Lettere agli italiani: Giorgio Strehler per un’Europa imperniata sull’Umanesimo

Cultura

Per i tipi del Saggiatore è in libreria “Giorgio Strehler, Lettere agli italiani” a cura di Giovanni Soresi

Quando alla fine del 1996 l’allora sindaco di Milano, Marco Formentini, auspicava una «direzione seria» per il Piccolo Teatro, diversa da quella di Giorgio Strehler, reo di aver «lasciato in braghe di tela» la sua istituzione, lo strappo tra l’amministrazione comunale e il regista cofondatore del primo teatro stabile italiano era già profondo e slabbrato da eccessi verbali, che sarebbero poi culminati in quell’esortazione del primo cittadino: «Strehler vada a fare il suo canto del cigno altrove».

L’allora vicepremier Walter Veltroni aveva cercato di mediare, e in una lettera a Formentini aveva invitato a evitare «un clima di scontro» e a cercare invece «una collaborazione operosa».

Il mondo della cultura si era schierato con Strehler, esprimendo il timore che «un patrimonio inestimabile» potesse andare in frantumi. Ma non era servito.Nei cinquant’anni della sua carriera, il rapporto del regista triestino con i vertici del capoluogo lombardo è stato ripetutamente squassato da baruffe che ancor oggi fanno riflettere sulle possibilità di innestare cultura di respiro internazionale in un humus locale, creando una dimensione genuinamente glocale. Coi suoi oltre duecento allestimenti, Strehler riuscì in quell’impresa, creando spettacoli che parlavano allo stesso tempo all’Italia e al mondo, ma che talvolta dispiacevano a poteri locali e nazionali, per via di una libertà di pensiero difficilmente imbrigliabile.