l’altra sale. Esse sono rappresentate bene dai simboli alchemici Acqua e Fuoco.

Dunque il visitatore, forse prima di impegnare  un percorso tutto accidentato assomigliante a quello compiuto in un labirinto al piano terra  ( che vedremo più in dettaglio più avanti ), in origine era posto al centro del cortile ottagonale, con per tetto l’intero firmamento ( sotto le stelle) era invitato a purificarsi dai metalli attraverso la nota operazione delle abluzioni usando l’acqua di una vasca ottagonale ora non più presente ma di cui si hanno ampie testimonianze. Questa vasca monolitica era posta come detto al centro del cortile e guarda caso il suo perimetro era segnato ancora una volta dalle ombre proiettate a mezzogiorno dal Sole ma di un giorno particolare : il San Giovanni Evangelista ovvero il solstizio di estate. Da qui evinciamo l’importanza centrale che tale vasca doveva avere .
Il visitatore si trovava immerso nell’elemento acqua-luna al centro di un edificio interamente costruito dalla mano del Sole, forgiato nel fuoco. Gli opposti concorrono qui entrambi alla purificazione dell’uomo posto in tal modo al centro del creato.

All’acqua e al fuoco e alla loro congiunzione mistica faceva riferimento un bassorilievo visibile sulla parete Nord. Esso rappresentava la Caccia di Meleagro . Senza entrare nei dettagli del mito,  Meleagro ben rappresenta il fuoco, infatti alla sua nascita fu predetto che sarebbe vissuto fino a quando un particolare ceppo di legno non fosse stato del tutto consunto dal fuoco . Meleagro è innamorato di Atalanta che gareggia e vince con lui alla caccia del cinghiale di Calidone. Atalanta è un personaggio mitico anche esso che si consacra vergine alla Luna conficcando la sua lancia in una roccia dalla quale inizia a sgorgare una fonte. Ecco dunque anche in questa opera probabilmente ellenica e di riutilizzo  i simboli alchemici e astronomi Fuoco-Acqua, Sole-Luna.


All’acqua e alla tradizione Biblica è connessa una scoperta recente: la presenza di 5 cisterne  sulla sommità di 5 torrioni. La cosa sorprendente è che apparentemente non hanno nessuna funzione: hanno i canali per la raccolta delle acque piovane, hanno i canali di sfogo del troppo pieno.. e basta. Non hanno canali che possano convogliare l’acqua da qualche parte. Sono semplicemente dei recipienti di acqua senza apparente utilizzo. E per di più in posizione tale da ricordare se raccordati fra loro un pentagono pitagorico. Una stella a cinque punte.

Abbiamo parlato di acqua al piano terra ed ora ne troviamo sotto il tetto, il castello è posto al centro a dividere  le acque superiori da quelle inferiori come vibrazione cristallizzata nella pietra emule di quella primordiale armonia, di quel antico più del tempo suono emesso dalla Ruach  divina. Spirito Santo, pneuma, logos, Hator o  Sophia per alcuni.. insomma è una nota che ancora oggi è vibrante e vivificante che da allora tutto muove, distrugge  e rigenera. E’ il respiro di Brahma. Il riferimento al Libro di vera luce non è accidentale, chiunque sia stato il suo edificatore è mia opinione che volesse in questo tempio condensare un sapere antico, voleva che questo luogo fosse posto a sorreggere quel filo rosso che parte dalla notte dei tempi e passando per i templi egizi , per la  sapienza dei magi e di Pitagora ,Platone , Plotino e altri arrivava a vivificare le correnti esoteriche delle religioni dogmatiche e monoteiste del tempo.

Si è detto in riferimento al castello che la necessità del posto scaturisse dalla volontà di tendere a riunire, a ricondensare i saperi antichi tesoro di queste correnti. Pensiamoci: l’Islamismo aveva ed ha la sua corrente esoterica nel Sufismo, l’Ebraismo aveva ed ha la Cabalà … e il cristianesimo? E se questo luogo privo di riferimenti simbolici esplicitamente religiosi intendesse accogliere questa antica sapienza: un luogo in cui al di la delle appartenenze si meditasse solo sul vero  scopo dell’uomo e sulla  sua relazione con il divino?

Sufismo e Cristianesimo sono religioni più giovani dell’ebraismo e da questo in una certa maniera ne discendono. forse è li che dobbiamo individuare un ulteriore suggerimento di ricerca.
Sappiamo tutti che l’alfabeto ebraico è insieme lettera numero e simbolo. Ad ogni lettera corrisponde un numero ed un determinato simbolismo associato alla forma della lettera ( come per gli Arcani egizi da cui quasi sicuramente discendono).

Otto è il numero che questo edificio urla in ogni sua parte. Il numero otto nella tradizione ebraica è associato alla lettera Het Essa raffigura l’entrata in una dimensione che supera la completezza del sette ( i sette giorni della creazione). Se facciamo riferimento all’albero sefirotico contando dal basso l’ottava Sefirah è Binah:  la prima dell’eterno increato.
Questa Sefirah rappresenta l’unione del divino, dell’inconoscibile, con il creato, con la propria emanazione.
Essa dalla tradizione è chiamata Grande Madre proprio come Venere il cui simbolo è il pentalfa e che abbiamo visto essere presente più volte in CDM ( cisterne, portale etc ). Come Grande Madre essa è associata alla parola Marah che significa madre di tutti i viventi, utero archetipale della manifestazione divina (cosa ci sembra CDM nella sua parte vuota?
Al centro di questo Atanor, o utero archetipale,  non era forse  posta una vasca da cui simbolicamente l’iniziato rinasceva?

Marah diviene Maria e come per quest’ultima l’attributo che la contraddistingue è la propria verginità intesa nel senso di lavorare la materia, trasformarla pur rimanendo sempre uguale a se stessa.  E’ da notare che quasi tutte le chiese Cistercensi e con esse anche le cattedrali gotiche sono intitolate a Maria Vergine. Binah è anche “l’ intelligenza che santifica”  essa è anche considerata il genitore della fede, non di quella cieca delle religioni essoteriche, dogmatiche ma quella meditata raggiunta attraverso l’uso del proprio intelletto, attraverso uno studio profondo e riflessivo e soprattutto condiviso ( il riferimento obbligato  è alle panche del piano superiore che sicuramente invitavano alla riflessione e alla condivisione).
I cabalisti indicano questo stato come il raggiungimento della “fede oltre la ragione” da essa, dalla ragione prende origine ma è proiettata poi verso ciò che la ragione non può comprendere e le parole non possono esprimere. Binah infine è associata anche al trentaduesimo sentiero dell’albero sefirotico “guarda caso” quello percorso dall’anima che si vuole evolvere. Het l’ottava lettera dell’alfabeto ebraico, rappresenta nella forma e simbolicamente una Porta. Essa è formata da una Vaw e da una Zain , altre due lettere ebraiche.

La Vaw rappresenta la luce diretta quella discendente, Zain invece è la luce avvolgente, quella che risale e che ritorna.. ancora un movimento ascendente e uno contrario discendente proprio come quelli rappresentati dall’ Acqua e dal Fuoco visti poc’anzi.
Quando queste due luci si incontrano avviene il matrimonio mistico della Het, Da esso nasce il Bambino Divino, l’androgino, formula arcaica della coesistenza di tutti gli attributi nella unità divina, ed ancora  l’androgino presentato dalle dottrine iniziatiche come lo stato adamitico che deve essere riconquistato.
Esso rappresenta una porta. Forse la porta di cui ci parla il vangelo  di S. Tommaso in cui si dice: “E se farete il maschio e la femmina in uno, perché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina , entrerete nel regno dei cieli”.

La porta delle porte è quella definita dallo spazio vuoto tra le ali incrociate dei Cherubini; quelli che sovrastavano l’Arca dell’alleanza e le Tavole di Mose. Questi Cherubini, immagine perfetta dell’unione tra il maschile e il femminile, sono i terribili guardiani dell’albero della vita, ma nello stesso tempo, delimitano e segnano l’accesso diretto al Pardes.. al paradiso e quindi alla piena contemplazione del divino.
Il numero otto rappresenta anche il mese di Tamuz … guarda caso quello in cui si aprirebbe la più importante delle porte astronomiche ovvero quella del 24 Giugno.. giorno di San Giovanni Battista. Il numero otto  rappresenta anche la tribù di Ruben, il primogenito di Giacobbe, che qualcosa con le porte verso il pardes ha a che fare. ( scala nei quadri di Loggia di primo grado).

Infine una provocazione più che una traccia: abbiamo visto come la Het sia formata da una Zain e da una Vaw il cui valore numerico sommato è 13. Gematricamente parlando 13 è anche il valore di Ahavah-Amore.  Si è parlato di Fede oltre la ragione, si è parlato di Venere( o Amore) e del pentalfa che la rappresenta , si è indicato il rapporto mai consumato del femminile con il maschile ed infine si è individuato nella sapienza, nella Sophia, il mezzo perseguito più che utilizzato  al fine di ottenere la propria elevazione spirituale. 

Fede, amore Sapienza. Non ci ricordano forse i Fedeli d’amore? Anche essi simbolicamente anelavano alla donna amata ma a patto che l’amor non fosse “consumato”,  il loro operare era caratterizzato da un linguaggio ermetico ( parlar cruz dicevano) ideato acciocchè la propria dottrina non fosse accessibile ai non iniziati ( la gente grosa ) Per essi la dama simboleggiava l’intelletto trascendente ( Binah è appunto questo per i cabalisti). Mischiavano volutamente i concetti di morte e di amore,desideravano morire d’amore perché cosi facendo l’umano si sarebbe congiunto  al divino in un unico sublime ed eterno amore.

Amore e morte…
Binah è secondo i cabalisti l’espressione massima dell’amore: essa riceve solo e unicamente per dare senza nulla trattenere per se ( da qui il concetto di verginità) ma è anche rappresentata dal Dio Saturno, il decano degli dei, colui che mangiava i suoi figli, considerato l’essenza del tempo e quindi della morte. Anche Dante, fedele d’amore, nella sua commedia parla di “Divina potestade”, “somma sapienza” e “primo amore”. Luigi Valli, autore di una lettura in chiave esoterica della opera dantesca indica in questa la triade cabalistica di Keter, Chokman e Binah. Secondo il Valli Binah corrisponderebbe proprio al primo amore , alla domina dei fedeli d’amore .
Abbiamo visto che l’ Amore è l’intelligenza attiva  e cioè come dice Dante “l’ Amor che muove il sole e le altre stelle”. Nell’intelletto del fedele d’amore questa intelligenza attiva è desta ed attiva appunto , nei profani è dormiente ed inoperosa. Nel gergo dei fedeli d’ Amore sempre secondo il Valli dormire significa essere nell’errore ed in particolare appartenere alla chiesa di Roma. E’ il simbolismo adoperato da Dante negli ultimi canti del purgatorio, in cui all’immersione nel Lete, il fiume del sonno, succede quello nell’Eunoè, in virtù del quale come pianta novella (neo-fita) rinnovellata di novella fronda Dante diviene puro e disposto a salire le stelle.
L’amore in senso iniziatico ha dunque la capacità di sottrarre al sonno ed alla morte dando al fedele d’amore una vita nuova.
L’immersione nel Eunoè, l’abluzione nella vasca ottagonale sotto le anelate stelle è dunque il primo passo che l’uomo di desiderio compie al fine di trascendere l’immanente, togliere il velo ad Iside e scoprirsi Dio in esilio.

Boccaccio nella sua terza novella fa dire a Melchisedech che tra Giudaismo, Cristianesimo e l’Islamismo nessuno sa quale sia la vera fede. Che il Boccaccio metta frasi di questo genere proprio in bocca a Melchisedech, che occupa una posizione di primo piano nella tradizione esoterica, è cosa che può far riflettere assai. C’era o si stava cercando di costituire un esoterismo cristiano in grado di colloquiare con le parti più illuminate delle altre religioni?

Sappiamo quanto i templari abbiano contribuito nel ridestare uno scambio culturale con il popolo ebraico, sappiamo quanto Averroè abbia insegnato del sufismo in occidente, e Michele Scoto ne era certamente un estimatore, sappiamo infine quanto Federico II fosse attratto da certe argomentazioni e da taluni personaggi. Insomma immagino seduti su quelle panche in fredda pietra con il viso illuminato dal giallo chiarore del fuoco, vestiti ognuno in maniera differente in ragione della propria provenienza, uno sparuto gruppo di uomini che meditando sui simboli e aiutandosi con le allegorie tentasse quello che un altro gruppo di uomini vestiti di paramenti di diversa appartenenza ancora oggi al di la del tempo e dello spazio tenta di fare ora : scaldarsi tutti al sacro fuoco della conoscenza.

Proponiamo ora un immaginario percorso iniziatico frutto della mente del Fr.’. Aldo Tavolaro che più di tutti  ha contribuito a farci conoscere meglio questo splendido edificio:

“Continuiamo il percorso, assolutamente analogo ad un percorso di trasmutazione alchemica e che rappresenta  una continuo confronto dialogico  fra il nostro Io e d il nostro sé; una interpretazione ermeneutica che rende   costante e ciclica la  discesa nelle nostre ombre ed il mirar  la Luce, con l’intento di giungere alla tanta agognata  ricongiunzione degli opposti.

Immaginiamo di giungere a Cdm e soffermarci al cospetto del portale principale: sulle due colonne sono accovacciati due leoni i cui occhi sono rivolti verso i punti dell’orizzonte in cui sorge il sole alle date dei solstizi di estate  e di inverno, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, nonché porte solstiziali: quelle degli uomini e quelle degli dei.

Entriamo nel Castello. La prima sala è disadorna e buia; da essa si viene attratti immediatamente dalla Luce filtrante dalla sala adiacente: è la luce del cortile.  In esso ci troviamo sommersi da una luce abbagliante filtrante dall’ottagono perfetto formate dalle pareti interne. Due portali ci impongono una scelta. Se entriamo nel portale a sinistra, ci ritroveremo nella sala che presenta quella chiave di volta indicata come Bafometto, simbolo templare che è un invito alla meditazione. Si passa nella sala a sinistra che reca nel pavimento un tracciato magico: un doppio quadrato al centro, gli angoli esattamente orientati; vi è un camino per bruciare l’incenso. In più, al di fuori dei quadrati, vi è un mosaico che ripete infinite volte il Sigillo di Salomone, ossia i due triangoli equilateri sovrapposti. Il triangolo superiore indicante il Sole, il Fuoco, l’Uomo; quello inferiore, la Lune, l’Acqua, la donna, ossia tutta la realtà al di fuori della dimensione magica. Platone sulla magia diceva: “Risulta veramente chiaro che, se mai vogliamo vedere qualcosa nella sua purezza, dobbiamo staccarci dal corpo e guardare con la sola anima ed allora soltanto ci sarà dato di raggiungere la saggezza”.  L’iniziato, purificato dal Rito magico, si reca al piano superiore, salendo per la scala a chiocciola che gira verso sinistra con implicazioni simboliche già precedentemente analizzate. La torre è quella collocata esattamente a Sud, in contrapposizione al Nord, ossia alla notte, alle tenebre perché l’iniziando compie il suo viaggio verso la luce. Alla sommità della torre sei Telamoni, 3 vecchi, 3 giovani, 3 guardano in alto, 3 in basso, tre mostrano il sesso, 3 lo celano. Qui il simbolismo è evidente: passato, futuro, cielo, terra, presenza ed assenza del seme fecondo. La scala conduce nella sala accanto a quella detta del trono, quella esposta ad Est, dove nasce la luce; da questa può vedersi, dalla finestra che affaccia nel cortile, esattamente sulla parete di fronte, una donna vestita da greca che riceve l’omaggio di cavalieri. E’ Sofia, la conoscenza iniziatica. Nella chiave di volta della sala c’è la testa di un vecchio con la bocca socchiusa che sta a rappresentare il soffio divino. E’ ora di passare nella sala accanto seguendo un percorso destrorso. Nella chiave di volta ci sono 4 delfini stilizzati, simbolo della rigenerazione dell’anima che giunge nel porto della salvezza attraverso le acque dell’esistenza, quindi ACQUA. Nella sala successiva, la chiave di volta reca 4 testine con la bocca aperta come se soffiassero ARIA.

Si scende. Dalla torre detta del falconiere, collocata a NO. Qui il voltino della scala ha 3 costoloni; due di essi sono sorretti da due teste, una femminile e l’altra maschile. Il terzo costolone è stato scalpellato di proposito. Che cosa rappresentava? Qualcosa di importante, sicuramente, visto che per tutta la durata del giorno tale spazio è incorniciato da un rettangolo di luce proveniente da una monofora. Era per caso l’Androgino di cui si è parlato? Al piano superiore, l’iniziato trova una chiave di volta: il fiore di loto ad 8 petali, simbolo della TERRA. Segue un’altra chiave di volta che reca un fiore con petali e foglie seghettate come fiammelle: il FUOCO. I 4 elementi sono completi. Da  qui l’iniziato si accinge ad uscire nel cortile e , come detto in precedenza, si trova davanti i portali disadorni nel rovescio, sia quello che immette nel cortile, sia quello che dal cortile ammette nella sala antistante l’ingresso principale. E’ il ritorno alla profanità disadorna. Ormai egli è in grado di comprendere anche il significato delle 5 cisterne (ACQUA ) e dei 5 camini (FUOCO): “ Oggi io vi battezzo con l’acqua ma verrà chi vi battezzerà con il Fuoco”.”

Nella vita iniziatica non basta più il battesimo dell’acqua ma occorre il battesimo del fuoco.

Finisco con il mio caro amico Platone:
“E si da il caso che non siano uomini da poco coloro che intuirono i misteri: e in verità dai tempi antichi ci hanno rivelato per enigmi che colui che arriverà all’Ade senza essersi iniziato ai misteri e senza essersi purificato giacerà in mezzo al fango; invece colui che è iniziato e si è purificato giungendo cola abiterà con gli dei. E costoro io penso non sono se non coloro che praticano la filosofia. Ed io…possa essere  tra questi.”.

Fr. Abulafia

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Bibliografia

Castel del Monte: Giorgio Saponaro ed. Adda
Il reale e l’immaginario: Giosuè Mosca ed. Adda
Un libro di pietra: Maria Letizia Troccoli Verardi ed. Adda
Una stella sulla Murgia: Aldo Tavolaro ed. Adda
I restauri tra leggenda e realtà: Giambattista De Tommasi ed. Adda
L’occhio rapace dell’obiettivo: Renato Rotolo Ed. Adda
Castel del Monte: Carl Arold Willemsen
Castelli Medioevali: Raffaele Licino ed. Dedalo
Castel del Monte scrigno esoterico: Aldo Tavolaro ed. Laterza
Castel del Monte e il segreto dei Templari: Aldo Tavolaro ed. Laterza
La Cabala e l’alfabeto Ebraico
Scrivere l’ebraico: Giancarlo Lacerenza
L’ Esoterismo cristiano: René Guénon